I New Order, la band elettronica nata dalle ceneri dei Joy Division

I New Order, la band elettronica nata dalle ceneri dei Joy Division

Dopo il suicidio di Ian Curtis, il 18 maggio 1980, i componenti dei Joy Division rispettano “il patto”. Nel caso in cui un componente avesse abbandonato la band, avrebbero cambiato il nome. E così nascono i New Order.

Bernard Sumner, Peter Hook, Stephen Morris e Gillian Gilbert, saranno loro i New Order. E come indicato dal nome: percorreranno un’altra strada rispetto a quella battuta con Ian. Così da non costringere i loro fan a dover scegliere tra una prima e una seconda fase.

Liberarsi dall’ombra di Ian Curtis

Ma prima di trovare quell’equilibrio tra post-punk e dance, devono liberarsi dall’ombra di Curtis. Ancora presente nei primi lavori. Movement, il primo album, riprende i testi scritti dall’ex leader prima di morire. Ma al canto c’è Sumner, con tutta un’altra presenza scenica. L’accoglienza dei fan e della critica è tiepida. Anni dopo, gli stessi componenti della band rinnegheranno l’album. Arrivando ad affermare di non averne mai posseduta una copia.

Stefano Aicardi racconta su Ondarock come si svolgevano quei primi live della band.

I concerti durano non più di 40 minuti, non ci sono bis né parole tra i musicisti o rivolte al pubblico; il tono è insieme svogliato e rigoroso”.

La svolta artistica arriva con il pezzo Blue Monday del 1983. Un singolo che rimescola i Kraftwerk e Moroder. È uno dei vinili che vende di più nella storia. L’album che lo conterrà, Power, Corruption & Lies, riscuote un successo commerciale pazzesco. Un lavoro che segnerà la rotta per la band di Manchester e non solo.

I New Order diventano il suono degli anni ottanta

Nel 1985 pubblicano un altro grande album Low-Life. Un disco che illuminerà la rotta di altre band come ad esempio i Primal Scream. Si possono ascoltare brani che sembrano rievocare il miglior Brian Eno. Tra quelli più fortunati c’è The Perfect Kiss. A contribuire al successo ci pensa il bel videoclip girato da Jonathan Demme.

Qualche mese dopo Brotherhood—un album definito da qualcuno “mediocre”—esce una compilation imprescindibile: Substance. Siamo nell’estate nel 1987.

Nell’estate successiva, tra Ibiza e Manchester, i New Order vivono un momento di creativa crisi. Gli eccessi (droga e alcol) e i primi litigi all’interno del gruppo, trovano terreno fertile per lavorare a Technique. Altro punto di svolta della band che uscirà nel febbraio del 1989.

I litigi e le separazioni

Per comprendere la portata del successo dei New Order in quegli anni basta ricordare che nel 1990 vengono scelti per una strana commissione. Scrivere la canzone ufficiale della nazionale inglese di calcio per il Mondiale in Italia.

L’album del 1993, Republic, segna la prima pausa di riflessione del gruppo. La critica lo accoglie freddamente, alcuni problemi interni al gruppo (soprattutto tra Sumner e Hook) e il tracollo finanziario del loro club a Manchester (l’Haçienda) li tengono distanti fino al ’98. Si dedicano intanto a progetti paralleli.

Tornano sulle scene, 8 anni dopo, pubblicando Get Ready. Un disco dove si sentono meno tastiere rispetto agli anni precedenti. Ma grazie al singolo Crystal tornano presto in auge. Generazioni che non avevano vissuto il loro periodo d’oro ora non possono fare a meno di riscoprire quel tesoro.

Il successo viene cristallizzato con Waiting for the Sirens’ Call del 2005. In cui si risente quell’originale crossover tra rock e dance che aveva fatto la fortuna dei New Order. L’anno successivo però, dopo un tour, il bassista decide di lasciare il gruppo. I rapporti con Sumner sono insostenibili. Il gruppo, con suo sommo rammarico, si riunisce nel 2011. Hook viene sostituito e non la prende per niente bene. Dice:

Sanno tutti che i New Order senza Peter Hook sono come i Queen senza Freddie Mercury o gli U2 senza The Edge.

Nel 2015 esce Music Complete (“summa magistrale di riff dolceamari, beat irresistibili, energia creativa e un po’ di sano mestiere”, come ha scritto Aicardi). I live dei New Order continuano, nonostante il dispiacere di Hook. E a giovarne siamo soprattutto noi, i loro fan. Che possiamo ammirare live strepitosi. Come una “serata perfetta” a Torino commentata così da Claudio Biazzetti su Rolling Stone:

Sabato sera […] i New Order si sono portati dietro un Visual Artist, 12 tastieristi e un po’ dell’atmosfera della loro Manchester. Ed è come se non fosse passato un solo giorno dal primo disco.

Immagine di copertina tratta da YouTube