Quando Robert Plant cantava un brano di Umberto Bindi e Franco Califano

Quando Robert Plant cantava un brano di Umberto Bindi e Franco Califano

C’è stato un tempo, che oggi ci sembra lontanissimo, in cui i grandi musicisti internazionali cantavano in italiano. Grazie soprattutto alla musica napoletana che ha spopolato da metà dell’Ottocento fino al secondo dopoguerra. Basta citare: O sole mio, pubblicata per la prima volta nel 1898, Luna rossa del 1950 e Malafemmena, scritta e musicata dal grande Totò, l’anno successivo.

Erano gli anni in cui l’Italia, ma soprattutto Napoli (e anche in parte Roma), suscitava un fascino esotico e romantico, ricco di luoghi comuni. Un esempio, su tutti, è quel gioiello (a tratti un po’ pacchiano) di That’s amore. Resa celebre dalla voce di Dean Martin, nel 1953.

When you walk in a dream but you know you’re not dreaming, signore. Scusa me, but you see, back in old Napoli. That’s amore.

Più o meno con l’arrivo dei Beatles, la musica italiana ha perso lo smalto internazionale che aveva avuto fino a lì. E, in un certo senso, le parti si sono invertite. Nelle radio hanno iniziato a girare le cover italiane delle canzoni dei Fab Four.

Con il tempo abbiamo finito per farcene una ragione e le nuove generazioni hanno dimenticato che influenza ha avuto la musica italiana nel mondo. Oggi ci sembra assurdo, ma una volta Robert Plant ha cantato una canzone di Umberto Bindi e Franco Califano.

La musica è finita, un capolavoro “senza confini”

Prima che fondasse i Led Zeppelin, nel repertorio di Robert Plant c’era anche la cover di una canzone scritta, tra gli altri, da Bindi e Califano. La musica è finita. Un gioiello che non smette mai di “struggere“.

Il singolo è del 1967 e viene presentato al Festival di Sanremo dello stesso anno con la splendida voce di Ornella Vanoni. Il pezzo sarà poi cantato da altri musicisti: come Orietta Berti e Renato Zero. Come fosse uno standard della musica pop. Il testo viene scritto da quel magnifico paroliere di Franco Califano insieme a Nicola Salerno. La musica è di Umberto Bindi (l’arrangiamento di Gianfranco Intra). Ma come è possibile che questo brano sia arrivato alle orecchie di Robert Plant?

La carriera di Robert Plant prima dei Led Zeppelin

Dov’è Plant in quegli anni? L’incontro con Jimmy Page (Bonham lo aveva già incontrato) avviene nella prima metà del 1968. Quando il chitarrista è alla ricerca della voce giusta per il suo nuovo gruppo. Robert, fino a quel giorno dell’audizione, ha cantato con tanti gruppi nel giro di Birmingham. Il suo primo 45 giri in assoluto vede la luce nel 1966, per la casa discografica CBS, in un trio soul. L’anno dopo, l’etichetta decide di puntare tutto su di lui. Ha sentito che in Italia sta spopolando una canzone presentata a Sanremo.

In quegli anni il successo della Vanoni è impressionante e riesce ad arrivare alle orecchie dei produttori della CBS. Così decidono di riadattarla per il mercato anglofono. Sarà: Our Song.

Our Song vs La musica è finita

La canzone è stata riscritta, nella versione inglese, da Anthony Clarke (mentre la produzione è stata curata da Danny Kessler e Roger Bolton). Bisogna dire che rispetto all’originale la versione inglese sembra più banale. Un lamento senza guizzi. Basta confrontare i primi versi. L’originale:

Ecco… la musica è finita, gli amici se ne vanno. Che inutile serata, amore mio.

Mentre nella versione cantata da Robert Plant si sente:

Our song – we used to call it our song. It helped us say hello once. It made us fall in love once.

Se le differenze del testo sono evidenti, la musica è rimasta più o meno la stessa del lavoro di Bindi. Bisogna dire che Umberto è stato un artista tra i più raffinati e originali della tradizione italiana, dimenticato negli anni soprattutto per lo scandalo che generò all’epoca il suo orientamento sessuale. Scomparso nel 2002, viene ricordato oggi come uno dei grandi della scuola genovese. Scrivendo pezzi anche per Ornella Vanoni, Franco Califano, Gino Paoli, Renato Zero e molti altri.

Il pezzo, cantato da Plant, non ebbe però il successo sperato. Difficile dirlo con certezza, ma secondo alcune fonti pare fossero state vendute soltanto 800 copie. È stata una rarità, fino all’uscita nel 2003 di Sixty Six to Timbuktu che raccoglie tutti i primi brani del front-man dei Led Zeppelin. Tra cui anche “La musica è finita“.

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