Matia Bazar, guida per principianti

Matia Bazar, guida per principianti

Ti abbiamo parlato altre volte di grandi band italiane, come gli Afterhours—capostipiti del nostro rock indipendente—o gli Area, leggendario gruppo sperimentale degli anni ’70 guidato da Demetrio Stratos. Oggi ripercorriamo la storia del complesso genovese che, nato proprio negli anni ’70 e ancora oggi in attività, è uno dei più longevi nella storia della musica italiana, quasi quanto la PFM: i Matia Bazar.

Nei primi anni ’70 in Italia molti studenti fondano band che attingono all’universo sonoro del rock progressivo. Fra questi ci sono il tastierista Piero Cassano, il chitarrista Carlo Marrale, il bassista e paroliere Aldo Stellita, componenti del gruppo con venature hard rock JET, e il batterista Giancarlo Golzi—fuoriuscito dai Museo Rosenbach, band progressive collocata nel solco tracciato dai primi King Crimson. Questi nel 1975 incontrano a un concerto genovese della PFM una cantante dalla voce agilissima, limpida e versatile, Antonella Ruggiero. Nasce una band irrequieta e inventiva, che attraverserà diversi stili, e quella voce sarà il filo capace di unire i successivi 14 anni della sua attività.

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I primi successi dei Matia Bazar

Matia (“pazza” in genovese) è il soprannome della cantante, bazar sta per la volontà del gruppo di fare tutto da sé, col contributo di ciascun componente agli arrangiamenti. Arruolata Ruggiero, i Matia puntano al successo popolare. Lo ottengono gettando sul mercato in pochi anni una manciata di singoli soft, confezionati squisitamente. Marrale e Ruggiero si alternano spesso alla voce. Il primo 45 giri è Stasera che sera, del 1975.

Seguono altri brani melodici di successo distribuiti in sei album fino al 1980, di cui uno antologico: Per un’ora d’amore, Cavallo bianco, Solo tu, Ma perché, E dirsi ciao (ballata con cui vincono il Festival di Sanremo 1978), Mister Mandarino, C’è tutto un mondo intorno. Coscientemente easy-listening e impreziositi dall’estro vezzoso della voce della cantante, questi brani mantengono il loro carisma anche dopo 40 anni.

“Sindrome Europea”: gli anni Ottanta dei Matia Bazar

All’inizio del decennio—con l’album Berlino, Parigi, Londra—complice l’abbandono di Cassano, autore di molte canzoni fino a quel momento, e il subentro del tastierista Mauro Sabbione, la musica cambia. Il sound delle prime canzoni si intorbida, frammentato da arrangiamenti in cui è sempre più massiccio l’uso dell’elettronica.

Il nuovo tastierista è senz’altro un eclettico, che alla formazione classica e a un’attitudine “progressiva” al pop-rock unisce una recente passione per la new wave angloamericana. Il mutamento del gruppo è completo nello sperimentale Tango—uno dei dischi italiani più venduti del 1983—un album synth-pop al cui orientamento postmoderno contribuiscono l’uso del sintetizzatore polifonico Alpha Synthauri e i testi fra l’impegnato e il naïf di Aldo Stellita, talvolta surreali quasi quanto quelli che Pasquale Panella scrive per Lucio Battisti. È forse il disco più bello dei Matia Bazar.

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Emblemi del nuovo volto della band sono l’esaltante e provocatoria Elettrochoc, e il noto capolavoro retrofuturistico Vacanze Romane, in concorso a Sanremo 1983. Un impasto irripetibile di classico e kitsch sta in ogni particolare, come il finto clarinetto sommesso alla voce nel ritornello.

Non cambia solo la musica, anche l’immagine e la scenografia dei live vengono rimodulati sul nuovo suono del gruppo. Le esibizioni dal vivo, con Ruggiero in guanti e tailleur, diventano performance multimediali in cui sono riproposti al pubblico anche i vecchi successi riarrangiati utilizzando sintetizzatori e i riverberi diffusi nell’ultimo disco, in cui la cantante può peraltro sfoggiare, oltre a una gestualità studiata, un’estensione vocale più ampia che in passato grazie allo studio del canto lirico.

Per il futuro del gruppo il tastierista Sabbione ha in mente progetti—in piccola parte realizzati—che sconfinano nell’avanguardia. Il resto del gruppo è diffidente, perciò Sabbione, desiderando proseguire le personali ricerche, abbandona i Matia Bazar dopo aver partecipato a due soli album, alla vigilia del terzo. Nel 1984 infatti il gruppo pubblica un altro grandissimo disco in parziale continuità col precedente, Aristocratica.

In confronto a Tango è meno sofisticato e più diretto sotto il profilo melodico, ma d’altronde più ricco di campionamenti e di ritmi frenetici e ballabili (alle tastiere si alternano Sergio Cossu e il produttore Roberto Colombo). I testi inseguono esotismi allora di moda (pensiamo a certe canzoni di Franco Battiato scritte per Milva, ad esempio). In alcuni casi sono decisamente citazionisti e deliranti, come in Sulla scia, o nella bellissima title track Aristocratica.

I Matia Bazar sono ormai da tempo famosi anche a livello internazionale. Cercami ancora, una canzone del 1984 non inclusa in Aristocratica e pubblicata all’epoca soltanto in Giappone, è una delle canzoni più belle cantate da Antonella Ruggiero.

Termina proprio in questo periodo la fase creativamente più succosa dei Matia Bazar, che dal disco del 1985 Melancholia (contenente l’enorme successo da stadio Ti sento) si riavviano su binari un poco più consueti, rassodando nel frattempo la loro fama internazionale. Fino a quando, nel 1989, dopo l’album Red Corner, Antonella Ruggiero lascia il gruppo.

I Matia Bazar dopo Antonella Ruggiero

Da qui in poi, conclusa la fase artisticamente memorabile, il gruppo procede, fra i continui smottamenti della formazione, inanellando canzoni pop semplici e radiofoniche. Laura Valente prende il posto di Ruggiero: si assiste a una sorta di “svolta” pop-rock concretizzatasi soprattutto, in termini di popolarità, nel successo sanremese del brano Dedicato a Te (1993).

Nello stesso anno lo storico chitarrista Carlo Marrale lascia il gruppo, e pochi anni dopo si ammala un altro dei fondatori, Aldo Stellita, che morirà nel 1998. Laura Valente e il tastierista Sergio Cossu abbandonano anche loro i Matia, che tuttavia continuano a esistere grazie alla volontà dell’unico fondatore rimasto, il batterista Golzi, che convince Piero Cassano a riaggregarsi alla band.

Silvia Mezzanotte sarà la cantante dei Matia Bazar da quel momento fino al 2004. La rocambolesca vicenda recente del gruppo prosegue con l’ingaggio a tempo determinato della voce potente di Roberta Faccani (2004-2010), forse la migliore cantante della band dopo la Ruggiero.

Fino al rientro di Silvia Mezzanotte, che abbandonerà di nuovo i Matia nel 2016. Proprio con lei il gruppo ha vinto per la seconda volta Sanremo, nel 2002, con la romantica “Messaggio d’amore”.

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