Gli strumenti più incredibili inventati dai musicisti più famosi

Gli strumenti più incredibili inventati dai musicisti più famosi

La ricerca del suono per un musicista è tutto. La musica non è soltanto una questione di tecnica o sentimento: è anche una via di mezzo, la trasposizione di un suono che si ha in testa sul proprio strumento.

Questa ricerca si può ottenere in due modi: lavorando sul materiale che si ha a disposizione, ad esempio con la chitarra o una tastiera, e aggiungendo uno o più effetti; altrimenti ci si può spingere più in là e creare uno strumento nuovo che risponda in modo specifico alle richieste del musicista.

L’abbiamo visto, ad esempio, nel caso di quest’artista ucraino che ha creato uno strumento musicale nuovo che sembra più un oggetto di design che qualcosa da suonare; o ancora queste invenzioni musicali che mostrano al massimo della sua bellezza l’incorporeità della musica.

Nella lista qui sotto, però, abbiamo preso in esame gli strumenti creati da musicisti affermati. Nella carriera di questi cinque artisti, a un certo momento, è come se si fosse resa urgente l’esigenza di evolvere il proprio suono in qualcosa di nuovo, che non avesse precedenti. Le invenzioni musicali che trovi qui sotto hanno avuto, nella storia, più o meno fortuna, ma tutte mantengono la loro straordinaria autenticità.

Gameleste di Björk

Si tratta di un ibrido tra una celesta e un gamelan, ed è stato costruito appositamente per alcune canzoni della cantautrice islandese Björk. La celesta è uno strumento idiofono (che produce il suono mediante il materiale con cui è costruito) e assomiglia a un pianoforte verticale ma più simile nel suono a uno xilofono. Il gamelan è invece uno strumento indonesiano. Si tratta di un’orchestra che comprende metallofoni, xilofoni, tamburi, flauti bambù, strumenti a corde, gong e altro. Questo gameleste è stato voluto da Bjork per l’album Biophilia ed è stato commissionato al percussionista Matt Nolan e all’artigiano islandese Björgvin Tómasson che l’hanno costruito in una settimana e mezza. Il suono si può ascoltare nel brano qui sotto.

Gizmotron dei 10cc

Il nome sembra quello di un’arma fantascientifica. È stato inventato da questo gruppo rock inglese negli anni settanta (per la precisione nel 1973) ed è un oggetto che può essere aggiunto sia alla chitarra che al basso. Questa piccola scatolina che si applica al ponte dello strumento dà a quest’ultimo un suono a metà tra il sospeso e l’ipnotico. Con un’eco orientale. Il Gizmotron è stato usato dalle più grandi band della storia, come i Wings di Paul McCartney, Siouxsie and the Banshees e i Led Zeppelin. Puoi ascoltare un esempio di questo effetto in questo brano di Robert Plant.

Pikasso di Pat Metheny

Metheny è uno dei più grandi chitarristi jazz di sempre. La sua tecnicaprofondità e sensibilità l’hanno reso un punto di riferimento per tutti i suoi colleghi, anche appartenenti ad altri generi. Pat è un artista che ha studiato così tanto la chitarra in tutti i suoi aspetti che per avere nuovi suoni, e nuovi stimoli, ha deciso di espandere il suo strumento. Si chiama Pikasso (guardando le immagini si intuisce il motivo) ed è una chitarra con 4 manici e più di 40 corde. Lo strumento è stato pensato da Pat e realizzato insieme alla liutaia Linda Manzer. Per costruirlo sono stati impiegati due anni.

Sevena dei Boredoms

Questo gruppo giapponese di avant-rock deve aver guardato la chitarra dai quattro manici di Pat e aver pensato “possiamo fare decisamente di meglio” e così hanno costruito la sua sorella da ben sette manici. Le sette chitarre unite sembrano un mostro tentacolare. Il suono rispetto a quella di Pat è più pungente visto anche il modo in cui viene suonato: con delle bacchette da batteria.

Laser Drum Cage dei Kraftwerk

Oggi parlare di sintetizzatori è la normalità per chi ama, ascolta e balla la musica elettronica e pop. Ma quando c’erano loro ancora niente era scontato. Stiamo parlando dei pionieri del genere: i Kraftwerk. La band tedesca proponeva, negli anni ’70, una musica suonata con strumenti non canonici. Questo in particolare, decisamente scenografico, veniva portato sui palchi e lasciava il pubblico di allora a bocca aperta. Con le mani si interagiva con fasci di luce a laser che emettevano suoni. Un’invenzione geniale che ha riproposto anni dopo Jean-Michel Jarre in forma di “arpa laser”.

Immagine via Getty Images