Massive Attack, guida per principianti

Massive Attack, guida per principianti

I Massive Attack stati definiti in ogni modo: “gli inventori del trip hop”, “cinematici”, “oscuri”, “sensuali”; qualcuno per spiegare il loro sound ha detto: “Marvin Gaye in trasferta in Giamaica a fare dischi con Lee Perry dopo un corso di new wave e psichedelia”. Ma loro hanno sempre lasciato agli altri le semplici classificazioni.

I Massive Attack si formano a Bristol alla fine degli anni ’80, da componenti della comunità artistica “The Wild Bunch” che dominava la scena underground della città. Tra i suoi componenti sono usciti Nellee Hooper, producer e remixer che ha fatto la fortuna di Madonna, degli U2, di Bjork e di altri mostri sacri della scena internazionale; e Tricky, occasionale collaboratore del gruppo, prima di dedicarsi a tempo pieno alla carriera da solista.

Questo approccio alla musica, collettivo e condiviso, è rimasto nel DNA del gruppo: i suoi fondatori, Robert Del Naja, Grant Marshall e Andrew Vowles, hanno spesso chiesto ad altri musicisti di partecipare al loro progetto, facendone una sorta di collettivo musicale.

Il primo pezzo, pubblicato dai tre, è del 1988 e si intitola Any Love, anche se il successo nella scena underground arriva due anni dopo con il brano Daydreaming.

Daydreaming spinge l’etichetta Virgin a firmare un contratto con la band per il primo album. Si intitola Blue Lines e diventerà presto un album fondamentale per il “Bristol sound”. Non si è mai sentito niente di simile: il soul si intreccia con il reggae, il dub e l’elettronica accompagnano il cantato, parte fondamentale del modus operandi dei Massive Attack.

A cantare con loro si alternano Shara Nelson, Horace Andy e Tricky. Tra i pezzi più fortunati dell’album c’è sicuramente Safe From Harm. Complice anche la bellezza del videoclip.

Nasce, per i critici, il genere “trip hop”. Stilisticamente diverso dall’hip hop d’oltreoceano, è più complesso, le atmosfere più rilassate e i passaggi rap più soft

Nel 1994 esce il loro secondo album, Protection: le sonorità chillout rendono inafferrabile anche questo secondo lavoro. Si spazia dal rap all’R&B. Karmacoma è l’ultima collaborazione di Tricky al sound dei Massive Attack che inizia la sua carriera solista.

Mezzanine, del 1998, segna una svolta nella carriera della band. È il loro capolavoro: le atmosfere, forse a causa di una “tensione prima del millennio” come l’ha definita Tricky, si fanno molto più cupe.

Compaiono sempre di più le chitarre, il che costringerà la band ad ampliare i musicisti sul palco durante le esibizioni. Proprio questo cambio di sonorità spinge Andrew Vowles a lasciare il gruppo. Tra i pezzi più noti del disco c’è Teardrop, cantato da Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins.

Nel 2003, i Massive Attack, sarebbe meglio dire Robert Del Naja, incidono un altro album 100th Window. Grant si prende una pausa per dedicarsi al figlio appena nato. L’album, come ha spiegato Robert, “è una metafora del cuore e delle emozioni, non serve a nulla schiacciare o rinchiudere un ricordo o una parte di te, avrai sempre la chiave per riaprirla”. Anche per questo lavoro si possono ascoltare le voci di illustri esponenti della musica internazionale: come Sinead O’Connor.

Dopo altri anni di silenzio, intervallati da lavori più o meno riusciti, come la partecipazione alla colonna sonora di Gomorra di Garrone e quella di Danny the Dog, esce il loro quinto e ultimo album, Heligoland

L’album del 2010, vista anche la distanza temporale dal precedente, fa sentire un’altra svolta musicale. Al senso di cupezza che aveva caratterizzato il precedente periodo, adesso si percepisce qualcosa di molto simile al vuoto e al decadimento.

Tra le voci scelte dal duo di Bristol per questo album ci sono Martina Topley-Bird, Hope Sandoval, Guy Garvey e Damon Albarn, il leader dei Blur.

L’anno scorso, i MA sono ritornati, con un EP, Ritual Spirit. E anche questa volta, accanto a pezzi riconoscibili ce ne sono altri originali. Come “Dead Editors”, diverso dai ritmi cui i Massive Attack ci avevano abituati. Ma in fondo l’hanno sempre messo in chiaro che le etichette non servono a niente.

Immagine via Flickr