Nick Cave, guida per principianti

Nick Cave, guida per principianti

Cupo e controcorrente è stato dagli anni ’80 fino ad oggi una figura chiave della musica contemporanea. La discografia di Nick Cave è così vasta che abbiamo deciso di concentrarci soprattutto su una parentesi, senza però tralasciare il resto.

Nato in Australia il 22 settembre del ‘57, comincia ad avvicinarsi alla musica con il piano di casa e mettendo su spartito alcune poesie scritte in giovanissima età. Il risultato è riassunto dallo stesso autore: ”Le peggiori canzoni del mondo”.

Questa è una frase utile per capire la psicologia di Nick: modesto, mai tenero con se stesso, inappagabile, comprensivo delle sue qualità e delle sue debolezze. Una mente complessa e interessante che Nick ha voluto scandagliare in profondità, tirandoci fuori tutto quello che trovava, senza filtri. E così, senza distinzioni, i temi di Nick sono variegati e di pari passo con lo stile sono a volte cupi, a volte teneri, ma sempre poetici.

La sua prima esperienza musicale di rilevo è con i Birthday Party, nel 1980. Dura tre anni. Nick può dare sfogo al suo animo più punk: i suoni sono sgraziati, cacofonici. I testi feroci e ruvidi. Oggi gli album dei Birthday Party sono diventati a tutti gli effetti degli oggetti di culto.

Il successo dei primi album porta Nick a proseguire la sua carriera da solo. Ha però bisogno di una band di supporto e così insieme a un ex componente dei Birthday Party  e altri musicisti tra cui Blixa Bargeld, chitarrista della storica rock band tedesca Einstürzende Neubauten, nel 1983, a Berlino Ovest, registra il primo album con i Bad Seeds: From Her to Eternity che si apre con un omaggio a uno dei suoi maestri, Leonard Cohen, con la cover “Avalanche”.

Stesso stile, cupo e malinconico per il secondo album: The Firstborn is Dead, il primo picco della sua carriera. All’interno si trovano ballate, omaggi al blues e alla vita di frontiera.

Nei tre anni successivi, insieme ad opere di indubbio valore, come My Funeral, My Trial, Nick vive soprattutto un periodo di sbandamento esistenziale. Sono anni difficili, specialmente l’87 quando a Londra viene arrestato per possesso di eroina. Ma come spesso avviene nel percorso artistico dei grandi musicisti, in un momento travagliato, viene alla luce un’opera importante. E nel caso di Nick Cave un vero capolavoro, del 1988, intitolato Tender Prey. L’album si apre con la bellissima “The Mercy Seat”, uno dei brani più importanti non soltanto della discografia di Cave. Una versione altrettanto notevole è stata quella cantata da Johnny Cash.

È un periodo felice artisticamente, ricco di stimoli. Nick Cave riesce a ripetersi con l’album successivo. The Good Son, del 1990, è la summa di una carriera. Ci sono le atmosfere che portano il suo marchio di fabbrica, testi profondi e potenti. Inoltre si possono ascoltare anche splendide influenze dello spiritual e del gospel, insieme a grandi aperture orchestrali.

L’album dalla prima alla penultima traccia è una cavalcata emozionante, a volte dura, a volte delicata. Che si conclude con la romantica “Lucy“, una canzone d’amore, perfetta per la voce di Shane MacGowan.

La discografia di Nick è un mondo vasto, nel quale convivono opere altissime e altre meno riuscite. Ma quello che la rende unica è sapere, ascoltandola, che tutta nel suo insieme fa parte di un percorso artistico personale, nel quale a volte prendono in mano il microfono le sconfitte, altre volte le conquiste. E in tutte si può ammirare l’evoluzione artistica di un adolescente che cresciuto ascoltando Cohen, Dylan, Waits e altri classici della musica, non si è mai reso conto di essere diventato lui stesso un classico. Per Nick Cave ogni album è una tappa, che sia con i Bad Seeds o con i Grinderman.

E chissà, ancora, la musica dove lo porterà.

Immagine via Flickr