Un ritratto di Bruno Lauzi, il più grande cantautore italiano dimenticato

Un ritratto di Bruno Lauzi, il più grande cantautore italiano dimenticato

Perché abbiamo dimenticato Bruno Lauzi? Uno dei fondatori della scuola genovese, lui che però era nato ad Asmara, ma a Genova ci era cresciuto. Rispetto a De André, Bindi, Tenco, Endrigo o Paoli, Lauzi ha avuto un destino diverso. D’altra parte lui stesso l’aveva previsto:

Smettiamola di parlare di scuola genovese: ciascuno di noi fa storia a sé

In vita, in ogni cosa che faceva, Lauzi è stato “l’artista controcorrente”. “Un vero anticonformista”, come diceva Fossati. Quello stare fuori dagli schemi, lontano dai salotti giusti, ha avuto però ripercussioni sulla sua carriera. Oggi sì, viene consegnato un premio che porta il suo nome, ma sembra poca cosa, “un contentino”, per un artista che ha dato così tanto alla musica.

Bruno Lauzi, un poeta della musica italiana

La passione per la musica nasce sui banchi di scuola del ginnasio. Con il suo compagno Luigi Tenco, si scambiano soprattutto dischi jazz. Ma ama anche la poesia, Pound e Lorca sono tra i suoi preferiti. E poi i grandi chansonnier come Brel e Brassens.

Il suo debutto avviene come autore. Un brano intitolato “Bella”, cantato da Gaber, nel 1960.

Per la sua carriera, Lauzi pensa di usare inizialmente uno pseudonimo. Miguel e i Caravana. Suona alcune canzoni in genovese su musica brasiliana.

Il successo arriverà con i brani firmati da Lauzi. Tra i più belli della musica italiana: Ritornerai, Margherita, Viva la libertà e Il poeta. Quest’ultimo è stato a lungo censurato per il riferimento al suicidio. Anche per evitare la censura, qualche anno dopo, Lauzi sarà tra i primi musicisti a esibirsi su televisioni private.

I rapporti con i colleghi sono inquieti, non sempre facili. Avrà modo di litigare con De André (reo secondo lui di aver composto “un’apologia del suicidio” scrivendo “Preghiera in gennaio” per il suo amico Luigi Tenco). Non mancheranno neanche le critiche a Mogol per alcuni testi banali e commerciali.

Bruno Lauzi, un artista al servizio degli altri

Lauzi ha scritto tantissimo anche per gli altri, contribuendo al loro successo. Ha composto Donna sola, Piccolo uomo Almeno tu nell’universo per Mia Martini. L’appuntamento per Ornella Vanoni. Per Marcella Bella, Mina e anche voci maschili. I Nomadi, ad esempio. Canterà, però, lui stesso brani di altri, trasformandole in cover di successo, come Onda su onda Genova per noi di Paolo Conte.

Belle anche le sue canzoni scritte per i bambini, alcune andranno anche allo Zecchino d’oro.

Bruno Lauzi, “Io canterò politico”

Tra lo sterminato materiale che Lauzi ci ha lasciato ci sono anche libri di poesie, articoli di giornale e interventi a comizi politici. Legato politicamente al partito liberale (dopo si avvicinerà al centro-destra), ha sbeffeggiato in più di un’occasione l’artista impegnato di sinistra. Mostrando pubblicamente le sue ipocrisie. Ha rifiutato di esibirsi all’edizione di una festa dell’Unità chiedendo agli organizzatori della serata di occuparsi prima della liberazione dai gulag degli artisti sovietici lì imprigionati. Dai suoi attacchi si salva soltanto Guccini, artista secondo lui “sincero e onesto”.

Io canterò politico quando starete zitti, e tutti i vostri slogan saranno ormai sconfitti. Quando sarete stanchi di starvene nel coro, a battere le mani solo se lo voglion loro. Avete bisogno dell’individualismo per vincere la noia di un assurdo conformismo.

Lauzi, si potrebbe dire in poche parole, è sempre stato dall’altra parte. In ogni circostanza, prendendo in prestito le parole di Brecht, sedendosi dalla parte del torto visto che tutti gli altri erano occupati. Fu uno dei pochi personaggi pubblici a difendere, coraggiosamente, Enzo Tortora, suo amico.

Negli ultimi anni di vita, quando iniziò la sua battaglia contro il morbo di Parkinson, ha avuto la lucidità di dedicargli un’ironica lettera.“Mr Parkinson”, diceva:

non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me.

Per approfondire la vita e la carriera di Bruno Lauzi, oltre che ascoltare la sua musica, ti consigliamo il libro “Tanto domani mi sveglio. Autobiografia in controcanto”.

Immagini di copertina