Maurice Ravel, guida per principianti

Maurice Ravel, guida per principianti

Nella storia della musica classica nessun artista è stato associato a un’unica opera come Maurice Ravel. Per tutti gli appassionati Ravel è quello del Boléro, un’opera magnifica che l’ha reso celebre in tutto il mondo.

Ma nella carriera di questo compositore si contano centinaia di lavori, tra i più disparati e innovativi. Senza affrontarli tutti, ci sembra giusto però approfondire un poco di più la figura e l’importanza che ha avuto la sua arte fino ai giorni nostri.

La vita

Maurice nasce nel 1875 a Ciboure, al confine con la Spagna, nella regione francese d’Aquitania. Figlio di un ingegnere (che avrebbe dato in seguito il suo contributo alla creazione dell’automobile), all’età di sette anni si avvicina al pianoforte studiandolo al conservatorio di Parigi. Lì conosce i più giovani, talentuosi e promettenti compositori dell’epoca. In seguito ad alcune delusioni personali e a uno scandalo all’interno dell’istituto, Ravel abbandona il conservatorio concentrando i suoi studi su generi musicali che in quegli anni spopolavano a Parigi ma non superavano le quattro mura dell’accademia classica: il jazz e la musica tradizionale popolare.

Alla fine degli anni ’20 a Maurice viene diagnosticata una generica demenza progressiva che in breve tempo lo priva delle capacità di parlare, di scrivere e di suonare. Ancora oggi, nonostante molti ricercatori si siano dedicati alla causa, non è stata trovata la reale patologia che affliggeva il compositore.

Nel 1932, in seguito a un incidente d’auto, è costretto anzitempo ad abbandonare la produzione artistica, non potendo più leggere la musica, si limita a dirigere l’orchestra. Si spegne qualche anno dopo a soli 62 anni.

Ascolto

Non si può cominciare che da qui, dal famosissimo Boléro, una delle opere di musica classica più famose di sempre. La grande composizione del 1928, scritta per un balletto, con la quale Ravel porta alla massima altezza la sua estetica della ripetizione: per quindici minuti l’orchestra incede su un tema la cui tonalità è il DO. Si può ascoltare in numerosi film, da Aldo Giovanni e Giacomo fino a Fellini: segno evidente che l’arte è universale.

La valse è una splendida allegoria degli anni ’20. Comincia con un nostalgico valzer che ricorda la Vecchia Europa ormai al crepuscolo e poi una progressiva intensificazione delle dissonanze incarna la guerra, fino al finale con tromboni e percussioni che incalzano e rappresentano una società che barcolla e che sta perdendo il controllo.

In Jeux d’eau, scritta per pianoforte, Ravel realizza un capolavoro di tecnica: accordi sciolti, arpeggi, cadenze. Il tutto per dare l’effetto dell’acqua. La melodia e l’accompagnamento si smaterializzano in linee spumeggianti che imitano il movimento di una fontana. Ma come sempre succede in Ravel, sotto una raffinata partitura si nasconde sempre il sentimento.

Immagine tratta da YouTube