In questo video viene mostrato cosa vede un grande pianista quando suona

In questo video viene mostrato cosa vede un grande pianista quando suona

Quando un grande pianista esegue un pezzo di Mozart, di Beethoven o di Chopin deve essere perfetto. La concentrazione deve essere al massimo e deve fare affidamento a tutta la tecnica imparata (fino alla nausea) negli anni. Quando lo ascoltiamo non ci rendiamo conto di quanta cura nei minimi dettagli ci sia nella sua esecuzione.

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In un video realizzato da Function, viene testato per la prima volta l’eye tracking durante l’esecuzione di un pezzo al pianoforte. Daniel Beliavsky, pianista da oltre trent’anni, ha indossato gli occhiali per mostrare a tutti dove poggia lo sguardo quando esegue una perfetta sonata.

A rendere ancora più interessante l’esperimento c’è il paragone con una sua giovane allieva, Charlotte, che esegue gli stessi pezzi al pianoforte. Le differenze tra i due sono evidenti: mentre lo sguardo di Daniel è stabile, concentrando al massimo gli spostamenti, quello di Charlotte è di gran lunga più incerto.

Il pallino giallo nel video indica il luogo preciso dove si posa lo sguardo. Nei pezzi più rapidi lo sguardo di Daniel si poggia non sulle mani ma su aree della tastiera dove queste si muovono. Quando bisogna saltare da un’ottava all’altra della tastiera, lo sguardo si muove in maniera vertiginosa. Anticipa in parte gli spostamenti per poi posizionarsi al centro e recuperare lucidità. Nei pezzi più lenti gli occhi di Daniel si muovono prima delle mani.

Nel caso di Charlotte invece, lo sguardo è molto più sincopato, passando da una mano all’altra con foga e senza criterio. È occupata a guardare con apprensione le singole mani e nel momento in cui compie un errore distoglie completamente lo sguardo dalla tastiera.

In una seconda prova, alle prese con un pezzo nuovo per entrambi, i due pianisti devono leggere lo spartito. Daniel non guarda quasi mai le mani, vista la sua profonda conoscenza della tastiera, mentre Charlotte divide il suo tempo di esecuzione in parti uguali: una metà la impiega a leggere le note, un’altra a guardare le mani. Trent’anni di differenza si vedono anche da qui.

Immagine di copertina via Flickr