Lo struggente regalo di Natale di Freddie Mercury all'amico Elton John

Lo struggente regalo di Natale di Freddie Mercury all'amico Elton John

L’uscita al cinema di Bohemian Rhapsody ha innescato—come se ce ne fosse bisogno—una nuova Queen Renaissance. Il film di Bryan Singer con Rami Malek nel ruolo di Freddie Mercury racconta la parabola del gruppo inglese dagli esordi al Live Aid del 1985. Un concerto che Bob Geldof, l’organizzatore, definì “assolutamente stupefacente”. L’esibizione dei Queen, in particolare, è oggi leggendaria. Tanto che qualche utente di YouTube, non a torto, l’ha paragonata a quella di Jimi Hendrix a Woodstock.

L’ultima apparizione live di Mercury è stata il 18 febbraio 1990. L’ultimo album con i Queen è Innuendo. Freddie morì nel 1991, in seguito a una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all’AIDS. Il giorno del suo funerale c’era soltanto una trentina di persone. Oltre ai familiari, alla band e al compagno Jim Hutton—commoventi gli ultimi scatti con Freddie Mercury—c’erano David Bowie, Michael Jackson e Elton John.

L’amicizia tra Elton e Freddie

Sir Elton suonerà, poi, nel 1992 al Freddie Mercury Tribute Concert una versione potente di Bohemian Rhapsody accompagnato da Axl Rose dei Guns’n’Roses. E The Show Must Go On con Tony Iommi dei Black Sabbath. Risuonata anche nel 1997 in quello che sarebbe stato l’ultimo concerto del bassista John Deacon, prima di ritirarsi dalle scene.

Proprio per ricordare Freddie abbiamo scelto le parole dell’amico Elton che ha spesso citato il leader dei Queen anche nei suoi discorsi civili. Sull’importanza e l’urgenza della lotta contro l’AIDS. Come disse nel 2012:

Oggi vi parlo, ma potrei essere morto come i miei amici Freddie Mercury e Rock Hudson. Per anni sono stato dipendente dalla droga e dall’alcool e col mio comportamento mi sono messo in situazioni in cui il rischio di contrarre l’HIV era molto alto. Ogni giorno mi domando come posso essere sopravvissuto.

Nel libro autobiografico L’amore è la cura” (citato nella traduzione di Carlo Prosperi), si può leggere un passaggio in cui Elton John racconta il coraggio di Freddie durante la malattia—il suo drammatico deperimento fisico—, ma anche la luce inesauribile dello spirito, infinitamente grande. Che, a guisa di un dolce regalo natalizio, ha oltrepassato la morte.

Il coraggio di Freddie Mercury

Freddie annunciò pubblicamente di essere affetto dall’AIDS soltanto nel 1991, poco prima di morire. Freddie era tanto esplosivo e istrionico sul palco […] quanto riservato nella vita privata. A me, però, confidò di aver contratto l’AIDS appena gli fu diagnosticato, nel 1987, e la notizia mi sconvolse. Avevo visto come la malattia aveva ridotto tanti altri miei amici. Sapevo dunque benissimo quello che avrebbe fatto a Freddie. Lo sapeva anche lui. Freddie era consapevole che lo aspettava la morte, una morte dolorosa, ma era anche un uomo di grandissimo coraggio.

Continuò ad apparire in pubblico, a esibirsi con i Queen, a essere la persona divertente, smodata e profondamente generosa che era sempre stato. Per me fu quasi insostenibile vederlo aggravarsi tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta. Mi spezzava il cuore assistere alla devastazione che l’AIDS infliggeva a una persona che era sempre stata una luce nel mondo. Poco prima della morte, Freddie aveva tutto il corpo ricoperto dalle lesioni dovute al sarcoma di Kaposi, non riusciva nemmeno a stare in piedi ed era diventato quasi cieco.

Il regalo di Natale

Avrebbe avuto tutto il diritto di trascorrere gli ultimi giorni preoccupandosi solo di trovare un minimo di conforto, ma non era quel genere di persona. Freddie viveva davvero per gli altri. Se ne andò il 24 novembre 1991 e, diverse settimane dopo il funerale, io ero ancora chiuso nel dolore, ma il giorno di Natale scoprii che Freddie mi aveva lasciato un’ultima testimonianza del suo altruismo. Un amico suonò il campanello e mi consegnò un oggetto avvolto nella federa di un cuscino. La aprii e all’interno trovai un quadro di uno di miei pittori preferiti, Henry Scott Tuke, accompagnato da un biglietto. Anni prima, io e Freddie ci eravamo inventati un nome per i nostri alter ego drag queen. Io ero Sharon, lui Melina. ‘Cara Sharon, ho pensato che l’avresti gradito. Con affetto, Melina, Buon Natale’. Avevo quarantaquattro anni, all’epoca, e stavo piangendo come un bambino.

Martoriato dall’AIDS, nei suoi ultimi giorni di vita quest’uomo meraviglioso aveva trovato il tempo e il modo di inviarmi uno stupendo regalo di Natale. Fu un momento di profonda tristezza, ma è sempre quello che mi torna in mente quando penso a Freddie, perché coglie alla perfezione il carattere dell’uomo che era. Nell’ora della morte, aveva voluto ricordarmi ciò che nella vita lo aveva reso tanto speciale. Freddie ha segnato la mia vita come pochi altri, e la sua coraggiosa e discreta battaglia contro l’AIDS continua a essere un esempio ancora oggi.

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