Il segreto per una canzone che mette di buon umore si nasconderebbe in un accordo

Il segreto per una canzone che mette di buon umore si nasconderebbe in un accordo

Il linguaggio della musica è universale. Conoscerlo, sapendo magari leggere uno spartito, aiuta ad apprezzare di più le grandi composizioni di Beethoven, Mozart, Debussy, ma non è indispensabile. È dentro la struttura stessa degli accordi, dell’arrangiamento, della composizione che si nasconde l’alfabeto emotivo della musica.

Quando ascoltiamo un brano cantato è facile spiegare a qualcuno (e anche a noi stessi) perché ci rende felici o tristi. Ma se provassimo a togliere “i suggerimenti” verbali, come potremmo spiegare le emozioni che proviamo? Qual è la loro origine

Chi suona uno strumento sa benissimo di cosa stiamo parlando. Ogni accordo, che sia suonato al piano o alla chitarra, ha una propria naturaMinore, maggiore, diminuito, sospeso ecc. Senza entrare nel dettaglio di ogni singolo accordo (per quanto il discorso sia estremamente affascinante), e semplificando al massimo, a determinare la natura di un accordo sono le note che lo compongono. I loro intervalli (la loro distanza).

Gli accordi malinconici e quelli luminosi

Un gruppo di ricercatori della Indiana University ascoltando gli accordi di chitarra e i testi di centomila canzoni provenienti da tutto il mondo, ha pubblicato uno studio molto interessante, intitolato The Minor fall, the Major lift: inferring emotional valence of musical chords through lyrics. Una ricerca cioè sul valore emotivo di ogni accordo.

E analizzandoli tutti hanno scoperto qual è quello che rende una canzone felice, positiva e di un buon umore contagioso.

In questo video, realizzato da Science, puoi sentire prima di tutto la differenza tra un accordo minore e uno maggiore.

Mentre uno trasmette tristezza, l’altro luminosità, grazie soltanto allo spostamento di una nota. La terza. La posizione di questa rispetto alle altre determina il “colore” dell’accordo.

L’accordo più felice

L’accordo che trasmette più emozioni positive a qualunque tipo di ascoltatore però non è semplicemente l’accordo maggiore: bensì quello di settima. Un accordo (che può essere sia minore che maggiore) che ha, appunto, anche la settima nota.

Per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare un discorso complesso, ma il suono di questo accordo è familiare a tutti. Basta sentire l’accompagnamento di qualsiasi blues.

L’accordo (in tutte le sue sfaccettature) è molto suonato anche nella musica jazz. È un accordo che aggiunge espressività al pezzo. Ad esempio, ascolta questo brano di Charlie Parker, suonato per l’occasione da Coltrane: “Billie’s bounce”. La maggior parte degli accordi è di settima, anche se di natura diversa, ma la sfumatura “allegra e luminosa” è inconfondibile. 

Per lo studio della Indiana University, sono stati raccolti, attraverso dei sondaggi, le reazioni degli ascoltatori ad alcune singole tracce. Anche nel mondo del pop. E tra i musicisti percepiti come positivi non potevano certo mancare loro, i Beatles. Musicisti che non lasciavano niente al caso, ma costruivano le loro canzoni, anche le più semplici, per essere comunicative al massimo.

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