Cosa rende unica la voce di Aretha Franklin

Cosa rende unica la voce di Aretha Franklin

In vetta alle classifiche decine di volte, ha venduto milioni e milioni di dischi, è stata la “cantante soul degli anni sessanta” e una delle più influenti di tutta la storia della musica. Lo stato del Michigan ha dichiarato la sua voce una “meraviglia della natura”.

È stata la prima donna a entrare nella rock and roll hall of fame. E una delle prime a comparire sulla copertina di Time. Ha suonato e cantato soulpop, gospel, rhythm and blues e jazz. In prima linea nella lotta dei diritti per le donne e per gli afroamericani. Stiamo parlando di Aretha Franklin.

Chi era Aretha Franklin

Nata il 25 marzo del 1942 a Memphis, anche se crescerà a Detroit, Aretha è la quarta di cinque figli. La sua è una famiglia religiosa. Il padre è un reverendo molto famoso in quegli anni. Oratore sublime che girerà il Paese per diffondere le sue prediche.

Detroit, in quel periodo, è una città viva con jazz club e sale da ballo. Aretha è una bambina introversa e malinconica. Avrà un’infanzia e un’adolescenza non facili. Sarà madre all’età di quattordici anni. A insegnarle il piano è il reverendo James Cleveland, un maestro del gospel. Aretha si avvicina allo strumento all’età di 8 anni. Conosce, grazie al lavoro del padre, una miriade di musicisti della scena soul e gospel, come Mahalia Jackson. È “immersa” come ha detto Sergio Spada: “in un liquido amniotico musicale”.

È durante le cerimonie in chiesa, al fianco del padre, che inizia a incantare il suo pubblico, sfoggiando un’incredibile qualità vocale in interpretazione piene di passione.

Viene scoperta dalla Columbia Records. Ma se da una parte questa etichetta farà la fortuna di Aretha facendola conoscere, dall’altra non riuscirà a mostrare con limpidezza il suo talento. Complici l’imposizione di un repertorio per lo più pop, e la tendenza un po’ troppo marcata da parte di Aretha di copiare lo stile altrui. Si percepisce, all’inizio, una certa mancanza di personalità. In tutti i dischi pubblicati per la Columbia negli anni sessanta, manca ancora qualcosa. Eppure suona con Duke Ellington, Charles Mingus e altri mostri sacri del jazz. Il passaggio all’Atlantic nel 1967, quando Aretha ha 24 anni, rende finalmente giustizia alla sua voce.

Il genio di Aretha Franklin in due esempi

Aretha Franklin diventa presto la “regina del soul”, grazie anche al lavoro del produttore di Atlantic Jerry Wexler.

Ho visto una giovane ragazza insicura trasformarsi in una fuoriclasse.

Aretha ha saputo incarnare dentro di sé lo spirito della musica soul. Già dal primo album, I never loved a man the way I loved you. Dove si può ascoltare una cover da brividi di Respect di Otis Redding.

Senza dilungarsi nella sua vastissima discografia, che conta più di 50 album, prendendo spunto da un video realizzato da Vox, ascoltiamo due esempi in cui si mostra tutta la grandezza della sua voce.

Nel primo esempio si ascolta “Son of a Preacher Man“, una canzone portata al successo da Dusty Springfield. La canzone doveva essere inizialmente cantata da Aretha, che la rifiutò. Ne farà una cover l’anno dopo la pubblicazione di Springfield. Completamente diversa, unica, come tutti i brani che ha rivisitato.

Mentre il brano di Dusty parte con un morbido riff di chitarra elettrica, Aretha attacca con il suo inconfondibile piano. Uno strumento, insieme all’organo, che ha avuto un ruolo centrale nel percorso gospel della cantante. Proprio usando le tecniche della musica gospel stravolge il pezzo. Come quando, a un minuto e trenta nel video qui sotto, rallenta e sembra intonare un inno, prima dell’estasi finale. Con tanto di Alleluia.

Ma è durante i live che la voce di Aretha si mostra al suo meglio. Ascolta il blues Dr. Feelgood, live al Filmore West di San Francisco.

A due minuti dall’inizio, Aretha ha già “imbrigliato” il pubblico e lo controlla con la sua voce. Facendolo esplodere al momento giusto, come fosse telecomandato. Un’esibizione che dà i brividi ogni volta che la risentiamo.

Sembra quasi esaudire la richiesta di spiritualità di cui aveva bisogno il suo pubblico. Di ascensione, di estasi. Esattamente come noi, quando mettiamo su un suo disco.

Aretha viveva quelle canzoni come nessun altro. Poteva avere anche un pubblico di poche persone, ma il suo dovere era di raggiungerne anche solo una.

Immagine di copertina