La nostra sensibilità musicale sarebbe una questione culturale e non biologica

La nostra sensibilità musicale sarebbe una questione culturale e non biologica

“Vien fatto di supporre che i Greci [antichi] possedessero una sensibilità musicale enormemente maggiore della nostra, e quasi si è tentati di cercare una ragione fisiologica di questo fenomeno”. Così comincia la Breve storia della musica di Massimo Mila.

Nonostante la musica greca non fosse così progredita (essendo assai povera di strumenti) gli ascoltatori avevano una sensibilità completamente diversa dalla nostra, molto più profonda per certi versi, frutto soprattutto di una precisa attitudine all’ascolto. Il loro orecchio era abituato ad ascoltare suoni assai diversi, anche dissonanti (sgradevoli).

Quando sentiamo una canzone tradizionale cinese o mongola può capitare spesso di non “comprenderne emotivamente” un certo passaggio. Non perché le nostre orecchie sono fatte diversamente ma perché culturalmente siamo più sensibili a un certo tipo di armonia.

Per fare un po’ di chiarezza i ricercatori del MIT di Boston hanno condotto uno studio etnomusicologico pubblicato su Nature. “È difficile stabilire quanto la nostra preferenza sia dovuta alla biologia o alla convenzione”, ha detto Josh McDermott, neuroscienziato del MIT: “Perché la maggior parte delle persone ascolta la musica occidentale, in cui gli accordi consonanti predominano”.

I ricercatori hanno condotto lo studio sulle preferenze musicali all’interno di un gruppo indigeno dell’Amazzonia boliviana che ha avuto una scarsa esposizione alla cultura occidentale.

Nell’ascolto di alcuni brani (tra i quali anche pezzi elettronici) questi partecipanti non hanno mostrato nessuna particolare preferenza per un suono consonante e uno dissonante. Anzi per loro non c’era alcuna differenza nell’ascolto. Questa insensibilità era dovuta al fatto che nella loro cultura musicale mancano linee musicali multiple, i loro musicisti cioè suonano e cantano uno alla volta, ma mai contemporaneamente.

Questo studio sottolinea ancora una volta che una canzone per essere bella non deve rispettare una certa struttura, una determinata frequenza tra le note, esserlo quindi intrinsecamente; ma dipende soprattutto dalla preparazione dell’orecchio che l’ascolta.

Immagine via Flickr