Gli Offlaga Disco Pax, un caso unico nel panorama musicale italiano

Gli Offlaga Disco Pax, un caso unico nel panorama musicale italiano

Il 4 aprile 2014, con un post su Facebook, Max Collini e Daniele Carretti annunciavano la scomparsa di Enrico Fontanelli, “nostro fratello da sempre in questa avventura chiamata Offlaga Disco Pax”.

La morte prematura del bassista, tastierista e produttore della band, a soli 36 anni, segnava anche la fine di quell’esperimento sonoro unico, extravagante, nel panorama musicale italiano.

Max, Enrico e Daniele avevano iniziato la loro carriera musicale all’inizio del nuovo millennio. Nel 2004 parteciparono a un contest di musica rock a Firenze, vincendo. Ma già prima, il loro nome girava nel circuito underground. Nel 2005 pubblicano il loro primo album, un capolavoro.

Hai lasciato: piazze piene, urne vuote, tremori gentili, tracce sottili, tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli. Mancano: le tue parole sul niente, il calore, bagnato sporco che avevo, il dispiacermi di non bastare. 

Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione): un capolavoro

Con questo primo album, gli Offlaga Disco Pax confermarono alla critica le belle impressioni iniziali. Vinsero molti premi, tra cui il Premio Ciampi come “miglior disco d’esordio”. La fortuna dell’album, ma anche la sua scommessa, è il cantato di Max. O sarebbe meglio chiamarla recitazione.

Similmente ai Massimo Volume, anche se completamente diversi nel contenuto, Max racconta i frammenti della vita di provincia, di una storia minore, densa di sentimenti e di politica. Dai comizi del PCI al “catechista che votava Pannella”. Un mix tra i CCCP di Lindo Ferretti e i Kraftwerk, tra i Depeche Mode e i Joy Division.

Socialismo tascabile è una definizione perfetta nella sua sintesi, che abbiamo rubato ad Arturo Bertoldi, che è anche l’autore del testo di “Cinnamon”. Testo che io ho solo accorciato un po’ rispetto alla sua versione originale. In due parole, esprime nitidamente l’anima del disco, che è un disco minimale, emotivo, ironico e a suo modo politico. Un concetto epocale come il Socialismo ridotto al comodo formato digipack del nostro album. Sì, lo sappiamo, abbiamo la faccia come il culo.

Tra le canzoni più belle dell’album ci sono Robespierre, un singolo folgorante, Kappler, Cinnamon e Tono metallico standard.

Bachelite, Gioco di società e la fine anticipata

Anche il secondo album ripropone la stessa formula che aveva caratterizzato il primo. Max continua a recitare i suoi testi su sfondi di musica elettronica. Ma Bachelite rispetto a Socialismo tascabile è globalmente diverso. I testi si fanno meno politici, dopo il furore iniziale, mentre la musica è più ragionata, complessa.

Ci hanno davvero preso tutto! Ci hanno preso tutto. 

Due sono le tracce che si possono ascoltare come esempio dell’acquisita maturità musicale e testuale. La prima è Sensibile che racconta la storia di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, militanti del NAR. Mentre il secondo pezzo è “Venti minuti”, un momento struggente di amicizia e ricordo. Un ex commilitone del padre morto chiama a casa ogni Natale e parla con il figlio immaginando di parlare con l’amico che non c’è più. Un testo tra i più belli della musica italiana, a cui Elia Alovisi sulle pagine di Noisey ha giustamente dedicato una profonda analisi.

Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama. Parla con me, venti minuti, di cose che non so e di un periodo in cui non ero ancora nato. Ha il tono cameratesco che usava con lui e si sbaglia perfino a chiamarmi per nome. Mi dice “ti ricordi quello li? Quella là?” Esattamente come fossi lui.

Gioco di Società, del 2012, è “un gioco di sottrazione”. Come si legge in una bella recensione su Ondarock: “meno citazioni letterarie, meno fervori sentimentali, meno chitarre”. Il recitato di Max si fa più sfocato, e quello sfondo “rosso acceso” più sbiadito. Un album “nel quale anche per le passioni, gli amori, c’è sempre meno spazio”.

Il 4 aprile il triste annuncio su Facebook. “Ciao Enrico, cercheremo di onorare ogni giorno le infinite meraviglie che ci hai donato, nei bellissimi anni che abbiamo passato insieme a te”. Il gruppo si scioglie, l’esperienza finisce. Altri ricordi da portare dentro di sé.

Il nostro amore non merita rancori né stupide rivalse. Sono ferito dall’abbandono, ma quel che giusto è giusto, e una pantofola a testa sarà un bel ricordo per entrambi. Un ricordo dell’amore sconfitto, marca Defonseca.

Immagine di copertina