In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni dei Rolling Stones

In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni dei Rolling Stones

Lo scrittore Martin Amis sostiene che quando diciamo di “amare un autore” esageriamo: stiamo affermando, in realtà, di amare all’incirca metà della sua opera. Anche a questo servono le playlist musicali: a farci scoprire cosa non ci piace dei nostri musicisti preferiti.

E quante straordinarie curiosità, invece, magari non conosciamo ancora. Grazie a playlist comprensive e gratuite hai potuto ascoltare tutti i bootleg di Bob Dylan, le canzoni più romantiche di Patti Smith, i brani più eccentrici di Tom Waits. Oggi ti segnaliamo una lunga playlist dedicata ai Rolling Stones.

Tutte le canzoni dei Rolling Stones

O quasi. La playlist, realizzata da Openculture, dura 44 ore e contiene 613 brani disposti in ordine cronologico. Ad esempio, fra i due album in studio Aftermath e Between the Buttons, rispettivamente del 1966 e del 1967, trovi il primo album live del gruppo, Got Live if you want it, uscito alla fine del 1966. Nonostante la mole impressionante, la playlist, compilata su Spotify, perde per strada qualche album, per questioni di diritti. Minuzie, rispetto a quello che c’è: in fondo trovi perfino Blue & Lonesome, album di cover uscito nel dicembre 2016.

Gli esordi dei Rolling Stones

Uno dei lati forti di questa playlist è la possibilità che ti offre di riscoprire gli inizi della band. Prima della golden age, solitamente indicata nel periodo 1966-1972, con ben otto album fra Aftermath e Exile on Main St.

Il primo singolo degli Stones è la cover di una grande canzone di Chuck Berry. Il primo album, del resto, contiene solo cover r’n’b se si eccettua la (bruttina) Tell me. Il secondo singolo, che fece guadagnare alla band una certa fama, è invece una canzone firmata Lennon/McCartney (i Beatles all’epoca erano già al secondo disco): I wanna be your man.

La playlist è ben aggiornata. Contiene anche un bellissimo album di rarità uscito il 1 dicembre 2017, On Air, con solo brani live trasmessi dalla BBC fra il 1963 e il 1965. L’album immortala il momento in cui sboccia il sodalizio artistico Jagger/Richards. Non poteva mancare perciò una versione live del brano che apre il periodo d’oro della band, (I can’t get no) Satisfaction.

Una band esplosiva

Per tutti i primi anni di carriera gli Stones furono pubblicizzati come la versione dionisiaca dei Beatles. Tuttavia, solo alla fine degli anni sessanta, quando la carriera dei Fab Four era ormai declinante, riuscirono a superarli. E, in un certo senso, a prendere il loro posto. A partire almeno da Jumpin’ Jack Flash la musica degli Stones trasmette un’energia diversa. Davvero “pericolosa”, si legge su Openculture.

Del resto, il rock degli Stones di questo periodo è considerato, semplificando molto, un “ponte” fra le utopie dei Sessanta e il nichilismo degli anni Settanta. Celebre ed emblematica, in questo senso, l’esecuzione di Under my thumb al concerto di Altamont

Gli album migliori

All’altezza del 1968, la band appariva completamente trasformata, rispetto a ciò che era. Beggars Banquet, Let it Bleed, Sticky Fingers (il disco della “linguaccia”, con la copertina di Andy Warhol), Exile on Main St., fanno impallidire gli scimmiottatori (per quanto interessanti) del blues che si ascoltano nell’esordio e in vari episodi di 12 x 5. Una particolare alchimia li rendeva a proprio agio con il rock ‘n’ roll più duro, con gli omaggi al folk, al blues, e in struggenti ballate.

In quel momento, i Rolling Stones erano, forse, la più grande rock and roll band del mondo. Se lo dicevano da soli, o meglio, si facevano presentare così, prima di salire sul palco. Sarà vero? Scorri la playlist per rinfrescarti le idee.

Immagini: Copertina