Skiantos, guida per principianti

Skiantos, guida per principianti

Ehi sbarbo smolla la biga che slumiamo la tele. Sei fatto duro, sei fatto come un copertone. Ci facciamo?

Eptadone

Se dovessimo scegliere un gruppo italiano tra i più sottovalutati, sceglieremmo loro: gli Skiantos. Senza pensarci due volte. Sotto la bandiera del “rock demenziale”, gli Skiantos sono stati spesso confusi con “trash“. Più o meno allo stesso livello degli Squallor. Gli Skiantos non erano però un gruppo “demente”. Erano artisti: un mix tra futurismo, dadaismo e punk. Che alla fine degli anni ’70 ha sconvolto tutti. Anche i più giovani.

Come ha scritto il giornalista Davide Bassi: “Gli Skiantos hanno avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto (Bologna) al momento giusto (il 1977)”. Come un altro grande della nostra storia: Andrea Pazienza. In un periodo di tensione e proteste, di forte partecipazione politica, gli Skiantos si presentano come un gruppo anarchico puro. La loro ribellione è totale, talmente tanto che scontenta tutti.

Gli Skiantos: raffinati dementi

Dietro a quello che può sembrare superficialità e grossolanità, si nasconde invece raffinatezza. Il leader del gruppo, Roberto “Freak” Antoni, laureato al DAMS con una tesi sui Beatles, discussa con lo scrittore Gianni Celati, è l’arma del gruppo bolognese. I suoi testi sono straordinari.

La loro storia inizia a Bologna nel 1975. Più precisamente nella cantina di Freak. Si riuniscono alcuni studenti dopo le lezioni al DAMS. Non tutti sanno suonare. Ma poco importa. Due anni dopo sfornano la prima opera. È una musicassetta. Si intitola “Inascoltabile“. Lo è davvero. È sperimentale e amatoriale. Le canzoni sono improvvisate e registrate in una sola notte. Già si capisce di che pasta sono fatti. Così definirà l’opera Freak:

Una notte di improvvisazione per una decina di persone innamorate della musica

I testi delle canzoni (anche quelle che verranno) sono semplici, goffi, divertenti, ricercati. Mai impegnati politicamente. Gli Skiantos sono di un altro pianeta. Sono grezzi ed espressivi insieme. La cassetta riscuote un discreto successo a Bologna. E l’anno dopo vengono contattati dalla Cramps Records. La stessa che ha pubblicato anche gli album “sperimentali” degli Area e di Franco Battiato.

La loro satira non risparmia nessuno. Quel prendersela contro tutti e tutto li rende distanti da tutto. Anche troppo. Visto che vengono tacciati di qualunquismo. La loro ironia non risparmia nessuno, neanche i giovani cantanti di sinistra, quelli “impegnati”.

I loro live sono delle autentiche performance. Si presentano sul palco spesso vestiti in maniera ridicola. Il pubblico gli lancia la roba. Loro rispondono al fuoco, rispedendo gli omaggi al mittente.

MONOtono il primo capolavoro

Impossibile da non citare come prima canzone degli Skiantos Eptadone. Il giornalista musicale Christian Zingales l’ha definita: “Una scheggia punk anfetaminica”. A un certo punto, durante il monologo iniziale, Freak Antoni dice: “C’ho delle storie pese”. Da questa espressione, un po’ variata, nasce il gruppo di Stefano Belisario.

Il vinile di quest’opera viene stampato in 5000 copie. Volutamente di colore giallo vomito. Qui il nonsense associato ad arrangiamenti punk si esprime ai suoi massimi livelli. Come ad esempio in “Largo all’avanguardia”, “Vortice”, “Panka Rock”, “Diventa Demente”, “Io Ti Amo Da Matti (Sesso & Karnazza)”.

Sempre Bassi scrive:

Gli Skiantos sono il logico proseguimento di una tradizione avanguardista italiana, che passa per […] Ettore Petrolini e le intuizioni del Futurismo e operano un passaggio epocale nella scrittura dei testi. […] toccano “il grado sottoterra”, ponendosi addirittura al di sotto della normalità e della colloquialità, ricercando le soluzioni più semplici, rozze e immediate possibili.

Kinotto, il secondo capolavoro

Il 1979 è l’anno di Kinotto. Dove si trova un altro grande classico della band “Mi piacciono le sbarbine”. Quel primo tono aggressivo, propriamente punk, lascia il posto a sonorità più ricercate. Anche più pop si potrebbe dire.

Quello stesso anno al Palasport di Bologna si tiene un concerto live, con vari gruppi punk di allora. È il “Bologna Rock”. Gli Skiantos sono presenti. Si faranno odiare. Invece di suonare, sul palco cucinano la pasta e se la mangiano. Alla bordata di fischi risponde Freak: “Sembra una cagata, invece è una performance. Non capite un cazzo: questa è avanguardia, pubblico di merda”. Così la ricorderà in seguito Antoni:

La nostra provocazione aveva toccato, a seconda dei punti di vista, il fondo e l’apice nello stesso momento.

Con Pesissimo! del 1980, si potrebbe dire, che termina la carriera degli Skiantos. Freak Antoni lascia la band per una carriera da solista. Al suo posto c’è Linda Linetti. Le critiche che riceve l’album spingono il gruppo a sciogliersi. Si rimetteranno temporaneamente insieme alla fine degli anni ’80. Ma la sprezzatura non ci sarà più.

La carriera solista di Freak Antoni porta comunque a risultati interessanti.

Tra le cose più belle e recenti c’è la colonna sonora del film Beket di Davide Manuli. Il 12 febbraio 2014 è però il momento di lasciarsi davvero. Freak muore a soli 59 anni. Fin quando la malattia gliel’ha permesso ha continuato a esibirsi sul palco. Come se niente fosse: la sua ultima performance artistica.

Questa è soltanto una breve guida introduttiva agli Skiantos. Per ascoltare nel dettaglio, dalla stessa voce dei protagonisti, chi sono stati gli Skiantos ti consigliamo di ascoltare le cinque puntate di Storyville andate in onda su Radio3 nel 2008. La voce è quella di Roberto “Freak” Antoni.

Immagine via Facebook