U2, guida per principianti

U2, guida per principianti

Ci sono gruppi i cui nomi dei componenti abbiamo imparato, naturalmente, a memoria. A forza di ascoltarli li abbiamo sentiti vicini, come fossero degli amici cui potevamo dare del tu. Paul, John, George e Ringo oppure Freddie, Brian, Roger e John.

Spesso questi gruppi appartengono al passato, alla leggenda della musica. Qualcuno però riesce ancora oggi a farci questo effetto. Quando sentiamo i nomi di Bono, Edge, Larry e Adam rintracciare il loro gruppo di appartenenza è un gioco da ragazzi. Lo ha detto anche Bruce Springsteen: “Gli U2 sono probabilmente l’ultimo gruppo di cui la gente ricorderà il nome di tutti e quattro i componenti, davvero fantastici”.

Questo perché sono stati fin dall’inizio, loro quattro (se si esclude Dick Evans) da sempre l’anima e il corpo della band, dal 1976. La loro influenza è stata gigantesca, hanno venduto 170 milioni di dischi e ricevuto 22 Grammy Award. Anni fa sono stati introdotti anche nella Rock and Roll Hall of Fame.

Nella loro lunga discografia, fatta di grandi successi, si può rintracciare un periodo d’oro, in cui sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica. Ricostruiamolo e riascoltiamolo insieme.

Nascono a Dublino, nel 1976, mettendo su la band nel modo più semplice del mondo: grazie a un avviso su una bacheca scolastica. Tra le ipotesi (mai confermate dalla band) dell’origine del nome “U2” (sia linea della metro di Berlino, che gioco di parole che significa “anche tu”) c’è quella che prende ispirazione dagli aerei spia americani. La passione per la politica (in particolar modo la questione irlandese) è stata fin da subito un caposaldo della loro poetica.

I primi due album escono agli inizi degli anni ottanta: Boy e October. La voce di Bono è già graffiante, la chitarra di The Edge è elegante, il più degli U2 è fatto. Nell’album Boy spicca il singolo “I will Follow”, dove si sente chiara anche l’influenza dei Joy Division.

I temi sono quelli adolescenziali, anche in October, anche se qui subentra timidamente il tema religioso e sociale, degli scontri che in quegli anni avevano luogo nell’Irlanda del Nord.

Piano piano i fan degli U2 si accorgono dell’evoluzione poetica della band grazie al terzo album, dal titolo emblematico: War. Tra le canzoni contenute nell’album c’è sicuramente da ricordare “Sunday Bloody Sunday“, che ripercorre la morte a Derry, in Irlanda, di tredici civili. Era il 1972. Quell’episodio viene rivissuto dalla voce di Bono con un pathos che lo renderà leggendario.

I live degli U2, come quello qui sopra al Live Aid, sono pieni di energia, sembrano avere il fuoco dentro. Proprio un live, Under a Blood Red Sky, raccoglie le migliori canzoni della band fino a questo momento. In più si trova anche “Party Girl”, una b-side destinata a rimanere nel cuore degli amanti della band irlandese.

Gli U2 pur essendo un gruppo rock sono aperti a nuove influenze e a nuove sonorità, per questo nel 1984 inizia la collaborazione con Brian Eno, maestro assoluto della musica ambient.

Con quest’album, il primo della band a entrare in una classifica Top 10 di Billboard, avviene una svolta commerciale nella carriera degli U2. Nel 1987 pubblicano, ancora con l’aiuto di Brian Eno, The Joshua Tree, forse l’apice della loro carriera. Gli arrangiamenti sono incisivi e la melodia è potente. Notevole è “Where the streets have no name”, un pezzo che come ricorda oggi la band, durante la registrazione ha richiesto molte energie.

Negli anni successivi, gli U2 continueranno a riempire gli stadi e riscuotere grandissimo successo di pubblico (dal 2000 al 2009 secondo la rivista Billboard, gli U2 è stata la band che ha incassato di più al mondo, dietro soltanto ai Rolling Stones) anche se a volte la critica non ha apprezzato i lavori.

Ma Bono, Edge, Larry e Adam non hanno tempo da perdere con le critiche: la loro strada, cominciata quarant’anni fa è ancora lunga e tante sono le sorprese lungo il percorso.

Immagine via Flickr