L’album fantasma dei Pink Floyd in cui

L’album fantasma dei Pink Floyd in cui "suonano” elastici, bicchieri e matite

La storia dei Pink Floyd è piena di “tesori nascosti“. Registrazioni inedite. Progetti abbandonati. Confluiti poi, magari, in album epocali.

Abbiamo già visto insieme, ad esempio, come un bellissimo brano della colonna sonora perduta per Zabriskie Point di Antonioni divenne il classico Us and them. Oggi invece ci infiliamo con la nostra lente d’ingrandimento nella pausa fra The dark side of the moon Wish you were here—i due capolavori del ’73 e del ’75—durante la quale i Floyd provarono a fare un album intero “suonando” oggetti domestici. Pazzoidi? Eppure l’intro di Shine on you crazy diamond, struggente omaggio a Syd Barrett, viene da lì

Dark side era stato l’ottavo disco in sette anni per i Pink Floyd. Che, a quel punto, avevano già suonato a PompeiDiviso il palco con Frank Zappa. Esplorato vasti territori musicali. Dalla psichedelia al progressive, al blues… alla “musica concreta“. Ogni bravo appassionato dei Pink Floyd, infatti, sa già che nell’ultima traccia del disco “con la mucca”, Atom Heart Mother (1970), la musica va e viene mentre il roadie Alan Styles si prepara la colazione friggendo un uovo, beve, mangia e parla. Sono i rumori di Alan’s psychedelic breakfast.

In seguito a The dark side of the moon, ha ricordato Mason, il gruppo era a corto di idee. La soluzione allo stallo fu di mettersi a inseguire un’idea bizzarra, riprendendo quegli esperimenti rumoristi già tentati qualche anno prima. In questo modo: realizzare un album usando oggetti domestici di uso comune. Bottiglie di birra e bicchieri di vino. Scatole di fiammiferi. Pettini e pentolini. Un progetto oggi noto come Household Objects: l’abbozzo di un album mai realizzato di cui abbiamo soltanto due brani (per il momento: sicuramente ce ne sono altri ancora celati).

Un basso fatto con elastici e matite: Household Object, l’esperimento “rumorista” dei Pink Floyd

Il primo tentativo di utilizzare simili oggetti, prima ancora di Atom Heart Mother, si ascolta in un brano del 1969, “Work“. In cui, tra vari tintinnii, si sentono il rumore di un bollitore e quello di una seghetto in azione.

Le prove e le registrazioni di Household Objects, che avrebbe dovuto essere il seguito di The dark side of the moon, andarono avanti fino al 1974 mentre il gruppo cercava ancora una direzione coerente, come ricorda ancora Nick Mason. E consistevano, come riporta Rolling Stones, in tentativi di fare musica con le cose. “Suonando mixer, lampadine, seghetti, martelli, scope, e altra oggettistica casalinga”.

Registrare così era molto stressante, ricordano tutti. In effetti, se oggi campionare il colpo di un cucchiaio di legno su una pentola, modificandolo in cento modi, è facilissimo con applicazioni alla Garage Band, nel 1973 doveva essere molto più laborioso.

Suonare solo “strumenti non convenzionali” mise a dura prova la pazienza dei quattro. E l’album Household Objects non si fece. Ma i Floyd incisero comunque alcuni brani. Ne conosciamo due. The hard way (nel video sopra), in cui Wright “suona” degli elastici al posto del basso.

E il brano qui sotto, che dovrebbe suonarti familiare.

Così nacque l’intro di Shine on you crazy diamond

Grandezza della serendipità: improvvisando con una glassarmonica, cioè bicchieri da vino di grandezze diverse riempiti variamente d’acqua, che, sfregatone il bordo, producono suoni di altezze diverse, i Floyd registrarono un brano—è stato chiamato pedissequamente Wine glasses—che sarebbe diventato l’intro di Shine on you crazy diamond.

Qui sotto una versione live del lungo bellissimo pezzo con la glassarmonica nell’intro, in un video che puoi trovare nel DVD “Remember that night“, con i live di David Gilmour.

Il progetto Household Object mostra quanto l’improvvisazione fosse fondamentale nel processo creativo dei Pink Floyd. Sia prima dello spartiacque The dark side of the moon, sia dopo: quando il gruppo ricominciò a sperimentare senza una direzione precisa, poiché temeva che non sarebbe più stato in grado di produrre un altro album all’altezza di quello. Come sappiamo, è andata molto diversamente.

Immagine: Copertina