La splendida musica per il cinema composta da Philip Glass

La splendida musica per il cinema composta da Philip Glass

Philip Glass è un compositore dalla poetica minimalista tra i più celebri al mondo. Materiali musicali ridotti spesso ai minimi termini, riprodotti continuamente, senza sviluppo, per tempi a volte lunghissimi. Un flusso sonoro che ci induce in uno stato ipnotico. Memore della musica indiana, che Glass ha studiato con Ravi Shankar, il virtuoso di sitar maestro di George Harrison.

Come tutto il minimalismo, la musica di Philip Glass è in grado di affascinare e irritare in uguale misura. Il suo “padre nobile” è sicuramente John Cage: confronta pure questo dolce studio pianistico di Glass con In a Landscape del più vecchio maestro. Tra i lavori importanti di Glass vi sono diverse opere (fece “scandalo”, come è noto, “Einstein on the beach”, che durava 5 ore, in cui i cantanti pronunciavano solo numeri). Molti studi per pianoforte (composti negli ultimi vent’anni). Le collaborazioni con David BowieBrian Eno. Un album di “musica da camera” molto bello e accessibile, dei primi anni ’80: Glassworks.

Inoltre, Glass è autore di molte e belle colonne sonore per il cinema, e oggi te ne facciamo ascoltare alcune. Una premessa: tra la musica per il cinema di Philip Glass e il resto della sua produzione non c’è alcuna differenza, dal punto di vista della concezione e del materiale. La continuità è totale: a differenza che nel caso di Ennio Morricone, ad esempio.

Philip Glass: il minimalismo al cinema

Non succede quasi “nulla” nella musica di Philip Glass. Questo l’ha reso il candidato ideale a musicare il poema visivo Koyaanisqatsi (1982), documentario realizzato da Godfrey Reggio su incoraggiamento di Francis Ford Coppola. Il film è senza trama, senza dialoghi: una lunga riflessione del rapporto fra la civiltà e l’ambiente. Il film è interamente musicato da Glass. Che utilizza anche l’organo e il coro, come vedi in questi filmati d’epoca, inclusi nel film, sulla demolizione del complesso urbanistico Pruitt Igoe a St. Louis.

Con Reggio, Glass ha realizzato una trilogia conclusa nel 2002 che comprende, oltre a Koyaanisqatsi, Powaqqatsi, celebrazione della diversità culturale, e Naqoyqatsi, sull’impatto della tecnologia nella vita contemporanea. È la Trilogia quatsi (parola che nella lingua del popolo Hopi significa “vita”),

Pochi anni dopo Koyaanisqatsi, nel 1985, Glass ha composto quello che probabilmente è il suo capolavoro per il cinema: per Mishima, una vita in quattro capitoli di Paul Schrader. Musica confluita nel terzo quartetto d’archi di Glass, di cui qui sotto vedi l’ultimo movimento.

Figure a terzine. Ritmi binari contro ritmi ternari. Lirismo affettuoso e semplice, come il discorso armonico, che generalmente ignora i procedimenti classici della modulazione e salta di tonalità in tonalità come nelle canzoni. Del resto, il giro armonico è lo stesso in tutta la partitura. Insomma, Mishima è puro Glass.

Le più belle colonne sonore di Philip Glass

Mishima è un biopic alternato a passi tratti dai libri dello stesso autore giapponese. Soprattutto Il padiglione d’oro e Cavalli in fuga: è dedicata a quest’ultimo la sezione musicale più bella. Per ogni sezione Glass ha utilizzato un ensemble diverso: quartetto d’archi, orchestra d’archi e percussioni, orchestra sinfonica.

Parte della musica per Mishima sarà riciclata nella colonna sonora di un altro film, The Truman Show (non è cosa rara: Morricone ad esempio ha ripescato la musica per “La cosa” di Carpenter nella colonna sonora che gli ha regalato l’Oscar, The Hateful Eight di Tarantino).

L’apice “melodrammatico”, nel senso dell’enfasi, di Philip Glass, è però sicuramente la colonna sonora di The Hours, il film tratto dal romanzo di Michael Cunningham in cui Nicole Kidman interpreta Virginia Woolf. Vari compositori attuali prestati al cinema, come Max Richter, sicuramente ne hanno fatto tesoro. Uno dei più famosi allievi di Glass, Nico Mulhy, ha trasformato la colonna sonora in una lunga “suite” per pianoforte.

Glass ha anche musicato Kundun di Scorsese, attingendo agli insegnamenti sulla musica indiana trasmessi da Ravi Shankar, da lui incontrato durante un periodo di viaggi successivo al perfezionamento musicale in Europa con Nadia Boulanger. Ma concludiamo con un altro aspetto della “cinefilia” di Glass, l’attrazione per i classici del cinema europeo. Omaggiato in sede operistica negli anni ’90 con la realizzazione di opere tratte dai film di Jean Cocteau: “Orfeo” e “La bella e la bestia”. Nel 1998, poi, Glass ha musicato splendidamente il Dracula di Tod Browning del 1931, con Bela Lugosi.

Trovi un’introduzione al minimalismo americano nelle due belle lezioni di musica di Francesco Antonioni su Radio Tre. E in “Il resto è rumore”, libro divulgativo sulla musica del ‘900. 

Immagini: Copertina