"The planets", l'opera di musica classica dedicata ai pianeti

Siamo abituati ad attribuire alla musica, come fonte d’ispirazione, l’uomo e le sue emozioni. Ma le influenze possono essere diverse, il musicista, l’artista in generale, è libero di trarla da dove vuole.

Nella storia della musica ci sono stati compositori che hanno portato al vertice supremo quest’arte e l’hanno fatto nei modi più disparati. Oggi vogliamo parlarti di un musicista classico autore di una composizione senza precedenti e che non ha trovato, negli anni che sono seguiti, niente di altrettanto alto. Un musicista che non ha tratto l’ispirazione dai sentimenti o dalle emozioni umane, ma dall’universo.

“The Planets”, i pianeti, è un’opera classica di Gustav Holst, composta agli inizi del secolo scorso ed eseguita per la prima volta nel 1918. Si tratta più precisamente di una suite composta da sette movimenti, uno per ogni pianeta. L’aspetto unico è che tra le influenze oltre al grande compositore Mahler c’è appunto l’astrologia.

Ogni movimento è un bozzetto musicale nel quale Holst ha dato suono all’umore di ogni pianeta. Associando a ogni corpo celeste precise caratteristiche della personalità.

Marte, superbo, musicalmente è imponente, con forti dissonanze, definito ancora oggi come “il più feroce pezzo di musica di tutti i tempi”. Dopo di lui c’è Venerepacifica, che si mostra attraverso un brano pacato, sereno. E poi Mercurio, il movimento più breve, scherzoso, ispirato forse alla sua velocità di rotazione di 88 giorni. Dopo Giove, solenne ed epico, arriva il momento del cupo Saturno, il preferito dall’autore. E infine Urano, il frenetico e Nettuno, lo sfuggente.

Un’opera magnifica che ancora oggi continua a ispirare i grandi musicisti, soprattutto quelli che lavorano nel cinema, come ad esempio John Williams che non ha mai nascosto la sua ossessione per “Marte” e che in alcuni momenti si può ritrovare nella sua epica colonna sonora di Guerre stellari.

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