Che cosa rende un violino di Stradivari così prezioso?

Che cosa rende un violino di Stradivari così prezioso?

Nel 2008 il violinista Philippe Quint visse “l’esperienza più spaventosa e devastante di tutta la sua vita”: perse uno Stradivari. Dopo aver preso un taxi all’aeroporto di New York non era riuscito ad afferrare lo strumento prima che l’auto ripartisse.

Su quel sedile Philippe aveva lasciato 4 milioni di dollari. Per fortuna, qualche ora dopo, il tassista ritornò con il suo violino.

È stato come perdere una parte di me, come se qualcuno mi avesse tagliato le mani.

Con questo aneddoto “da brividi” si apre un interessante video realizzato dalla redazione di “Vox” dedicato agli strumenti e alla figura di Stradivari.

Anche se non si è profondi conoscitori di musica classica, appassionati ascoltatori di Vivaldi o Paganini, i violini di Stradivari li conoscono tutti. Negli anni sono diventati un simbolo di eccellenza. Nel giugno del 2011 uno Stradivari è stato battuto all’asta per 16 milioni di dollari. Ma perché uno Stradivari vale così tanto? E cosa rende questo violino così speciale?

Il segreto del suono di uno Stradivari

Michelle Kim è primo violino della filarmonica di New York. Per lei la caratteristica principale di tutti gli Stradivari è il suono. “Un tono vivace, argentino”.

Negli anni tantissimi studi, anche condotti dalle più prestigiose università, hanno cercato di carpire il segreto di uno strumento di Stradivari. Ma in realtà le ricerche si sono rivelate sempre sterili. È stato analizzato il legno, il trattamento chimico, la vernice… Non è mai stato trovato un riscontro scientifico attendibile.

In una ricerca condotta nel 2014 è stato chiesto ad alcuni musicisti bendati se sapevano distinguere uno Stradivari da un violino moderno. Anche quelli più preparati non erano in grado di farlo. Anzi, capitava che per qualcuno il suono “migliore” fosse di un violino moderno.

Nel 2017 un gruppo di ricercatori avrebbe “scoperto” che Stradivari, si legge sul Fatto quotidiano:

Imbeveva il legno d’acero in una soluzione di alluminio, calcio, rame, sodio, potassio e zinco, che interagiva con i minerali presenti nel materiale, influenzandone l’acustica.

Ultimo, in ordine cronologico, è lo studio condotto dall’università di Taipei, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”. Secondo il quale l’unicità dello Stradivari deriverebbe “dalla capacità di imitare le caratteristiche acustiche della voce umana”.

Come ha riportato Le Scienze, gli Stradivari, a differenza di altri colleghi illustri come i violini di Amati, “avrebbero un suono più simile al tenore e alle voci femminili da contralto”.

Studi, insomma, molto lontani dall’essere definitivi. Alla domanda se esista un segreto per il quale lo Stradivari è diverso da tutti gli altri, Joseph Curtis, ricercatore e liutaio, ha risposto, semplicemente, “no”.

Chi era Antonio Stradivari

Antonio Stradivari è stato un liutaio attivo tra la fine del seicento e il 1737 a Cremona. Continuò a lavorare fino agli ultimi giorni della sua vita, morendo all’età di 93 anniSi stima che abbia prodotto più di 1100 strumenti. Non solo archi, ma anche chitarre. I suoi violini sono stati suonati, tra i tanti, anche da Paganini e Viotti, che li fecero conoscere anche fuori dai confini nazionali.

Prima del 1700 la fama di Stradivari aveva già superato quella dei suoi maestri. Come Amati e Stainer. Attraverso una serie di miglioramenti Stradivari raggiunse la più perfetta “espressione dell’arte della liuteria”. Morto Amati, nel 1690, Stradivari visse un intenso periodo di rinnovamento. Fino a quello che è stato definito il “periodo aureo”, che termina nel 1725.

Dei suoi strumenti ne sono rimasti circa 650. Di cui 450 violini. Strumenti preziosissimi che negli anni sono stati ribattezzati con specifici nomi, tanto erano unici. Letteralmente dei “pezzi di storia” che sono passati di mano in mano, e hanno risuonato nelle corti di tutto il mondo.

E forse allora, conclude il video di Vox, il valore di uno Stradivari non sta soltanto nel suono potente e chiaro, ma nella sua caratura storica. Trasformando uno “strumento” in un “collegamento con il nostro passato”. E con il nostro futuro. Chi ha l’onore e l’onere di suonare uno Stradivari si inserisce in una tradizione nobilissima per cui il tempo si è fermato a quella bottega nell’antica piazza di San Domenico a Cremona dove Antonio lavorava alacremente. 

Immagine di copertina di Michel Catalisano