La sfortunata storia di Marvin Gaye, una delle voci più belle del soul

La sfortunata storia di Marvin Gaye, una delle voci più belle del soul

Nessuno cantava come Marvin Gaye. Può sembrare un’esagerazione, ma chi l’ha ascoltato non può negarlo. Come soltanto le voci dei grandi (pensa a quella affumicata di Tom Waits) anche la sua era unica. Morbida e potente. Usciva fuori direttamente dal cuore

Ha cantato ogni singola nota con una tale chiarezza che ancora oggi dà i brividi.

Artista di punta della Motown, la storica etichetta di musica soul e rhythm and blues fondata nel ’59 da Berry GordyLa sua voce gli ha permesso l’ingresso alle posizioni più alte in tutte le prestigiose classifiche sui migliori cantanti. Come quella di Rolling Stone, in cui si trova al sesto posto. Oggi Marvin, scomparso in circostanze tragiche (epilogo di una vita difficile) continua a influenzare le nuove generazioni. D’Angelo, R. Kelly, Usher.

Un padre pericolosamente eccentrico

Marvin nasce a Washington nel 1939. Il cognome è Gay. Aggiungerà appena potrà una “e” per evitare le prese in giro. Seguendo le orme di un altro grande cantante soul: Sam Cooke, che con il proprio cognome aveva fatto lo stesso.

Il padre, tragico protagonista nella vita di Marvin (come vedremo tra poco), è un catechista, rigidissimo. Un pastore apostolico. Con una eccentrica passione per gli indumenti femminili. La sua influenza su Marvin è però deleteria. Gli abusi psicologici sono all’ordine del giorno. Marvin canta intanto nel coro della chiesa e prende lezioni di piano.

Nel giro di Washington suona in alcuni gruppi. Il suo primo singolo, con i Moonglows, Mama Loocie, nel 1959, viene ascoltato da Berry Gordy che lo scrittura per la Motowon.

Il periodo della Motown e la morte di Tammi

Con la Motown, all’inizio, svolge per lo più il ruolo di autore. È molto portato, alcuni suoi brani schizzano al primo posto delle classifiche di vendita. I suoi primi lavori invece non riscuotono successo. Complice anche il fatto che la Motown gli aveva cucito addosso un vestito  per lui troppo stretto. Pensavano principalmente al suo sfruttamento commerciale. Per Gordy doveva essere più che altro “un cantante di ballate melodiche in cerca di successo nelle classifiche e nel mercato discografico”. Marvin vuole però seguire le orme di Frank Sinatra.

Tra i successi più importanti con la Motown ci sono quelli in duetto. Allora molto in voga. Indimenticabili quelli con Tammi Terrell, come “Ain’t No Mountain High Enough” e “Your Precious Love“. La vita di Tammi ha però un risvolto terribile. Nell’ottobre 1967, durante un concerto, ha un collasso e cade tra le braccia di Marvin. Le viene diagnosticato un tumore al cervello. Marvin legatissimo a Tammi scivola in una profonda depressione.

What’s Going On, un capolavoro

Mentre Tammi si cura, esce I Heard it Through the Grapevine. Sarà un successo clamoroso. Ma per Marvin non c’è pace. Tammi muore, nel marzo 1970, e per lui è un colpo durissimo. Per due anni non si fa vedere più su un palco. Pensa anche di abbandonare la carriera di musicista. Ma quando torna nello studio di registrazione è una folgorazione. Dà vita al singolo What’s Going On.

La propone alla Motown ma non sono convinti. Non pensano possa vendere tanto. Trovano finalmente un accordo. Esce nel gennaio 1971, è un successo commerciale incredibile. Da quella traccia viene poi chiesto a Marvin di dare vita a un intero album, che abbia le stesse sonorità. Ne esce fuori una pietra miliare della musica soul.

Let’s Get It On e il ritorno della depressione

Musicalmente è un periodo d’oro per Marvin. L’anno dopo pubblica un altro incredibile album. Let’s Get It On. Ma la sua parabola subisce un forte contraccolpo. Alla fine degli anni settanta, dopo il singolo Got to Give It Up e un album live, divorzia dalla moglie (la figlia di Gordy). Iniziano i guai economici e psicologici (al centro dell’album Here, My Dear). Situazione difficile acuita anche dalla tossicodipendenza. Nel 1979, Marvin si trasferisce alle Hawaii con pochi dollari. Vive in un furgone.

Non smette però di fare musica. Anche se i suoi rapporti con la Motown si inaspriscono. Nel 1980 tiene un concerto meraviglioso al Montreux Jazz Festival. Si trasferisce in Belgio e firma un contratto con la Columbia. Con questa etichetta produrrà l’ultimo singolo di successo, “Sexual Healing“.

Conquista due Grammy, ma quando sembra tornato il sereno, tutto precipita. Irrimediabilmente. Torna la depressione, e con lei anche le manie di persecuzione. Si convince che qualcuno voglia ucciderlo. Su Il Post si legge:

Girava con guardie del corpo armate, faceva assaggiare il suo cibo prima di mangiarlo e spesso indossava un giubbotto antiproiettile.

La morte per mano di suo padre

Vista la salute instabile, Marvin torna a casa, dal terribile padre. Il primo aprile 1984 è proprio lui a uccidere Marvin, con due colpi di pistola, dopo una furiosa lite. Il giorno prima del suo quarantacinquesimo compleanno. Ancora oggi è difficile stabilire la ragione di quella lite. Forse la droga o alcuni documenti per l’eredità. Resta una tragica curiosità. Era stato Marvin a regalare al padre quella pistola. Per Natale. Una scelta, secondo il biografo di Marvin, Steve Turner “non casuale”.

Marvin provocò l’incidente, perché sapeva quale sarebbe stato il risultato. La sua vita era in uno stato terribile. Aveva perso tutte le donne che contavano per lui.

Tre anni dopo la sua morte Marvin entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Il giornalista Francesco Serini ha scritto, a proposito della sua morte improvvisa:

Con la morte di Gaye, la musica soul ha subito una perdita impossibile da quantificare. E nonostante potesse ancora contare su Stevie Wonder, anche la Motown lo seguiva inevitabilmente nella tomba.

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