Gli Steely Dan, la band più raffinata degli anni settanta

Gli Steely Dan, la band più raffinata degli anni settanta

Non tutti, purtroppo, conoscono gli Steely Dan. Una band che se da una parte ha il primato di essere tra le più originali degli anni settanta, dall’altra ha anche quello di essere poco conosciuta qui da noi in Italia.

Gli Steely Dan sono Becker e Fagen. I due frequentavano lo stesso college a New York. Siamo alla fine degli anni ’60. Iniziavano come tutti i ragazzi a fare musica. Si trasferirono, all’inizio dei settanta, a Manhattan per diventare dei professionisti della musica. Cantautori. Tranne che per un brano scritto per Barbra Streisand, i due stavano concludendo poco. L’incontro che cambierà per sempre le loro strade fu quello con il produttore Gary Katz che li convinse a seguirlo a Los Angeles.

La nascita di un mito: gli Steely Dan

Le canzoni che i due propongono a Katz lo interessano ma non lo convincono troppo. Sono eccessivamente complesse per farle suonare ad altri. Perché non le suonano direttamente loro, insieme a qualche turnista? Nasce così il “progetto” Steely Dan. Il nome lo prendono dal Pasto nudo di Burroughs.

Nel 1972 pubblicano il loro album d’esordio. Un album straordinario: l’opposto di quello che si sentiva in radio in quegli anni. 

Do It Again, oggi la loro canzone più famosa, avrà una fortuna incredibile negli anni 80, grazie ai tantissimi remix. Una dimostrazione di quanto fossero in anticipo con i tempi. 

Ma che cosa rende gli Steely Dan una band unica?

Un video della redazione Polyphonic lo ha spiegato. 

Prima di tutto, parlare degli Steely Dan vuol dire soprattutto parlare di un’estetica. E non semplicemente di una band. Dietro al loro lavoro ci sono molte persone. La loro estetica è caratterizzata da un maniacale perfezionismo, da testi “dark” e ironici, e dal suono di musicisti straordinari

In un periodo storico in cui a farla da padrone sono i pezzi pesanti dell’hard rock dei Led Zeppelin o i Deep Purple, gli Steely Dan si presentano con un sound completamente diverso. Completamente.

Oltre al brano Do it Again, anche Reelin’in the Years ne è un esempio perfetto. L’assolo mostra tutto il potenziale della band. Possono tranquillamente suonare quel tipo di musica che andava per la maggiore nel rock, ma non è loro interesse. 

Fondamentale per la fortuna degli Steely Dan è Roger Nichols, un ingegnere del suono che aveva lavorato, giusto per fare un paio di nomi, con i Beach Boys e Frank Zappa. Roger ha ricordato, anni dopo, il modo in cui tutti collaboravano alla creazione di un pezzo. 

Nessuno diceva mai ‘lasciamo perdere questo suono, nessuno se ne accorgerà mai.’ Tutto doveva essere vicino alla perfezione.

Ascolta attentamente il piano in Fire in the Hole, come esempio sonoro.

Con i diversi album, cambia anche la formazione dei musicisti. Fagen e Becker continuano a sperimentare, aggiungendo sempre nuove sonorità. Come il sax di Wayne Shorter, uno che ha suonato con Miles Davis per intendersi.

In Rikki don’t lose that Number ad esempio alla batteria suona Jim Gordon, un ritmo bossa perfetto. 

Erano così perfezionisti gli Steely Dan che arrivarono ad assoldare sei chitarristi per un solo album. Ognuno scelto in base al proprio stile. A differenza di molti altri musicisti che usavano, e usano tuttora, i turnisti come musicisti neutri, tutti uguali, gli Steely Dan sceglievano in base al suono di cui hanno bisogno.

Ma una volta trovato il chitarrista non voleva mica dire che il solo era pronto. Jay Graydon, dopo aver “superato” una selezione di cinque contendenti, impiegò sei ore nello studio di registrazione per fare felici gli esigentissimi Steely Dan. Ma la fatica veniva sempre ripagata, in ogni brano.

Immagine di copertina