L'incredibile lista dei 25 consigli di Thelonious Monk ai musicisti

L'incredibile lista dei 25 consigli di Thelonious Monk ai musicisti

Gli inizi come organista nelle chiese. Le prime esibizioni notturne come pianista stride e “l’invenzione” del bebop. L’approccio schizoide e inimitabile al pianoforte. Il successo discografico e gli arresti. Le stranezze—dai copricapo bizzarri ai silenzi infiniti—e il disturbo bipolare malamente medicato, fino al ritiro, al declino mentale: per l’esistenza e la decostruzione del mito del più grande pianista jazz del ‘900, Thelonious Monk, c’è la massiccia biografia di Robin Kelley.

Oggi, invece, ci affacciamo di scorcio nell’universo di Monk: leggiamo insieme la fantastica lista di 25 consigli ai musicisti, trascritta dal sassofonista Steve Lacey nel 1960.

Thelonious Monk non credeva nell’errore. Per un altro classico della modernità, John Cage, un errore era “semplicemente la mancanza di adeguamento immediato da un preconcetto a un’attualità”. Thelonious Monk tradusse deliziosamente il concetto in un motto di spirito, quando, insoddisfatto di un’improvvisazione, disse:

Ho fatto gli errori sbagliati.

Nelle registrazioni piene di errori giusti, invece, emerge il carattere straniante di uno stile carico di dissonanze in cui l’ornamento non si lascia facilmente distinguere dall’elemento significativo: viene quasi da dubitare che Glenn Gould abbia sbagliato persona, affermando che Bill Evans sarebbe “lo Skrjabin del jazz”. Un esempio a caso: la ballata “Pannonica”—da Alone in San Francisco—dedicato alla patrona di Monk, Pannonica de Koenigswarter.

Ma ora, la lista.

Scherzosamente arguta, sottilmente profonda, e idiosincratica. Come lo stile di Monk—che inizialmente venne giudicato perfino uno stralunato, quasi un “inetto” per la sua particolare applicazione allo strumento, in realtà funzionale al suo mondo espressivo.

La fantastica lista di 25 consigli di Thelonious Monk ai musicisti

Non tragga in inganno la leggerezza di questi messaggi, destinati del resto a chi faceva musica viva: qui e là ci sono dei veri e propri consigli di prassi esecutiva (non solo per pianisti), oltre che sprazzi di poesia.

Buon divertimento.

  1. Solo perché non sei un batterista, non significa che non devi tenere il tempo.
  2. Tieni il tempo con il piede, e canta la melodia mentalmente, mentre suoni.
  3. Smettila di suonare tutte quelle stupidaggini, suona la melodia!
  4. Sostieni il suono della batteria.
  5. Saper distinguere è molto importante.
  6. Per capirlo davvero, lo devi proprio capire… capisci?
  7. Bene così!
  8. Sempre consapevole.
  9. C’è sempre bisogno della notte, altrimenti non ci sarebbe bisogno delle luci.
  10. Solleviamo il palcoscenico!
  11. Voglio evitare i provocatori.
  12. Non imitare la parte del  pianoforte: quella la suono io. Non ascoltare me, sono io che dovrei accompagnarti.
  13. La parte interna del brano (il “bridge” fra i chorus) è quella che rende più bella la parte esterna.
  14. Non suonare sempre tutto, ogni volta. Su certe cose, sorvola. Certa musica deve essere soltanto immaginata.
  15. Quello che non suoni può essere più importante di quello che suoni.
  16. Lascia sempre il pubblico ancora affamato di musica.
  17. Non chiedere lavoro a nessuno per un concerto. Semplicemente, sii presente sulla scena.
  18. Una nota può essere piccola come uno spillo o grande come il mondo: dipende dalla tua immaginazione.
  19. Tieniti in allenamento! Talvolta un musicista aspetta un concerto senza studiare, e quando il concerto arriva è fuori allenamento, e non ce la fa.
  20. Quando stai ‘swingando’, devi ‘swingare’ ancora di più!
  21. Come dovresti vestire stasera? Il più elegantemente possibile!
  22. Quando è il tuo turno, sei in ballo! Se non ti va di suonare, racconta una barzelletta o balla, ma in ogni caso, ricorda, sei in ballo! [detto a un batterista che non voleva fare l’assolo].
  23. Qualsiasi cosa pensi non si possa fare, qualcun altro lo farà.
  24. Un genio è colui che riesce a somigliare il più possibile a se stesso.
  25. Hanno provato a farmi odiare i bianchi, ma c’è sempre qualche bianco che arriva e rovina tutto.

Immagine: Copertina