Una passeggiata musicale indimenticabile con Paul McCartney a Liverpool

Una passeggiata musicale indimenticabile con Paul McCartney a Liverpool

Non è vero che il talento artistico deve essere per forza di cose stravagante, un po’ drogato, ubriacone e fuori di testa. Infatti Paul McCartney pur essendo un vero genio è un uomo del tutto normale.

Che Paul McCartney, una leggenda della musica, sia un uomo “del tutto normale”—come ha detto Carlo Zannetti—lo si scopre guardando questo bellissimo video-tour insieme a James Corden per le strade di Liverpool.

Una passeggiata di neanche mezz’ora piena di sorprese, gioia di vivere e malinconia per un periodo musicale che difficilmente ritornerà.

Una passeggiata indimenticabile con Paul McCartney

Il tour per le strade di Liverpool non poteva che cominciare sulle note di “Drive my car“. Canzone del ’65 contenuta in Rubber Soul. Incalzato dalle domande di James, Paul ricorda la prima canzone in assoluto. Aveva 14 anni, si intitolava “I Lost my Little Girl“. Paul si ricorda ancora come faceva: sarebbe stata una hit?

La prima tappa del tour è Penny Lane. La via di Liverpool dove sta il capolinea degli autobus e un famosissimo “barber shop”. Un luogo mitico della sua giovinezza, dove Paul e John si ritrovavano. Da Penny Lane si passa davanti alla chiesa che Paul frequentava per cantare al coro.

Penny Lane there is a barber showing photographs
Of every head he’s had the pleasure to know

Per la strada i passanti non riescono a resistere alla tentazione di stringergli la mano. Rientrati in macchina James dice: “Tutta la tua musica è piena di riferimenti positivi, di messaggi d’amore e di fratellanza” e allora Paul ricorda la genesi di “Let it Be“.

Una notte sognai mia madre [morta quando Paul aveva quattordici anni], veniva da me, mi rassicurava e mi diceva ‘andrà tutto bene, lascia che sia’. Lei mi ha donato le parole, mi sono svegliato e mi sono ricordato cosa mi aveva detto. Perciò ho scritto questa canzone piena di positività.

James non riesce a frenare le lacrime, ricordando il nonno, musicista, che gli suonava “Let it Be” quando era piccolo. “La più bella canzone del mondo”, gli diceva.

Una tappa fondamentale è la casa dove Paul ha vissuto per quasi 12 anni. Oggi una casa-museo. Attraversando le camere, Paul attraversa gli anni. Racconta come viveva, dove il padre lavava i panni e dove suonava il pianoforte, anche lui musicista. Entra nel bagno dove si sedeva a suonare la chitarra: lì l’acustica “è perfetta”.

I ricordi, la casa e i primi fan

È in questa casa che tanta musica dei Beatles è stata composta. Paul e John si ritrovavano in salone a provare e a scrivere. Paul ci racconta un aneddoto divertente, durante la composizione di “She Loves You.” La fecero ascoltare al padre. “È carina”, disse loro: “Però ce n’è già troppo di questo americanismo [a proposito di yeah, yeah, yeah] non potreste cantare she loves you yes, yes, yes?”

“Stare qui, come ti fa sentire?” gli chiede James.

Mi fa pensare a quanto sia stato lungo il viaggio. In questa casa io ho vissuto la mia vita di tutti i giorni, con i miei genitori. La distanza che c’è tra l’adesso e il passato è incredibile.

Alcuni dei brani di Paul rappresentano scene di vita vissuta proprio in queste quattro mura. Come nei versi di “A Day in the Life“.

Woke up, fell out of bed, dragged a comb across my head.

In quel periodo iniziale i Beatles avevano già un seguito. Gruppetti di fan stazionavano davanti casa. Il padre, teneramente, li accoglieva in salotto e da bravo inglese offriva loro del tè. Paul, per non farsi notare, si camuffava, con baffi finti e impermeabile. Riconosciuto presto da tutti. Ma basta parlare, al pianoforte suona “When i’m sixty four”, scritta quando aveva appena 16 anni.

Usciti dalla casa-museo, una folla di fan lo aspetta. Qualcuno gli dice di aver chiamato suo figlio Paul, qualcuno di aver messo le sue canzoni al funerale del padre. Lui si commuove, ringrazia. Saliti in macchina è il momento di un brano dal White Album: “Blackbird”.

Il gran finale

Prima del gran finale una gag. James, ricordando quanto sia stato importante e iconico lo stile dei Beatles, ne ripercorre i periodi fondamentali. Da quello dei caschetti, alle giubbe di Sgt Pepper’s fino all’ultima fase di Lennon, quella hippie.

In un pub, dove era solito suonare e ritrovarsi, Paul si esibisce in un concerto a sorpresa. I clienti ignari restano a bocca aperta. Si apre il sipario e con il suo inseparabile basso, Paul suona su richiesta come un jukebox. Con l’umiltà che l’ha contraddistinto per un’intera carriera, delizia il suo pubblico, strappando sorrisi e lacrime. Arriva il momento di lasciarsi, ma prima un’ultima stretta al cuore, con “Hey Jude“.

Immagine di copertina