La 96enne scampata all'Olocausto ora leader di un gruppo death metal

La 96enne scampata all'Olocausto ora leader di un gruppo death metal

Sono Inge Ginsberg. Il mio maggior talento non è cantare, ma sopravvivere. Arrivai in Svizzera come rifugiata, nel 1942. Poi, a Lugano, lavorai nella villa di spie dei Servizi Segreti americani […] È importante mantenersi attivi, circondarsi di persone giovani, e continuare a fare cose mai fatte prima. Potete ridere di me, ma non prima di aver fatto quel che faccio io a 94 anni.

Con questa determinazione due anni fa si presentò di fronte ai giurati imbambolati di Switzerland’s got talent un’anziana signora ebrea svizzero-austriaca, scampata all’Olocausto, oggi 96enne e soprattutto… leader di un gruppo death-metal, i Tritone Kings.

Inge è convinta che “nella cultura americana, e anche in quella europea, gli anziani siano esclusi dalla vita”. Ma lei, come i vecchi protagonisti del film di Marco Ferreri, ha ancora dentro di sé “la casa del sorriso“: con invidiabile autoironia ha colto una chance per continuare a comunicare e a divertirsi a un’età che la maggior parte delle persone neanche raggiunge.

Una role model non solo per ogni membro della “terza età” che si sente giovane, ma anche per gli anagraficamente giovani. Ha 25 anni, del resto, la regista Leah Galant, che ha girato un bel ritratto “intimo” di Inge Ginsberg, ripreso dal New York Times. Si intitola Death Metal Grandma.

Inge Ginsberg: scampata all’Olocausto, contrabbandiera, songwriter, poetessa… e metallara

Inge, nata Ingeborg Neufeld, ora vive tra la Svizzera e New York, ma è nata a Vienna nel 1922 in una ricca famiglia ebraica. In seguito all’Anschluss il padre fu internato a Dachau. Dopo qualche anno in clandestinità, Inge scampò all’Olocausto grazie alla fuga in Svizzera con la madre e il fratello. A 22 anni le fu offerto di lavorare in una villa di Lugano gestita dall’Intelligence americana. Lì prese parte attiva a operazioni di spionaggio e contrabbando d’armi nella zona del Ticino. C’era anche il primo marito, un pianista. Con lui si trasferì a Hollywood per qualche anno: anche lei aveva studiato musica, e con lui scrisse canzoni per Nat King Cole, Dean Martin, Doris Day.

Inge si sposerà altre due volte, vivendo a Tel Aviv, in Ecuador per diversi anni, e infine a New York. Nel frattempo, ha scritto molte poesie nella sua lingua madre, il tedesco.

La vita degli anziani è una terra solitaria. […] Devi fare qualcosa che ti rende felice. Alcuni bevono, altri flirtano… e io scrivo poesie.

E ora ha trovato il modo di farle ascoltare: urlandole.

Insieme a giovani amici musicisti, membri dell’ensemble Manhattan Camerata, Inge ha escogitato questo modo stravagante di “cantare” le sue poesie. I pezzi sono suonati fin troppo bene, come in certa musica comica—noi ne sappiamo qualcosa grazie a Skiantos ed Elio e le storie tese: siamo dalle parti della parodia musicale. I testi hanno tutti un loro significato:

Ogni canzone ha un messaggio. Ad esempio: non distruggere ciò che non puoi sostituire. Oppure: non puoi evitare la morte, perciò ridine.

Non puoi evitare la morte… perciò ridine

Certo, non avranno riso molto i musicisti amici di Inge, quando al provino per America’s got talent—come si vede nel documentario—la signora ha avuto un “black-out”, dimenticando completamente il testo della canzone. Ma insomma, far parte di un gruppo death-metal capitanato da una 96enne austriaca scampata all’Olocausto è di per sé un record. E ovviamente si pensa: magari invecchiare bene così.

La vecchiaia in fondo può essere bella. C’è completa libertà. Gli amori sono rari: ora c’è solo il vento ad accarezzare i miei capelli. Ma il profumo di un fiore, il canto di un uccello, sono ancora lì. I vecchi amici se ne sono andati quasi tutti. Ne sono arrivati altri più giovani. A loro piacciono le storie di epoche trascorse. […]

La mia idea di paradiso e inferno è questa. Al momento della morte ti rendi conto che la tua vita è piena e soddisfacente: quello è il paradiso. Se invece pensi, oh, avrei dovuto fare questo, avrei voluto fare quest’altro: ciò, credo, è l’inferno.

Immagini: Copertina