I nomi discutibili delle band prima che diventassero famose

I nomi discutibili delle band prima che diventassero famose

Cosa sarebbe successo se Simon e Garfunkel avessero deciso di lasciare come nome la prima scelta? Difficile dirlo oggi che sono entrati nella hall of fame del rock e del pop.

Eppure in certi casi, le prime scelte sono talmente brutte che si può affermare quasi con certezza che il corso della storia sarebbe stato diverso.

Prendendo spunto da un articolo di Rolling Stone, abbiamo realizzato la nostra personale lista di nomi discutibili. Sei libero di farti un’idea. Se alcune scelte sembrano semplicemente buffe o anonime, alcune ci sembrano oggettivamente brutte. Come quella dei RHCP. E per fortuna che l’hanno cambiato in tempo, altrimenti avremmo fatto una fatica terribile anche solo a chiedere un cd al negozio.

Simon & Garfunkel

Paul e Art hanno iniziato a suonare insieme da piccoli. Vivevano a pochi isolati l’uno dall’altro, a Forest Hills, una zona residenziale di New York. Quando decisero di dare un nome al duo, rifletterono sui loro cognomi. Di origine ebraica. Oggi può sembrarci strano, ma in quegli anni mostrare apertamente la propria religione poteva comprometterne il mercato. (Basti pensare alla scelta di Bob Dylan, il cui vero nome è Robert Zimmerman.) Il primo goffo tentativo di darsi un altro nome fu quello di usare il cognome della ragazza che piaceva a Simon (Sue Landis). E la passione per i grafici (sì, hai letto bene) di Art: che divenne Tom Graph. Una scelta mesta.

Il passo successivo fu forse ancora più goffo. Per semplificare si fecero chiamare Tom e Jerry. Difficile pensare a come sarebbe stata “Sound of Silencedi Tom e Jerry. Con questo nome incisero anche alcuni singoli, fino al 1964. Prima di ritornare al loro vero nome, Paul adottò altri pseudonimi, tutti dimenticabili: True Taylor, Tico & The Triumphs e Paul Kane.

Queen

La prima idea di Brian May, fondatore dei futuri Queen, fu un omaggio al suo amato Orwell. La band si chiamava “1984“. Poi, Tim Staffel, allora bassista del gruppo, decise Smile. Non un nome brutto, ma sicuramente insipido. Gli Smile riscossero comunque un buon successo. Aprirono anche un live di Jimi Hendrix. Suonarono con i T.Rex e i Pink Floyd. Il nome “Queen” fu un’idea di Freddie Mercury. Il cui vero nome, tra l’altro, era Farrokh Bulsara.

Queen è un nome corto, semplice e facile da ricordare ed esprime poi quello che vogliamo essere, maestosi e regali. Il glam è parte di noi e vogliamo essere dandy.

Pearl Jam

La scelta del primo nome dei Pearl Jam è stata definita dallo stesso Eddie Vedderuna sciocchezza”: Mookie Blaylock, come il giocatore di basket. La scelta era stata dettata dalla superficialità.

Eravamo troppo occupati a lavorare sulle canzoni per pensare a un nome. 

Quando il gruppo fu notato dalla Epic (con quel nome si esibì anche durante un live), fu costretto a cambiarlo. E così scelsero Pearl Jam, ma anche in questo caso la storia del nome è casuale. Il bassista scelse a caso Pearl. E aggiunse Jam dopo aver visto un live che sembrava una jam di Neil Young e i Crazy Horse.

Radiohead

Oggi basta solo il nome. Dici Radiohead e nelle orecchie senti un suono preciso. L’idea venne da una canzone dei Talking Heads, contenuta nell’album True Stories. Ma la prima scelta fu un’altra. Visto che i ragazzi suonavano ogni venerdì, dopo scuola, decisero di chiamarsi On a Friday. Con questo nome composero alcune canzoni che poi divennero bagaglio dei Radiohead.

Beastie Boys

Prima del rap, i Beastie Boys suonavano hardcore. Michael Diamond, Kate Schellenbach, John Berry e Jeremy Shatan erano gli “Young Aborigenes”.

Elaborammo l’idea che la musica dovesse essere in qualche modo primitiva, ed è così che scegliemmo “the Young Aborigines”—ha spiegato Jeremy Shatan—Comprai persino un album di musica aborigena australiana come ispirazione.

Dopo due anni di attività, nel 1981, per volere del nuovo entrato Yauch e Diamond, il gruppo cambiò il nome in Beastie Boys. Anche se lo definirono “il nome più stupido che potessimo inventarci”.

Pink Floyd

Prima dei Pink Floyd (omaggio di Syd Barrett a due bluesmen oggi praticamente sconosciuti), il gruppo scelse: Sigma 6, Meggadeaths, Leonard’s Lodgers, Spectrum Five, Tea Set e Screaming Abdabs. Quest’ultimo un capolavoro di dadaismo. Nella lingua inglese sta a indicare un disturbo simile al delirium tremens. Venne scelto per la pronuncia e il significato incomprensibile.

Beach Boys

La prima scelta dei Beach Boys sarebbe dovuta essere simile ma diversa: Pendletons. Il nome deriva dalle camicie di lana dell’omonima ditta. Allora molto popolari tra i surfisti della California. Dopo qualche tempo, l’etichetta, prima di lanciare il singolo “Surfin”, decise di cambiare il nome. Senza avvertire la band. Ma la scelta si rivelò decisiva.

Cure

Robert Smith, abbiamo visto in un rarissimo video live, cominciò a suonare quando era giovanissimo. Ancora studente delle medie suonò negli Obelisk. Con questa band fece soltanto un concerto. Poi fondò i Malice. Alla lunga il nome Cure, nato da una canzone di Tolhurst, si è rivelato di gran lunga vincente. 

Black Sabbath

Se c’è un nome che rappresenta l’essenza del rock questo è sicuramente Black Sabbath. Ma tra le prime idee del gruppo c’era questo: “The Polka Tulk Blues Band”. Iommi lo detestava. Disse a Ozzy:

Ogni volta che lo sento, riesco solo a immaginare te, con i pantaloni abbassati alle caviglie, mentre sei al bagno.

Lo cambiarono in Earth, ma già un altro gruppo si chiamava così. Poi un giorno Butler, appassionato di film horror e letteratura di genere andò al cinema a vedere “I tre volti della paura” di Mario Bava. Nella versione inglese il titolo è “Black Sabbath“.

Red Hot Chili Peppers

Ma eccoci giunti al vincitore di questo contest delle “pessime scelte”. Pensa solo come sarebbe stata la sorte dei RHCP se avessero optato per la prima intuizione sul nome. Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem. Impronunciabile, come minimo.

Immagine di copertina | Black Sabbath, 1970