Mark Lanegan, uno degli ultimi maestri del folk americano

Mark Lanegan, uno degli ultimi maestri del folk americano

Sento una bella canzone e gli chiedo chi è che canta. Con la solita faccia mi risponde col suo tono metallico standard e dice rassegnato. È “Mark Lanegan […] non credo che tu lo conosca, era il cantante degli Screaming Trees”.

In quel gioiello shoegaze che è Tono metallico standard, Max Collini degli Offlaga Disco Pax rispondeva “all’arrogante bottegaio” in un modo che è meglio non ripetere qui.

Mark Lanegan, per chi ama la musica rock e folk, è un nome arcinoto. Le sue collaborazioni, oltre a una lunga carriera solista, sono tantissime: leader degli Screaming Trees ma anche chitarrista e cantante dei Queens of the Stone Age; senza dimenticare la collaborazione con Greg Dulli, ex leader degli Afghan Whigs. E molte altre.

L’inizio di Mark Lanegan, in piena era grunge

La sua lunga carriera artistica inizia alla fine degli anni ’80, in piena era grunge. Genere al quale gli Screaming Trees sono stati spesso accostati, senza però avere la stessa risonanza mediatica dei Nirvana o dei Pearl Jam. 

Con gli ST, Lanegan pubblicherà in tutto 8 album, arrivando fino agli anni 2000. I primi dischi, dal 1987 sono prodotti dall’etichetta di Greg Ginn, l’anima dei Black Flag. Nell’ultimo, Last Words: The Final Recordings, suona anche Peter Buck, allora membro dei R.E.M.

Fin da subito la potenza creativa di Lanegan trova una seconda strada, parallela e indipendente. Alla fine degli anni ’90 pubblica il primo lavoro da solista, The Winding Sheet. Dove vengono accreditati anche Kurt Cobain e Krist Novoselic.

La consacrazione degli Screaming Trees arriva nel 1992, con Sweet Oblivion, sesto album della band. L’anno dopo, nel suo album solista, collabora insieme ai componenti dei Dinosaur Jr. L’album si intitola Whiskey of the Holy Ghost e da molti è considerato il suo capolavoro.

I problemi di droga e la fine degli Screaming Trees

Nonostante i grossi problemi di droga e alcol, Lanegan è un musicista instancabile per gran parte degli anni ’90. Le sue collaborazioni sono davvero tantissime. Tra le quali si aggiungono anche quelle con gli Alice in Chains e i Pearl Jam, nel progetto Mad Season.

L’abuso di sostanze lo obbliga a una pausa nel 1997, quando Mark ha bisogno di disintossicarsi. È un momento difficile anche per la sua creatività. Di fatto è il momento in cui mediterà la fine degli Screaming Trees. 

La canzone che ha più potere di deprimermi è ‘What a Wonderful World’ di Sam Cooke. Oppure ‘Wouldn’t Be Nice” dei Beach Boys. Anzi mettiamola così: tutte le canzoni che trasmettono positività e allegria, a me fanno venire una tristezza infinita. Perché dentro di te sai che le cose, nella realtà, saranno sempre diverse.

Nel 1998 ritorna con un album solista, suonato in un quasi assoluto isolamento, nel deserto della California. Lanegan ritrova la forza per continuare a lavorare e l’anno successivo produce un album di cover, intitolato I’ll Take Care of You. È un album amato dai suoi fan. La voce di Mark, che ricorda un po’ quella di Tom Waits, ruvida come una carta vetrata, riesce a far suonare nuovo anche un repertorio di standard folk.

La fortunata collaborazione con i Queens of the Stone Age

Nel 2001 pubblica Field Songs, un’altra perla nella sua discografia solista e inizia la fortunata collaborazione con i Queens of the Stone Age. Uscirà l’anno dopo lo splendido Songs for the Deaf, uno degli album rock più importanti degli anni duemila. 

Durante il lunghissimo tour con la band di Josh Homme, scrive il suo sesto album solista che uscirà nel 2004. Uno dei vertici della sua intera carriera: Bubblegum. In cui, tra gli amici-musicisti di sempre, si aggiunge anche Pj Harvey.

Nel 2005, insieme a Greg Dulli inizia il progetto Gutter Twins, che lo porterà anche a Roma per una doppia data leggendaria con gli Afterhours. Dell’anno successivo è l’ennesima collaborazione, con Isobel Campbell (ex componente dei Belle and Sebastian) e, più recente, con Duke Garwood.

Ancora oggi continua a pubblicare i suoi album da solista. Come ha scritto Gianni Candellari su Ondarock:

Mark Lanegan è l’ultimo discendente di una rara stirpe di songwriter, capaci di elevare le proprie canzoni a vera trance folk. È la genia dei Tim Buckley e dei Fred Neil, dei Tim Hardin e dei Dino Valente, artisti che non conoscevano la differenza fra la vita e la musica.

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