Talking Heads, guida per principianti

Talking Heads, guida per principianti

Ti abbiamo già parlato di due band rock che nella loro carriera hanno fatto la storia del genere new wave: i Cure e i Joy Divison. Ma questo filone musicale ha visto protagonista anche un altro grande gruppo, i Talking Heads. Le cui canzoni sono entrate così tanto nell’immaginario collettivo, da spingere il regista Paolo Sorrentino a intitolare uno dei suoi film con il nome di un loro celebre brano: This Must Be The Place.

I Talking Heads si formano a New York nel 1974, quando i membri fondatori del gruppo—David ByrneChris FrantzTina Weymouth e Jerry Harrison—si incontrano alla Rhode Island School of Design. In quel periodo la Grande Mela sta attraversando un periodo molto florido dal punto di vista artistico: sono gli anni delle avanguardie pop spinte da Andy Warhol, e della scena underground musicale più ricca degli Stati Uniti.

In questo panorama eclettico e creativo, i Talking Heads si impongono nel circuito dei giovani gruppi della città come una delle band più promettenti. Il loro suono è fresco, diretto, ma allo stesso tempo curato.

Dopo tre anni di gavetta, nel 1977 esce il loro primo album, Talking Heads: 77, a cui fa seguito un tour del paese al seguito dei Ramones, altra grande band newyorkese di quegli anni. L’album contiene uno dei brani più famosi della band: Psycho Killer.

L’esordio attira l’attenzione del produttore Brian Eno, divenuto poi celebre grazie ai lavori realizzati con gli U2, che decide di contattare la band per aiutarli a realizzare il loro secondo album. More Songs About Buildings and Food è un lavoro che rispetta molto la falsa riga del primo disco, con canzoni brevi e dirette.

Dal terzo album, Fear of Music, uscito nel 1979, si comincia a sentire l’influenza di Eno negli arrangiamenti: il suono è più articolato, più strutturato. Ma è solo con il quarto disco in studio, pubblicato l’anno successivo, che la band riesce a fare il definitivo salto di qualità. Remain in Light è unanimemente considerato il capolavoro dei Talking Heads: vi convergono stili e influenze diverse, dalla musica tribale africana fino al rock più sperimentale. Fondamentale è la sezione ritmica nei brani: tutto è più veloce e sincopato.

Questa vena estremamente sperimentale, si replica anche in Speaking in Tongues, il quinto lavoro della band, che contiene uno dei brani più rappresentativi della loro carriera, This Must Be the Place (Naive Melody).

A questo punto la band decide di percorrere fino in fondo la via dell’avanguardia stilistica, abbandonando quasi totalmente le influenze rock in favore di melodie più ricercate. I dischi successivi—Little CreaturesTrue Stories e Naked—sono infatti estremamente diversi rispetto ai precedenti.

Nel 1991 i Talking Heads, dopo quasi vent’anni di carriera e otto album in studio, decidono di sciogliersi. Ogni membro della band proseguirà la propria carriera con progetti solisti o collaborazioni in altri importanti gruppi, ma quanto sono riusciti a produrre insieme rimane ancora oggi un esempio per moltissimi musicisti di tutto il mondo (i Radiohead, ad esempio, si chiamano così proprio grazie a una canzone dei Talking Heads).

Per approfondire l’ascolto e la conoscenza dei Talking Heads, oltre al loro materiale discografico, ti consigliamo anche il film-concerto “Stop Making Sense” girato da Jonathan Demme. 

Immagini: Copertina