In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni di Tom Waits

In questa playlist puoi ascoltare tutte le canzoni di Tom Waits

Se cerchi di descrivere la voce di Tom Waits a qualcuno che non l’ha mai ascoltata, non puoi limitarti al dire che è bella nonostante che, secondo canoni superficiali, non lo sia. Bisogna andare oltre.

Un critico l’ha messa così: la voce di Tom Waits suona “come se fosse stata immersa in un mastello pieno di bourbon, appesa in un affumicatoio per qualche mese, e poi stesa per la strada, dove una macchina gli è passata sopra”. Se non altro, rende l’idea.

Ma le parole lasciano il tempo che trovano: ora puoi direttamente ascoltare la voce di Tom Waits in tutta la discografia dell’artista californiano grazie a una playlist Spotify di 24 ore. Potrai renderti conto, se non sei già un fan, di quanti stili la produzione raffinata di Waits—spesso volontariamente rivestita di stracci—sia stata in grado di collegare. Dalla musica da marciapiede all’operetta, dal blues e il jazz al vaudeville. Fili musicali mossi da una personalità decisamente rock, ma a modo suo.

La playlist va a ritroso. Parte dall’album in studio più recente—Bad as me del 2011—e scorre all’indietro fino a Closing Time del 1973, che trovi in fondo. L’album d’esordio contiene già alcune bellissime canzoni: la più celebre la ascolti nel video qui sopra.

Fin dall’inizio Tom Waits—cantante e autore di canzoni, polistrumentista e attore—eccentrico e imprevedibile come i suoi gusti musicali, sembra parlare una lingua musicale tutta sua.

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Tom Waits e Iggy Pop in “Coffee and Cigarettes” (2003) di Jim Jarmusch

Il trittico Small Change (1976), Foreign Affairs (1977) e Blue Valentine (1978) è forse il primo grande capolavoro. Storie di emarginazione che la personalità di Waits rende palpabili. Quando una ballata apparentemente convenzionale, che cantata da qualcun altro suonerebbe insipida—con la base al pianoforte e gli arrangiamenti sinfonici tipici degli anni Settanta—si scontra con la voce di Tom Waits, hai l’impressione di ascoltare davvero la storia di qualcuno. I vagabondi di Tom Waits non sono flâneur, ma spesso degli autentici disperati: l’empatia dell’autore è in grado di trasfigurare ogni cosa, anche il brutto.

D’altronde, alla fine degli anni Sessanta lo stesso Tom Waits, come un personaggio di Charles Bukowski, viveva praticamente nella sua macchina e lavorava in un night. Proprio da una poesia di Bukowski, Charlie I’m pregnant, proviene una delle sue canzoni più ironiche e struggenti in cui una prostituta scrive una lettera natalizia a un amico, o un ex, di nome Charlie: la vita tutto sommato va bene, ha perfino un marito che suona il trombone. Ad ascoltarla live (nel video sotto) fa quasi pensare a Ray Charles.

Nella playlist troverai ovviamente anche Swordfishtrombones (1983) e Rain Dogs (1985), i due album più teatrali di Tom Waits. Swordfishtrombones, che segue gli album Heartattack and Vine (1980) e One from the Heart (1981), è un cambio di rotta. Contiene stomp selvaggi che ricordano Captain Beefheart.

Ma anche canzoni dolcissime come la breve Johnsburg, Illinois: il luogo di nascita della moglie di Tom Waits, Kathleen Brennan. Anche Rain dogs è un album molto sperimentale. Celebre la title track, una canzone davvero ubriaca.

Con gli anni ’80 si conclude la fase più incandescente della carriera di Tom Waits, che fino a oggi ha comunque continuato a produrre album (altri sei dal 1992) senza mai davvero deludere.

La playlist arriva fino all’ultimo, Bad as me (anzi, inizia con questo album). Lavoro a cui hanno partecipato grandi chitarristi come Keith Richards dei Rolling Stones e Marc Ribot, oltre al bassista Flea dei Red Hot Chili Peppers. Il singolo Hell broke Lucein cui si allude a Jeff Lucey, veterano della guerra in Iraq suicida a causa di disturbo post-traumatico da stress—è un rap antimilitarista.

Ascolta la discografia completa di Tom Waits nella playlist Spotify.

Immagini: Copertina|1|