Philip Glass, guida per principianti

Philip Glass, guida per principianti

Quando parliamo di musica spesso tendiamo a dividere quella classica da tutto il resto, come se fossero due cose distinte. Quello che rende distanti i generi è soprattutto il tempo, e il modo in cui il nostro orecchio si è disabituato a comprendere un linguaggio musicale complesso come quello classico.

Eppure ci sono alcuni musicisti che sono riusciti a portare la propria arte anche a un grande pubblico. Tra questi c’è sicuramente Philip Glass, un musicista che ha avuto tra i suoi più grandi estimatori anche artisti di altri generi, come ad esempio Bowie e Eno. Questo perché Philip Glass non è stato un musicista da “torre d’avorio”, ma con uno spirito accogliente, modesto e mai snob ha abbattuto le barriere musicali, lavorando i ambiti disparati come il rock, l’ambient, l’elettronica, la world music

La vita

Philip Glass nasce a Baltimora, negli Stati Uniti, da genitori ebrei che venivano dall’Ucraina. Il padre è una figura chiave nell’infanzia di Glass. Ha un negozio di dischi in città e ascolta musica classica e moderna. Il piccolo Philip si interessa fin da subito alle opere dei più grandi compositori del secolo oltre che alle figure del passato, come Beethoven e Schubert. Studia prima il flauto, poi dopo alcuni anni si iscrive al Juilliard School dove si dedica allo studio del pianoforte.

Si trasferisce a Parigi a poco più di vent’anni per studiare Bach e Mozart. In Francia collabora con il grande musicista indiano Ravi Shankar per la colonna sonora del film Chappaqua. Sarà un incontro decisivo per la sua carriera artistica, come vedremo tra poco.

Nonostante fosse un compositore diplomato, Philip Glass si guadagna da vivere fuori dall’accademia, guidando taxi e facendo lavori occasionali. Ha anche una ditta di traslochi a New York. Tra i tanti lavoretti fa anche l’idraulico e un giorno installa una lavastoviglie a casa di un famoso critico d’arte che anni dopo ancora non si capaciterà come fosse stato possibile che un compositore come Glass avesse strisciato sul pavimento della sua cucina.

Con il suo gruppo, il Philip Glass Ensemble, comincia a tenere concerti simili a quelli delle rock band. Si esibisce ovunque, in gallerie d’arte, appartamenti dell’Upper East Side, parchi e locali notturni.

Grazie anche alla sua collaborazione col cinema Glass acquista un livello di notorietà popolare che nessun compositore moderno ha mai conosciuto dai tempi di Stravinskij.

L’opera di Glass è vastissima, si va dalle sale di concerto al cinema, passando per il teatro e la danza. Tantissime le colonne sonore composte come ad esempio Mishima, L’agente segreto, Kundun, The Truman Show e The illusionist. Con il film Diario di uno scandalo ha ricevuto anche una nomination all’Oscar.

Ascolto

Glass non si è mai voluto definire avanguardista, per lui l’avanguardia europea è sempre stata “un deserto dominato da mostri che cercavano di costringere tutti a scrivere quella musica folle”. Glass è attratto dalla musica orientale, in particolare da quella indiana. Dopo aver lavorato con il maestro del sitar Ravi Shankar, comincia a pensare la musica come gli improvvisatori indiani, attraverso cicli ricorrenti di note e cadenze ritmiche varie.

Tra le sue composizioni più importanti c’è sicuramente Music in Twelve Parts. Una serie di dodici motivi della durata totale di quattro ore circa, scritta tra il 1971 e il 1974. In questi pezzi si possono ascoltare le strutture ripetitive che contraddistinguono la musica di Glass e l’influenza indiana. È un riassunto dei vari metodi che aveva elaborato fino a quel momento, nuove soluzioni ritmiche e armoniche. Queste esecuzioni sono state riconosciute dalla critica tra le opere più alte del XX secolo.

Molto più accessibili i pezzi realizzati per l’album del 1982, intitolato Glassworks. I motivi stavolta sono sei, alcuni scritti per colonne sonore di film, ma che alla fine sono rimasti nella dimensione del disco. Emblematica e celebre la prima traccia dell’album: “Opening“.

Tra gli esperimenti musicali più interessanti di Glass c’è anche la sinfonia Heroes, composta nel 1996 basandosi sulle musiche dell’omonimo album di David Bowie. Innamorato della “trilogia di Berlino“, Glass prima di questo aveva già omaggiato Low, sempre del Duca Bianco. In questa sinfonia ci sono sei movimenti e prendono parte flauti, clarinetti, fagotti, trombe, tuba, percussioni pianoforte.

Il successo di questa sinfonia ha proiettato Glass nelle sfilate di moda, molti stilisti hanno usato questi movimenti durante le passerelle, e nei più importanti festival di musica elettronica del mondo, visto che Aphex Twin ha preso in prestito questa traccia remixandola.

Immagine via Flickr