Il capolavoro dell’incontro tra Mercury e Bowie: la storia di Under Pressure

Il capolavoro dell’incontro tra Mercury e Bowie: la storia di Under Pressure

Gennaio anche se è un mese che segna un nuovo inizio, ci porta sempre indietro nel tempo. Malinconicamente. Il giorno 10 di due anni fa è scomparso, infatti, uno dei musicisti più amati di sempre: David Bowie.

Dopo averlo ascoltato in italiano e attraverso i suoi album preferiti vogliamo ricordarlo oggi insieme a un altro grande della musica, scomparso troppo presto. Per la precisione il 24 novembre del 1991. Freddie Mercury.

Ogni appassionato di rock conosce il brano che accomuna questi due giganti, ma non tutti conoscono la storia che c’è dietro Under Pressure. Un brano che conta tante cover, da quella dei Flaming Lips, a quella di Xiu Xiu passando per quella di Ben Harper con Eddie Vedder. Ma nessuna può lontanamente essere paragonabile all’originale. 

C’era una volta in Svizzera

Pubblicata nel 1981, e inserita nell’album Hot Space dell’anno successivo (disco non molto amato dai fan), Under Pressure nasce in Svizzera. Per la precisione a Montreux, dove la band aveva affittato uno studio di registrazione. I Mountain Studios. Un giorno, Bowie passa a far visita alla band. “Ci conoscevamo già da un po’”, spiega Brian May.

David vuole lasciare un segno nell’album dei Queen. La band aveva appena pubblicato The Game, che era piaciuto al Duca Bianco. Decide allora di aiutarli nei cori di Cool Cat. Il risultato finale non lo soddisfa e chiede di cancellare il contributo. Si impegna però a incidere con la band un’intera canzone insieme.

In sala di registrazione i Queen attaccano un brano dal titolo Feel Like, e il bassista John Deacon accenna a una linea di basso molto interessante. Suonano neanche un’ora e poi decidono di fare una pausa per andare a cena. Quando ritornano in sala, Bowie chiede a Deacon di risuonare quel pezzo al basso. Ma lui non se lo ricorda.

Il genio creativo e tirannico di David Bowie

Leggenda vuole, raccontata da Mark Blake, autore della biografia di Mercury, che in quella jam si consumassero fiumi di “vino e cocaina”. Secondo la versione di Bowie, invece, il brano è stato “magicamente” registrato in “una sola notte”. A raccontare forse come sono andate davvero le cose ci ha pensato Brian May. In un’intervista a Repubblica ha ricordato:

A un certo punto [John Deacon] aveva iniziato a canticchiare “ding ding ding dingling”. Poi andammo a cena e quando tornammo nessuno ricordava più le note. Lui ha provato a suonarla ma David disse: “No, no, no. Non era così!” È stato un momento strano.

A quel punto, infatti, David allunga una mano sul basso di John per fermarlo. Si rischia la rissa. “A John”, ricorda Brian: “non andava giù l’idea di sentirsi dire cosa fare, soprattutto se per ottenerlo gli venivano imposte delle pressioni fisiche proprio mentre era impegnato a suonare”. Ma per fortuna John non reagisce, anzi accetta le richieste di Bowie.

È un primo assaggio dello scontro tra due metodi di composizione molto diversi. Secondo Alessandro Fuso: “Il metodo dei Queen richiedeva di solito molto tempo ed era laborioso. Bowie lo stravolse completamente, suggerendo di affidarsi alla forza creativa del momento e all’improvvisazione”.

Una volta ascoltata la prima registrazione i componenti della band sono contenti. “Forte! Suona come gli Who!”. Bowie non la prende bene, il brano non è ancora finito, ma avverte che non suonerà “come gli Who”.

Il giorno dopo Bowie propone alla band di registrare le parti vocali. Singolarmente. Ognuno la propria, all’insaputa degli altri. Poi verranno scelte le migliori per la versione definitiva.

“Ne è venuto fuori qualcosa di molto strano”, ha ricordato ancora Brian May: “Alla fine siamo andati a casa con questo primo mix, molto rozzo e l’abbiamo provvisoriamente intitolato People on Streets”.

Bowie “stava avendo un puro momento di genio”, così la band lo lascia fare. Al missaggio con il Duca partecipa soltanto Deacon. Che anni dopo ammetterà che anche la linea di basso è stata, in fondo, un’idea di David. 

Due curiosità: sul videoclip e sul live

Sia i Queen che Bowie erano impegnati nei loro rispettivi tour e così non poterono partecipare al videoclip. Bisognava, però, lanciare il video il prima possibile, per cavalcare l’onda del successo. Così il regista David Mallett montò insieme varie immagini di “esplosioni, treni stracolmi di passeggeri, spezzoni di film muti, per celebrare la mentalità sotto pressione di una società improntata ai consumi e al profitto, ma allo stesso tempo la gioia di vivere e di divertirsi”.

Durante l’esecuzione live di Under Pressure non avendo a disposizione la voce di Bowie, i Queen si affidarono a quella del batterista Roger Taylor. L’unica volta che Bowie la cantò insieme ai Queen fu solo al concerto tributo del 1992, in memoria di Mercury. Un momento eccezionale e insieme un’occasione mancata (non averlo fatto quando Mercury era in vita). Che rende ancora più grande e struggente questo duetto

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