In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni della grande Patti Smith

In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni della grande Patti Smith

Molti artisti musicali vengono innalzati meritatamente al rango di poeti dai loro stessi fan, o dalle accademie, o da entrambi, come nel caso di Bob Dylan. Alcuni, come Patti Smith, sono poeti prima ancora di essere musicisti. Grazie a una lunga playlist Spotify oggi puoi ascoltare comodamente tutta la sua discografia.

Proclamata “Dottoressa” ad honorem in discipline umanistiche da più di un ateneo—inclusa l’Università di Parma a maggio 2017—Patti Smith, similmente a Leonard Cohen, scriveva poesie prima di avventurarsi nella registrazione del suo leggendario primo album, Horses. E le recitava in pubblico. L’incrocio fra i versi e la musica avviene all’inizio degli anni Settanta, durante alcuni reading in cui, desiderando trasmettere energia grezza, Smith si fa accompagnare dalla chitarra di Lenny Kaye.

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Si possono ascoltare episodi del suo primo reading, nella Chiesa di St. Marks nell’East Village, il 10 febbraio 1971. Poi, qualche anno più tardi, l’autentica folgorazione musicale: nel 1974, ricorda Smith in un’intervista, “vidi i Television al CBGBs, e vidi ciò che mi appariva come il futuro”. È l’impulso verso il primo disco, Horses. Con quell’album, ricorda sempre Smith, “parlavo a chi stava fuori dalla società, persone come me. Non conoscevo questa gente, ma sapevo che erano là fuori. Credo che Horses fece ciò che speravo facesse: parlò a chi aveva bisogno di ascoltarlo“.

Incoerente, sensuale e febbrile, l’album è stato poi canonizzato come antesignano del punk perlomeno nello spirito, come “il collegamento naturale fra i Velvet Undergound di Lou Reed e i Ramones“. Sebbene nella musica di Patti Smith non ci sia alcun rifiuto dell’arte ma una sua esaltazione. E un grande trasporto verso temi letterari, notturni, romantici. Grazie a questa playlist puoi riscoprire molti brani che, anziché il “lato punk” di Patti Smith, te ne mostrano l’epica sentimentale e l’attrazione verso il tema dello scambio di identità.

Oltre ovviamente a riascoltare i successi più clamorosi, come Because the Night o l’ancor più orecchiabile People have the Power.

Tutte le canzoni di Patti Smith hanno già in pochi decenni il sapore di un “classico”, anche quelle che al tempo della loro uscita delusero molti fan e molti critici. Come l’album Radio Ethiopia, che, per il fatto di seguire immediatamente Horses, risentiva del confronto col predecessore.

Esplora la playlist: contiene 142 tracce per 13 ore di musica. Mancano solo le rarità non disponibili su Spotify. Ma tutta la discografia di Patti Smith c’è. Fino all’ultimo album in studio del 2012, Banga, che tra molte belle canzoni contiene una splendida cover di un classico di Neil Young, After the Gold Rush.

La carriera musicale di Patti Smith, come suggerito da lei stessa in una vecchia intervista, è una “crescita della regione della mente”. Un’idea che le viene dal ricordo di suo padre, il quale pensava “che la mente fosse un paese, e tu dovessi farlo crescere, e sviluppare, sviluppare, sviluppare la mente”.

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