Pete Drake, il musicista che faceva “parlare” la sua chitarra

Pete Drake, il musicista che faceva “parlare” la sua chitarra

Ci sono chitarristi, come Jimi Hendrix e Jimmy Page—autentici “maestri dello strumento”—che sono stati in grado di fare tutto con una sei corde (anche una dodici). Ma c’è stato un chitarrista, attivo soprattutto negli anni cinquanta e sessanta, che ha saputo fare qualcosa in più. Questo chitarrista, senza usare facili metafore, faceva “parlare” la sua chitarra.

Il suo nome è Pete Drake, non molto conosciuto qui da noi in Europa rispetto agli Stati Uniti, ma la sua invenzione (come nel caso di Camardese e del suo tapping) lo è stata molto di più.

Chi era Pete Drake

Nato in Georgia nel 1932, Roddis Franklin, detto più semplicemente “Pete”, inizia la sua carriera chitarristica negli anni ’50, dopo aver sentito suonare live Jerry Byrd. Jerry era un maestro della lap steel guitar. Una chitarra particolare, anche chiamata “hawaiana”, che si suona appoggiata sulle gambe quasi fosse una tastiera. Le corde vengono arpeggiate con un plettro e suonate con una barra di metallo, invece che con i polpastrelli. La barra si chiama appunto “steel”.

Pete si appassiona a quello strano strumento e decide di suonarlo. Ha un discreto successo negli anni ’50, al fianco di star della musica country. Si trasferisce a Nashville. Qui collaborerà anche con “sua maestà” Bob Dylan. Il pezzo più famoso di Pete Drake esce nel 1963, si intitola “Forever” e sarà destinato a cambiare la storia della chitarra.

Proprio in questo video qui sopra, all’interno di un programma americano, Pete mostra la sua invenzione. Si tratta di una talk box.

Il tubo parlante

Quella lunga cannuccia che Pete si infila in bocca, con stupore del pubblico di allora, è una specie di pedale. Invece di azionarlo con il piede, Pete usa la bocca. Ma come funziona?

Il suono della steel guitar arriva, attraverso il tubo, fino alla bocca di Pete, che, spostando la lingua e muovendo le guance, modula il contenuto armonico del suono. Il suono viene poi raccolto dal microfono e fuoriesce da un amplificatore.

Il tubo di Pete, però, poteva essere usato soltanto in sala di registrazione, perché il volume era ancora troppo basso per provarlo in un live.

La chitarra è nelle tue corde vocali e la tua bocca è l’amplificatore.

In questo video qui sotto, ospite di Jimmy Dean, spiega il funzionamento dello strumento, facendoci anche ascoltare in che modo si può alternare il suono della chitarra a quello della voce. Con tanto di “consigli per gli acquisti” in chitarrese. 

L’eredità di Pete Drake

La nascita della talk box, grazie soprattutto al suo successo planetario, viene attribuita, erroneamente, a Peter Frampton. Peter arriverà qualche anno dopo, ma l’invenzione sarà “aggiornata” e avrà la possibilità di essere usata anche durante i live. Frampton diventerà un virtuoso di questo strumento, come puoi ascoltare nel video qui sotto, dal minuto 5:50. Quando parte l’originalissimo assolo.

Il suono, di primo acchito, agli ascoltatori più attenti, avrà sicuramente ricordato qualche brano dei Daft Punk. Il tubo parlante infatti è stato usato anche dal duo francese, ma su una tastiera. Un esempio molto famoso si ascolta nel capolavoro dance “Harder, Better, Faster, Stronger”.

Talmente caratteristico che è stato impiegato anche in altri generi, oltre la dance. Nel rap, ad esempio, come puoi sentire in questa hit, da 2Pac e Dr.Dre. Oggi, sempre nel rap, è molto diffuso un “fratello minore” della talk box: l’Auto-Tune.

Ma è soprattutto nel rock che la talk box ha avuto più successo. Quando parliamo di chitarristi, non possiamo non citare, in un paragrafo, David Gilmour. Anche lui l’ha usato, poco, ma l’ha fatto. Ad esempio in questo live del ’94.

Chi ha saputo non limitarsi alla voce umana ma è riuscito ad andare oltre è stato Brian May. Chitarrista virtuoso e mai banale. All’interno dell’album del 1991, Innuendo, come sicuramente saprai c’è una canzone dedicata al gatto di Freddy Mercury. “Delilah“. Nell’assolo, molto bello, Brian ci aggiunge alla fine anche un miagolio. “Soltanto lui poteva farlo”, si legge tra i commenti su YouTube.

La diffusione della talk box ha coinvolto anche l’Italia. Tra i più grandi chitarristi, Pino Daniele è stato da sempre attento alle mode e alle sonorità dei suoi colleghi. Nel 1977, infilò nel bellissimo pezzo “‘Na tazulella ‘e cafè” questo particolare suono. Per molti allora sconosciuto, ma che oggi ha un nome e un padre. Il tubo di Pete Drake.

Se vuoi conoscere l’evoluzione degli “strumenti parlanti”, dalle talk box all’Auto-Tune, un bel video ti fa fare un viaggio di oltre sessant’anni, facendoti ascoltare tanti esempi musicali. 

Immagine di copertina tratta da YouTube