Luigi Tenco, guida all'ascolto

Luigi Tenco, guida all'ascolto

Quando si pensa alla musica leggera italiana, non si può non far riferimento alla “scuola genovese“: quel gruppo di cantautori genovesi di cui facevano parte Fabrizio De André, Gino Paoli, Bruno Lauzi e Luigi Tenco. Tenco fu forse il membro più tormentato di questo gruppo di autori, e la sua tragica morte, avvenuta a soli 29 anni, ha lasciato un grande vuoto nella musica italiana.

Luigi Tenco nasce a Cassine, in Piemonte, e cresce con la madre perché il padre—anche se non genitore naturale—è morto poco prima della sua nascita. Nel 1948 la famiglia si trasferisce a Genova, dove la madre apre una bottega di vini, e dove Luigi inizia—durante gli anni del liceo—ad avere i primi contatti con la musica.

Nel 1953 insieme ad alcuni amici fonda un piccolo gruppo musicale, la Jelly Roll Boys Jazz Band (in cui milita anche Bruno Lauzi), proponendo cover dei jazzisti Nat King Cole e Kid Ory. L’influsso della musica jazz è fortissimo sulla formazione del giovane Tenco, e tre anni più tardi viene preso come sassofonista turnista nella Modern Jazz Group del pianista Mario De Sanctis, suonando anche con Fabrizio De André.

Dopo varie esperienze musicali a Genova, una vera e propria gavetta, nel 1959 si trasferisce a Milano, con l’amico Piero Ciampi, con l’intenzione di farsi strada nel mondo della discografia italiana. Qui ha modo di lavorare con Gino PaoliOrnella Vanoni, e di entrare in contatto con personaggi che amplificheranno la sua cultura musicale, come Sergio Endrigo  e Franco Franchi.

Nell’ambiente tutti cominciano ad accorgersi della profondità e del tono della voce di questo giovane musicista, e nel 1961 Tenco ha l’opportunità di incidere il suo primo 45 giri: I miei giorni perduti.

La carriera del cantautore genovese, al pari di tutti i suoi coetanei e conterranei, comincia con un’ascesa popolare piuttosto significativa: ognuno di loro, attraverso il proprio lavoro, contribuisce a rinnovare la musica leggera italiana, presentando testi che difficilmente in passato sarebbero stati adatti per il grande pubblico. Per questo motivo, Tenco va spesso a scontrarsi con la censura dell’epoca.

Nel primo 33 giri inciso dall’artista—che contiene anche grandi successi come Angela e Mi sono innamorato di te—è contenuto un brano, Cara maestra, che viene censurato dal comitato d’analisi della RAI, e causa l’allontanamento dell’artista dalla rete nazionale italiana per due anni.

Altri due brani, negli anni successivi, vengono bloccati dalla censura—Io sì e Una brava ragazza—e questo contribuisce a creare attorno al musicista genovese l’aura dell’artista scomodo. Questo, però, non impedisce a Tenco di scrivere alcune delle canzoni più apprezzate dell’epoca, come la celebre Ognuno è libero, e di partecipare anche ad alcuni film piuttosto famosi degli anni Sessanta, come La cuccagna di Luciano Salce .

La sua breve carriera però, che si presentava come una delle più promettenti del panorama italiano, giunge a una tragica fine durante la partecipazione al Festival di Sanremo del 1967. Tenco, che partecipa con il brano Ciao amore ciao, cantata in compartecipazione con l’artista italo-francese Dalida, non riesce a esibirsi al meglio delle proprie possibilità, anche a causa di alcuni dissidi con l’artista che l’affiancava, e una volta eliminato ha un tracollo emotivo. Quella sera, viene ritrovato morto nella sua camera d’albergo, dall’amico Lucio Dalla.

Malgrado la sua breve carriera, però, Tenco ha lasciato all’Italia alcuni brani che anche a distanza di quasi 50 anni rimangono ancora attuali e apprezzati da un pubblico intergenerazionale. Nel 1974 è stato istituito un premio musicale in suo nome, il Premio Tenco: un riconoscimento elargito ogni anno a quegli artisti che contribuiscono a rendere grande la musica italiana. Tra i premiati del 2016 Niccolò Fabi e il giovane cantautore Motta.

Immagini: Copertina