Lo studio che ha fatto le copertine più belle del rock: dai Pink Floyd ai Led Zeppelin

Lo studio che ha fatto le copertine più belle del rock: dai Pink Floyd ai Led Zeppelin

Prova a pensare a un grande album della storia del rock senza la sua copertina: difficilmente ci riuscirai. La recente, paradossale fortuna dei dischi in vinile presso un pubblico più ampio di quello degli appassionati collezionisti e degli audiofili, ci riporta proprio a questo. 

All’impossibilità di scindere un album dalla sua cover art. Perfino quando ascoltiamo musica su Spotify sentiamo il bisogno di un’immagine. C’è sempre stato un rapporto forte tra le copertine dei dischi e le arti visive. Pensiamo a Salvador Dalí per Jackie Gleason nel 1955. Alla famosa “banana” di Andy Warhol per i Velvet Underground nel 1967. E, un anno dopo, al Sgt Pepper dei Beatles. Nel vinile, l’artwork era, ed è, fondamentale. Esaltato dal formato 30×30, e dall’utilizzo del retro. È noto, del resto, che molti musicisti del passato anche recente hanno frequentato scuole d’arte.

Lo fece, ad esempio, Syd Barrett, che, dopo le scuole, ebbe come coinquilini i futuri designer Storm ThorgersonAubrey Powell, amici suoi. Questi due, insieme a Peter Christopherson che sarebbe subentrato più tardi, sono stati il nucleo di un leggendario studio grafico. Nato 50 anni fa, lo studio, dal 1968 al 1983 ha realizzato più di 160 copertine per i più grandi del rock. Dai Led Zeppelin ai Black Sabbath ai Genesis. Oltre, ovviamente, a tutte le più belle cover dei Pink Floyd.

Lo studio “Hipgnosis” e i Pink Floyd

Thorgerson e Powell videro un giorno, sulla porta dell’appartamento, un graffito che diceva: “Hipgnosis”. Contrazione di hip (alla moda) e gnosi. L’abbinamento era abbastanza eccentrico da far loro ritenere che l’avesse inventato Syd. Scelsero “Hipgnosis” come nome dello studio destinato a trasformare in arte d’avanguardia le copertine degli LP. La prima copertina realizzata fu A saucerful of secrets dei Pink Floyd. Thorgerson, morto nel 2013, è stato definito il più grande album designer di sempre: si inventò il celebre prisma triangolare di The Dark Side of the Moon.

Ma la genialità dello studio Hipgnosis si riversa su tutte le invenzioni per Roger Waters e soci. C’era qualcosa di “analogico” anche nella realizzazione delle copertine. Pensiamo a Wish you were here, l’album “dell’assenza”: due affaristi in completo si stringono la mano e uno dei due prende fuoco. Non si tratta  di un effetto di post-produzione: l’immagine è vera. Uno stuntman prese fuoco sul serio per qualche attimo. 

Pink Floyd - Wish you were here (part.). Via

Pink Floyd – Wish you were here (part.). Via

Le copertine per i Pink Floyd, infatti, sono sì surreali, ma si rifanno a un surrealismo alla Magritte. Dunque Thorgerson e Powell ricercavano anche immagini molto fedeli. Lo vediamo nell’inlay di Wish you were here, con il tuffatore che non produce increspature. Con le copertine di Meddle—l’orecchio sott’acqua—e di Animals. Durante la realizzazione di quest’ultima, il maiale gonfiabile fluttuante fra le ciminiere della centrale di Battersea (ha anche un nome: Algie) si liberò dall’ancoraggio volandosene sopra Londra.

Le più belle copertine del rock

Collage cubisti, body art, effetti trompe l’oeil, ingrandimentidistorsioni. Lo studio Hipgnosis non si fece mancare nulla, e cercò l’originalità anche nei più tradizionali ritratti dei cantanti e dei gruppi. Basta vedere la splendida copertina del primo album di Peter Gabriel, ritratto dentro una macchina lucida sotto la pioggia.

L’ispirazione poteva venire dalla musica dell’album, ovviamente. O da un’idea dei musicisti. O da un libro. L’idea per The Dark Side of the Moon, ad esempio, venne guardando le immagini di un vecchio libro francese di fisica.

Talvolta il caso ci metteva lo zampino. La straordinaria copertina di Houses of the holy dei Led Zeppelin, ad esempio, fu ispirata al finale del romanzo “Le guide del tramonto” di Arthur C. Clarke. Powell fece fotografie a due bambini gemelli sul Selciato del gigante in Irlanda. Poi le multistampò: tra front cover e retro si vedono 11 bambini. L’effetto finale non era ritenuto soddisfacente, ma alcuni incidenti di stampa alterarono le tinte: la copertina divenne bellissima e inquietante.

Led Zeppelin - Houses of the holy. Via

Led Zeppelin – Houses of the holy. Via

La realizzazione di certe copertine è rocambolesca. Per Elegy dei Nice di Keith Emerson, ad esempio, decisero di andare in Marocco. E fotografare 120 palloni rossi disposti lungo le dune del deserto. I palloni li portarono loro, sgonfi, assieme a due misere pompe da bicicletta. In una notte intera, assieme a una ventina di ragazzi arabi che avevano pagato, per farsi aiutare, riuscirono a gonfiarne appena 40. Utilizzarono quelli e lasciarono il resto ai ragazzi.

Solo da Peter Gabriel, ricorda Powell, lo studio “Hipgnosis” avrebbe accettato, diciamo così, ordini. Per “The lamb lies down on Broadway” il cantante voleva semplicemente un’illustrazione della storia. I due lo fecero a modo loro. In un mondo senza Photoshop, ci vollero settimane per completarla. Il gruppo rimase di stucco.

Per approfondire

Se questa breve introduzione a Hipgnosis ti ha incuriosito, ecco come approfondire. Qui un lungo articolo di Rolling Stone, per iniziare. Qui, invece un bellissimo libro con l’intero catalogo Hipgnosis. Trovi il catalogo anche su questo sito. Il libro non è caro. Se sei un appassionato di rock, vale la pena conoscere il catalogo Hipgnosis perché sono belle anche le copertine per gruppi meno celebri o sconosciuti ai più: anzi, spesso lo sono molto di più. In questo articolo di Noisey ne trovi alcune. Qui trovi un articolo riepilogativo sulla “età d’oro delle copertine dei dischi”.

Immagini: Copertina