Tom Waits, guida per principianti

Tom Waits, guida per principianti

Nella voce di Tom Waits ci sono trent’anni di carriera, fiumi di alcol, interminabili sigarette, il fumo dei locali di L.A., le storie che non fanno notizia, “la parte sbagliata della vita“.

Tom Waits ha sempre fatto quello che voleva, senza mai vendersi o comportandosi da divo. Per lui a parlare ci sono stati gli album, il lavoro.

Figlio della controcultura underground americana, come Henri Miller, Bukowski e altri, il suo immaginario è stato dirompente. Vagabondi, reietti, prostitute, ubriaconi. Tutte le sfaccettature dell’essere umano conosciute da Tom. Protagonisti non in cerca di un riscatto, ma rassegnati a sopravvivere.

Nato nel 1949 in California, a Pomona, Tom incontra presto Charles Bukowski, in un locale di Los Angeles. Tom suona la chitarra, accompagnando Charles in uno dei suoi reading.

Per vivere è costretto a trovarsi un lavoro. Uno dei tanti lo porterà in un ristorante come lavapiatti. Un giorno in attesa di iniziare il solito turno si mette a suonare il pianoforte del locale. Il pubblico in silenzio ascolta le sue storie così strampalate. Viene apprezzato, ci si commuove, ci si sganascia dalle risate. il proprietario del locale si accorge del suo talento e lo assolda per suonare ogni sera. Inizia a dedicarsi a tempo pieno alla musica.

Il primo album Closing Time, del 1973, contiene già alcune canzoni straordinarie, pur essendo l’inizio della carriera. Martha è il pezzo dell’album, di una bellezza impareggiabile. Nel testo attraverso poche ma perfette osservazioni viene narrato il ricordo di una relazione finita anni e anni prima.

Il suo primo capolavoro della maturità è del 1983, si intitola Swordfishtrombones ed è il punto più alto della sua carriera: è un album rivoluzionario.

Tom sveste i panni del cantante confidenziale, da jazz club, per mettersi quelli di un cantautore della postmodernità fatto e finito. La musica è totale, spazia dal blues al rock, dal jazz all’afro, passando per il folk e la musica sperimentale. Underground è la perla dell’album. In pochi minuti viene presentato l’universo dei miserabili, dei freaks di Tom Waits, colti in un’atmosfera da sogno, cupa e rarefatta.

Non manca il classico momento malinconico à la Tom Waits, dove in mezzo a tanta euforia musicale sente il bisogno di mettere le mani al piano e commuoverci con Johnsburg, Illinois: “There’s a place on my arm where i’ve written her name, next to mine, you see I just can’t live without her, I’m her only boy and she grew up outside McHenry in Johnsburg, Illinois.”

Rain Dogs del 1985 segna l’affermazione assoluta di Tom. Insieme a lui suonano John Lurie, Keith Richards e soprattutto Marc Ribot, il chitarrista che darà il suono perfetto al mondo di Tom Waits.

Le canzoni passano dal ritmo incalzante di Singapore ai toni più quieti di Time, ennesima ballata indimenticabile.

Alla fine degli anni 90 viene pubblicata la sua prima raccolta di pezzi migliori, Beautiful Maladies, ma non smette di registrare nuovo materiale. Il bellissimo Bone Machine del ’92, Mule Variations alla fine del decennio e Alice e Blood Money usciti entrambi nel 2002.

A sessantacinque anni Tom Waits non sembra intenzionato a fermarsi. Quando non registra gli piace fare l’attore. Ha recitato in alcuni film di Jim Jarmush e Terry Gilliam. La sua voce, a forza di cantare, urlare, sussurrare, si è letteralmente logorata. Nonostante sia roca, resta in fondo pura, come quella di un artista che nella vita ha sempre fatto quello che gli piaceva, senza compromessi, senza aver paura.

Immagine tratta da YouTube