Cinque tra i più bei testi delle canzoni di Lou Reed

Cinque tra i più bei testi delle canzoni di Lou Reed

L’influenza di Lou Reed nella musica e nella cultura è incalcolabile. Scomparso il 27 ottobre 2013, ma immortale, fino all’ultimo sempre attaccato alla vita: “Non vedo l’ora di essere su un palco a esibirmi”, disse dopo l’ultima operazione: “di scrivere nuove canzoni per entrare in contatto con i vostri cuori, i vostri spiriti e l’universo per ancora tanto tempo”.

La scrittura, prima ancora della musica, per Lou era tutto. Cantautore e poeta, non tutti sanno che nel 1960 iniziò a seguire alla Syracuse University un corso di giornalismo e scrittura creativa. Tra i suoi insegnanti c’è stato uno dei più grandi scrittori che l’America ricordi: Delmore Schwartz. Una figura chiave, come vedremo tra poco, per la carriera artistica di Lou.

Questa immensa eredità artistica sarà presto digitalizzata e resa pubblica dalla NewYork Public Library for the Performings Arts che ha deciso di acquisire l’intero materiale, incluse ovviamente le rarità e metterle a disposizione di chiunque.

La produzione di Lou che sarà consultabile è immensa: 3600 registrazioni audio, 1300 registrazioni video e poi manoscritti originali, testi, poesie, ma anche fotografie lettere dei fan.

L’archivio online sarà disponibile dall’anno prossimo. Per celebrare questo evento, rileggiamo alcuni dei testi più belli mai scritti da Lou.

European Son

Registrata con i Velvet Underground, nel 1966, la canzone è un omaggio a Delmore Schwartz, che aveva influenzato la sua carriera dagli inizi. L’omaggio venne scelto non per il testo in sé ma per la sua brevità: conta infatti soltanto due strofe. Questo perché Schwartz non amava i testi di musica rock.

Heroin

È sicuramente la vetta poetica più alta mai raggiunta da Lou Reed. Il testo è incentrato sui pensieri e le emozioni di un tossicodipendente, nei suoi rapporti con la droga e la finta felicità che si prova. Un testo drammatico, in cui non c’è possibilità di salvezza o redenzione. “Heroin, be the death of me / Heroin, it’s my wife and it’s my life” (Eroina, che tu sia la mia morte / eroina, è mia moglie, è la mia vita), canta Lou: “And thank God that I just don’t care / And I guess that I just don’t know” (E ringrazio Dio che non me ne frega più niente, e credo di non sapere niente).

Perfect Day

Della sua carriera solista, questa è sicuramente una delle sue canzoni più note e amate. Usata in molti film, tra i quali Trainspotting, il brano venne scritto dopo una giornata passata a Central Park insieme alla sua compagna. È un testo malinconico che racconta una storia d’amore e di rimpianti, colma di conflitti interiori: “You’re going to reap just what you sow” (Raccoglierai ciò che hai seminato) canta alla fine Lou, un’amara riflessione.

Walk on the wild side

Impossibile non citare anche questo capolavoro dello stesso album solista, Transformer. L’ispirazione gli venne anni prima quando gli fu commissionato l’incarico di trarre un musical dal romanzo omonimo di Nelson Algren. Il progetto non andò in porto, ma Lou colse l’occasione per scrivere un pezzo sulla sua vita alla Factory di Andy Warhol. Nonostante il linguaggio forte e schietto, e i personaggi trasgressivi, il pezzo fu un successo. “Ho sempre pensato che sarebbe stato divertente far conoscere alla gente personaggi che forse non avevano mai incontrato prima, o che non avrebbero voluto incontrare”.

Street Hassle

Uno dei brani meno noti al grande pubblico, ma summa di tutta la poetica di Lou Reed. Uscito nell’omonimo album del 1978, dura più di dieci minuti ed è diviso in tre sezioni. Prostitute, tossicodipendenti, reietti… Tre spaccati di vita newyorchese in un crescendo di pathos, in un canto d’amore e di morte finale, proprio dei grandi scrittori. “Love has gone away / and there’s no one here now / And there’s nothing left to say / I need your loving so bad, babe, please don’t slip away” (L’amore se n’è andato via e qui non c’è più nessuno e non c’è rimasto altro da dire. Ho bisogno del tuo amore così tanto, per favore non scappare via).

Immagine via Flickr