Robert Schumann, il musicista romantico per eccellenza

Robert Schumann, il musicista romantico per eccellenza

Nessun altro come il compositore tedesco Robert Schumann, nato nel 1810 come Fryderyk Chopin, ha incarnato per le generazioni future l’ideale del musicista romantico. In lui si coniugavano un bisogno fortissimo di originalità creativa e l’ammirazione per l’antico contrappunto di Johann Sebastian Bach, le cui opere Schumann considerava “scritte per l’eternità”.

La musica di Schumann, i cui lavori fondamentali sono dedicati al pianoforte, tende fortemente verso la poesia e assomiglia a un lungo sogno a occhi aperti, in una costellazione di stati d’animo che si succedono incalzanti. Il romanticismo schumanniano, che è stato definito dal critico Massimo Mila “estremo, esasperato e battagliero”, è un mondo: vi trovano voce slanci impetuosi e ripiegamenti sentimentali, tipici del modo di comporre di Schumann, ma anche sensazioni oscure e inquietanti degne di un racconto di Edgar Allan Poe, virtuosismi estremi, trasfigurazioni del mondo naturale (nella raccolta intitolata Scene del bosco), o la rievocazione affettuosa delle sensazioni dell’infanzia, come nella raccolta Scene infantili di cui fa parte il celebre Sogno.

La vita e l’opera di Robert Schumann

Figlio di un libraio, Schumann fu pervaso giovanissimo da una passione totalizzante per la letteratura e la musica: iniziò a studiare il pianoforte a sei anni. In seguito la famiglia lo spinse a studiare Legge: si trasferì quindi nelle città universitarie di Lipsia e Heidelberg, ma nel 1830—complice l’ascolto di un travolgente concerto di Paganini—si risolse di abbandonare la giurisprudenza per dedicarsi al pianoforte.

Tuttavia un serio problema alla mano destra (che forse si procurò da sé, cercando di allargarne l’apertura) lo costrinse a rinunciare al concertismo per dedicarsi solo alla composizione. Quasi per una forma di compensazione, dal 1830 al 1839 Schumann compose esclusivamente opere per pianoforte: opere sconvolgenti e rivoluzionarie per l’epoca, alcune di difficilissima esecuzione, che ancora oggi sono parte del bagaglio di ogni pianista concertista in tutto il mondo.

Uno degli ostacoli principali che le dita del pianista devono superare, quando affrontano un brano di Schumann, è quello di dare il giusto risalto alla melodia, spesso immersa in un pulviscolo di rapidissime figurazioni sonore: come nel lirico Intermezzo dalla raccolta intitolata Carnevale di Vienna. Immagini di fantasia.

Dal 1834 Schumann fece circolare le sue moderne idee sulla musica (fu tra i primi a riconoscere la grandezza di Fryderyk Chopin, di Johannes Brahms e di Franz Schubert, del quale riscoprì l’ultima sinfonia compiuta) in una rivista fondata assieme al suo maestro, Friedrich Wieck. Della figlia di quest’ultimo, Clara, una dotatissima pianista, si innamorò perdutamente: aggirando la ferrea opposizione del padre di lei attraverso una relazione clandestina, i due riuscirono a sposarsi nel 1840, e il loro rapporto fu di ispirazione a molte opere pianistiche del compositore.

musica, pianoforte, romanticismo

Dopo il matrimonio, dagli anni Quaranta l’attività compositiva di Schumann si apre ad altre forme: comporrà, fra le altre cose, moltissimi lieder (canti per voce lirica e pianoforte, in lingua tedesca), celebri concerti per strumento solista (pianoforte, violino, violoncello) e orchestra, quattro Sinfonie, e molta musica da camera, fra cui spicca il grande Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e archi, composto nel 1842. Il secondo movimento di quest’opera era prediletto dal regista Ingmar Bergman, che lo utilizzò come colonna sonora del film Fanny e Alexander.

Sfortunatamente, dal 1850, dopo un trasferimento a Düsseldorf, i disturbi nervosi di cui Schumann già soffriva si aggravarono fino a rendergli inevitabile l’internamento in un ospedale psichiatrico, assistito talvolta da Clara e dall’allievo-amico Johannes Brahms: vi morì nel 1856 ad appena 46 anni. La sua ultima opera per pianoforte è una straordinaria raccolta di 5 brevi brani intitolata Canti dell’alba.

Ascolta alcuni capolavori di Robert Schumann

Schumann aveva l’abitudine di inventare personaggi ideali tramite cui esprimere diverse sfumature del suo immaginario e della sua personalità: i principali alter ego con cui a volte firmava articoli e composizioni si chiamano Florestan, energico e impetuoso, ed Eusebius, sognante e malinconico. Schumann li presenta in maniera quasi didascalica nei Pezzi Fantastici (Fantasiestücke), una raccolta di 8 brevi brani per pianoforte, composta nel 1837. Basta ascoltarne i primi due brani per riconoscere il carattere di Eusebius nelle velature del bellissimo Di sera (Des Abends), e quello di Florestano in Slancio (Aufschwung).

In alcune opere l’alternanza fra stati d’animo è sconcertante, come nella Sonata per pianoforte n. 2, in cui a un primo movimento letteralmente sfrenato (l’indicazione di tempo di Schumann è: il più velocemente possibile) succede, nel secondo movimento, un canto sommesso e struggente.

Quando l’irruenza di Florestan e la malinconia di Eusebius si compenetrano, emerge un altro personaggio che ne rappresenta la sintesi. Schumann lo chiama Maestro Raro: è lui a presiedere alla composizione delle 8 Novellette per pianoforte, brani caleidoscopici che non obbediscono ad alcuna forma musicale prestabilita. Ascolta—eseguita dal grande pianista italiano Dino Ciani—la quarta, vulcanica novelletta.

Una selezione degli scritti sulla musica di Robert Schumann è pubblicata dall’editore SE. I diari sono pubblicati dalla casa editrice EDT, nella cui collana di Storia della musica, nel volume dedicato al Romanticismo, si parla diffusamente di Schumann. Lo scrittore Filippo Tuena, alternando verità storica e finzione, è autore di un romanzo “a più voci” sugli ultimi anni del compositore, Memoriali sul caso Schumann. Moltissime Lezioni di musica mandate in onda da Radio3—e archiviate online—sono dedicate a opere di Schumann. Fra le tante segnaliamo quella sui Fantasiestücke e sulla seconda Sinfonia.

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