Il 1971 è stato l'anno d'oro della storia del rock?

Il 1971 è stato l'anno d'oro della storia del rock?

Al critico britannico David Hepworth piacciono le affermazioni perentorie. Nel libro “Uncommon people” sostiene che le autentiche “rock star“, come le ha conosciute la sua generazione, e quelle precedenti e successive alla sua, in un arco che va da Little Richard a Kurt Cobain, non ci sono più e non potrebbero più esserci.

In un altro libro, bello e corposo, appena pubblicato in Italia dalla casa editrice indipendente SUR, Hepworth afferma: il 1971 è stato l’anno più importante della storia del rock. L’anno d’oro. Nel 1971 l’autore aveva 21 anni: la rievocazione, fitta di informazioni portate a sostegno della tesi, è sicuramente nostalgica. Nel 1971, racconta l’autore, la TV quasi non c’era: era naturale passare la serata a casa di qualche amico che aveva un impianto da pochi soldi, e ascoltare musica. La nostalgia è comprensibile: scorrendo un elenco degli album pubblicati 1971, si resta storditi.

Ci pensa il critico a ricordarceli, nel libro, grazie a una top 100 da lui compilata, integrata da una playlist di brani al termine di ogni capitolo (ciascuno dei quali corrisponde a un mese del 1971): oltre che nel libro—che ti consigliamo di leggere—le puoi trovare qui. Vediamo un po’ più da vicino la top 100 di un anno segnato, tra l’altro, dalla morte di tre grandi personalità: Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison.

La top 100 di “1971. L’anno d’oro del rock”

I Beatles si sono sciolti da poco, e ciascuno dei quattro concretizza con zelo il suo progetto solista. Il 1971 è l’anno di Imagine (nel video sotto, un bellissimo live acustico di quell’anno): quindi, verrebbe da dire, non c’è partita, Lennon li batte tutti, con una sola canzone.

Ma, come ricorda Hepworth, il 1971 è anche l’anno del Concerto per il Bangladesh di George Harrison—sollecitato dall’amico Ravi Shankar—a cui partecipa anche un riluttante Bob Dylan: un evento che segna la nascita della formula “concerto rock di beneficenza“, a partire dal Live Aid. Dal live, in cui suona While my guitar gently weeps con Eric Clapton, Harrison trae un triplo album (aveva pubblicato un altro triplo appena un anno prima).

Solo considerando i maggiori, la top 100 del 1971 è impressionante. Un incrocio di generazioni che si incontrano alla ribalta. C’è Bowie con Hunky Dory (“Changes”, “Oh! You pretty things” e la mitica “Life on Mars“). Tra l’altro, il primo viaggio americano di Bowie nel 1971 avrebbe gettato le basi per la nascita di Ziggy Stardust.

C’è Sticky fingers dei Rolling Stones. C’è Blue di Joni Mitchell. Ci sono i Doors di L.A. Woman. I Can di Tago Mago. Poi Marvin Gaye con What’s going on. I Beach Boys col capolavoro Surf’s up.

E poi Crosby, Stills, Nash & Young con 4 way street. I T. Rex di Electric Warrior. Il progressive rock degli Yes con i loro due album migliori, e quello dei Genesis con Nursery crime. I Velvet Underground senza Nico di Loaded. I Jethro Tull di Aqualung. I Pink Floyd di Meddle, ormai emancipati da Syd Barrett. Cantautori: almeno Leonard Cohen,  Elton JohnCat Stevens Nick Drake. Ma ci sono un paio di uscite in particolare che, secondo il critico, si identificano col vero e proprio rock.

I Led Zeppelin e gli Who: l’essenza del rock

Questi due gruppi secondo l’autore del libro sono il rock. Dopo il mai troppo sottovalutato Led Zeppelin III, la band pubblica nel 1971 Led Zeppelin IV, che li consacra definitivamente. Plant, Page, Bonham e John Paul Jones salgono in cattedra per mostrare a tutti come si fa una cavalcata hard-rock, con l’ironica Black dog, e come si fa una ballata immortale con Stairway to heaven.

Ma è davanti agli Who—che nel 1971 escono con Who’s next—che David Hepworth abbandona ogni obiettività da storico: per lui, Baba O’Reilly è semplicemente la cosa più bella dell’anno più bello della storia del rock. Anche grazie al basso di John Entwistle.

Il rock adulto: Carole King

Nel 1971, coronato dall’esecuzione integrale in un concerto a Hyde Park, esce Tapestry di Carole King. Si tratta di un LP che ridefinisce le coordinate dell’industria musicale per gli anni a venire. Il primo “evergreen” del rock, e l’atto di nascita dell’Adult Oriented Rock (AOR). La maggior parte dei 150.000 americani che acquistarono “Tapestry” nel 1971, ricorda Hepworth, non avevano in camera né il poster di Easy Rider, né foto di Marianne Faithfull vestita da motociclista. E non passavano la notte davanti a una proiezione di “Il mucchio selvaggio” di Peckinpah. Erano persone in grado di decidere se un artista pop sarebbe stato un fuoco di paglia, o un artista destinato a durare. Erano giovani donne

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Immagini: Copertina