Le registrazioni rarissime in cui Ravel suona al pianoforte le sue opere

Le registrazioni rarissime in cui Ravel suona al pianoforte le sue opere

Ascoltare la poesia e la musica dei grandi del Novecento direttamente dalla voce dei loro autori è un’opportunità straordinaria. L’abbiamo visto con un giovane Leonard Cohen che legge le sue poesie prima di diventare famoso. E, nel caso della musica, in cui la “voce dell’autore” è spesso un pianoforte, abbiamo ascoltato la rarissima registrazione in cui Debussy suona alcuni suoi brani su un piano Welte-Mignon. Oggi ascoltiamo qualcosa di analogo e altrettanto emozionante: alcune registrazioni in cui Maurice Ravel suona al pianoforte alcuni dei suoi brani più belli.

Ravel è stato uno dei compositori tra Otto e Novecento, come Debussy, Mahler, Strauss, Berg, il giovane Schoenberg, che riuscirono a mantenere in qualche modo la coerenza interna del linguaggio musicale tonale, preservandolo con mille acrobazie da quello spettro dell’anarchia che avrebbe condotto, come soluzione estrema congegnata a tavolino, alla dodecafonia.

La musica di Ravel è magica, sofisticata, seducente e elegantissima. Il compositore era un virtuoso del pianoforte—come tanti autori dell’epoca da Rachmaninoff a Bartók—e molte sue opere pianistiche, tecnicamente ardue, fanno parte da sempre del repertorio dei più grandi pianisti del mondo. Ma Ravel scrisse anche brani relativamente semplici da suonare nonché bellissimi, come la Pavane pour une infante défunte, di cui abbiamo una sua registrazione al piano del 1922.

Ravel suona Ravel: rare, splendide registrazioni

La dolcissima Pavana, successivamente orchestrata dallo stesso Ravel, è uno di quei voli negromantici in cui gli artisti simbolisti ripensavano, intriso di decadenza, l’antico Settecento come epoca ideale: “una pavana che una piccola principessa può aver ballato in tempi passati presso la corte spagnola“, disse Ravel. È una registrazione su piano a rullo. La performance veniva “impressa” su strisce perforate di carta. Poi veniva “riprodotta” dal rullo integrato nel pianoforte, e registrata. Per questa ragione il suono, considerata l’epoca dell’esecuzione, è relativamente pulito.

L’inconveniente di queste registrazioni è che l’esecuzione spesso risulta accelerata del 10-15%. Non è il caso di questa Pavana: Ravel la suonava davvero più velocemente di quanto fa la maggior parte degli interpreti odierni. Non è affatto raro che brani meditativi, col passare del tempo, siano riletti dagli interpreti con tempi lenti, per “esplorarli” meglio.

Risulta evidentemente accelerata, invece, questa esecuzione d’autore del fluttuante Jeux d’eau. Di certo Ravel lo suonava rapidamente. Ma probabilmente non più di Martha Argerich (video sotto), pianista nota anche per non tirarsi mai indietro di fronte a tempi folli. Non sono comunque i tempi, almeno non solo, l’aspetto davvero interessante, e talvolta istruttivo, dell’interpretazione. Non quanto il fraseggio. Le dinamiche. Il tocco. Il rubato. La dizione. Tutto ciò che ci fa scoprire come un autore “vedeva” la sua stessa creazione.

Tutti aspetti rilevanti nel caso di “Ondine”, prima sezione della suite Gaspard de la nuit. Ancora un bellissimo pezzo a tema “acquatico” (Ravel è stato uno dei più scintillanti “pittori” dell’acqua in musica). Che è interessante confrontare con un’interpretazione attuale tra le più belle.

Maurice Ravel, umorismo e “esprit”

Le opere di Ravel non erano sempre accettate di buon grado. Una sera del 1911, alla Salle Gaveau di Parigi, dove si tenevano i concerti della Société Musicale Indépendante, si svolse un gioco di società musicale. Il pianista Louis Aubert suonò alcuni brani, e il pubblico doveva indovinarne l’autore. Suonò le meravigliose Valses nobles et sentimentales di Ravel—composte sul modello degli omonimi pezzi di Schubert—e il pubblico reagì malissimo. L’esecuzione non terminò neppure, e qualcuno ipotizzò che i pezzi fossero di Satie, il che, tutto sommato, è un’offesa. Il vicino di posto di Ravel, un contestatore particolarmente zelante, senza sapere che i pezzi fossero suoi gli passò perfino una chiave attraverso cui si divertiva a produrre sonori fischi.

Tuttavia Ravel, elegante come la sua musica, non si scomponeva quasi mai. Incarnava il tipo del dandy. Sempre ben fornito di humor e esprit. Nel suo libro sul compositore, Enzo Restagno ricorda che quando gli fecero notare che l’accompagnamento di una sua chansonRonsard à son âme, era semplicissimo, commentò che l’aveva fatto così per tenersi una mano libera con cui fumare mentre suonava. Quell’umorismo acidulo, nutrito di understatement, che penetra anche una delle più famose opere di Ravel, Bolero. Abbiamo anche questo, suonato da lui.

Il libro di Enzo Restagno che abbiamo citato si intitola Ravel e l’anima delle cose.

Immagine: Copertina