Quale rockstar ricorderanno le generazioni future?

Quale rockstar ricorderanno le generazioni future?

Se dovessi scegliere una rockstar, una soltanto, da consigliare alle generazioni future per spiegare cosa è stato per noi il rock, quale diresti?

La domanda è molto complessa. In un articolo uscito sul New York Times il giornalista Chuck Klosterman ha provato a rispondere, partendo prima di tutto da una premessa necessaria: cosa si intende per rock. Negli anni ’70, il rock ha cominciato rapidamente a espandersi fino a inglobare qualunque categoria sociale “alternativa”. Non è un caso infatti che molte delle dichiarazioni sulla morte del genere siano state fatte proprio in quegli anni. Se una volta essere un gruppo rock era socialmente rilevante, possedeva una sua carica sovversiva, di rottura, oggi il termine ha compreso cose diversissime tra di loro. Addirittura un taglio di capelli è diventato “rock”.

La prima band che ci viene in mente e che riesce a comprendere questa definizione originale di rock sono i Beatles. Tutto quello che è venuto dopo di loro, anche quello più lontanamente rock, ha subito la loro influenza. Ma che dire allora di Elvis e Dylan? Due musicisti che non hanno bisogno neanche del nome intero per essere riconosciuti.

Concentriamoci un attimo su loro due. Per quanto siano due musicisti che hanno avuto più o meno la stessa dose di successo, Elvis e Dylan hanno rappresentato due aspetti diversi del rock. Accettare come “unica rockstar” l’uno o l’altro vuol dire avere due concezioni diverse del rock. Elvis ad esempio era soltanto interprete, più interessato allo spettacolo delle sue esibizioni, mentre Dylan era tutto il contrario.

Ma allora qual è il cantante che esprime più di tutti il rock? Nessuno di quelli citati, secondo Klosterman: è Chuck Berry. Non a caso Berry è l’unica rockstar presente nel Voyager Golden Record, spedito nello spazio per far conoscere ad altre eventuali popolazioni cosa è stato il rock. Ma perché è stato scelto proprio lui e la sua Johnny B. Goode?

Perché Chuck Berry rispetta molti parametri del rock: la sua canzone è semplice, diretta, ballabile; perché il rock è nero; è fuorilegge (Berry è stato due volte in carcere); è protagonista di aneddoti e leggende metropolitane. Ma soprattutto è da qui che il rock ha iniziato a prendere forma. Da quel riff di chitarra di Johnny B. Goode si sono mossi 60 anni di rock’n’roll.

Immagine via Flickr