Wolfgang Amadeus Mozart, guida per principianti

Wolfgang Amadeus Mozart, guida per principianti

Nel panorama della musica classica (e non solo) la figura di Mozart è stata unica. Ancora oggi il suo nome, nell’immaginario collettivo, è più noto delle sue opere. È, nel bene e nel male, un mito assoluto, il genio per antonomasia, un simbolo di perfezione che ha portato spesso a idealizzare la sua stessa vita, arricchendola di aneddoti più o meno accertati.

Impossibile riassumere la sua opera e la sua importanza musicale, ma a grandi linee si possono segnare le sue tappe importanti e dipingere un ritratto parziale ma veritiero dell’uomo. Ecco la nostra guida all’ascolto.

La vita

Wolfgang Amadeus Mozart nasce a Salisburgo il 27 gennaio 1756. L’aneddotica del bambino prodigo è vasta, ancora oggi resiste. In realtà Mozart fin dalla tenera età era dotato di una sensibilità molto sviluppata. A 5 anni già componeva, grazie anche alla sua memoria prodigiosa e all’orecchio assoluto. Il talento di Mozart viene sorretto, va detto, anche dal padre che si accorge delle enormi potenzialità del bambino e dedica energia e denaro per la sua educazione musicale.

Nel 1763 Mozart gira tutto il continente con la sua famiglia, andando a suonare nelle maggiori città d’Europa (suonando anche nella prestigiosa Reggia di Versailles). Mozart suona da solo e accompagnato dalla sorella, anche lei musicista; e si esibisce sia in pubblico che a corte e in chiesa. A questo viaggio, durato tre anni, seguono altre tre tournée in Italia. Dal 1769 al 1771. Leggenda vuole che a Roma, ascoltando soltanto una volta il Miserere di Gregorio Allegri, Mozart sia stato in grado di trascrivere interamente la partitura a memoria.

Al suo ritorno viene assunto come musicista di corte a Salisburgo dall’arcivescovo Colloredo. Ma nel maggio 1781 decide di abbandonare il servizio (una scelta senza precedenti per un compositore della sua statura), decidendo di lavorare come libero professionista. Così si trasferisce a Vienna, dove muore il 5 dicembre 1791. Per i funerali Mozart aveva scelto una cerimonia umile, la più economica, scelta dettata dalle sue convinzioni illuministiche lontane dallo sfarzo. Sulla causa della morte non è mai stata fatta chiarezza.

La versione più suggestiva, ma priva di fondamento, è stata quella per avvelenamento da parte del musicista e rivale Salieri. Puskin nel suo dramma del 1839 intitolato “Mozart e Salieri” racconta la storia, che poi avrà molta fortuna, di un Salieri roso dall’invidia che fa commissionare a Mozart un Requiem ma poi geloso dell’opera lo uccide e spaccia il brano per suo al funerale del vero autore.

Ascolto

Impossibile riassumere l’opera vastissima di Mozart in poche righe, così abbiamo deciso di dare degli spunti. Partendo ovviamente dalla sua infanzia, dal bambino prodigio. All’età di 3 anni Mozart era in grado di premere i tasti del clavicembalo con criterio e ci sono arrivate alcune partiture scritte ed eseguite a 5 anni. Questo qui sotto ne è un esempio. Brevi composizioni che segnalano un gusto e una sensibilità davvero incredibili.

Nella sua produzione sacra vanno ricercati i suoi più grandi capolavori. Mozart ha composto 19 messe, da ricordare: la Messa solenne K.337 scritta nel 1780 e quella K427 scritta nel 1783. La sua ultima opera, il Requiem in re minore, è rimasta incompiuta ed è stata portata a termine dai suoi allievi.

Le sue moltissime opere teatrali vanno divise in tre fasi. Nella prima fase della giovinezza, Mozart si rifà al modello del melodramma italiano, che trovava più affine al suo gusto (“La finta semplice”, “Mitridate re di Ponto”); alla seconda fase, della prima maturità appartiene “Zaide”, rimasta però incompiuta. E infine nella terza fase si ritrovano tutte le sue opere più importanti come “Le nozze di Figaro“, “Così fan tutte“, “Il flauto magico” e il “Don Giovanni“.

Particolarmente significativa anche la sezione di musica strumentale, come ad esempio i componimenti per musica da camera per quartetti d’archi. Per quanto riguarda la produzione sinfonica da ascoltare la K.543, nota come “Jupiter“.

Immagine via Flickr