Il Caravaggio

Il Caravaggio "con asterisco" era davvero autentico

Fino al 5 febbraio scorso alla Pinacoteca di Brera è stata esposta un’opera che ha destato scalpore. Si tratta di una tela, trovata in una soffitta di Tolosa nel 2014, che ritrae la scena biblica di Giuditta che decapita Oloferne.

Guardando i chiaroscuri, lo stile e la tecnica utilizzata, l’impressione è stata fin da subito che fosse un’altra copia, un po’ meno accurata, del grande genio Michelangelo Merisi, meglio noto col nome di Caravaggio. Solo che ancora non vi era la completa sicurezza che fosse autentico. Il quadro, in prestito, era infatti stato contrassegnato con un asterisco per indicarne la criticità.

Nonostante per alcuni il nome dell’autore fosse sicuramente quello del genio del barocco italiano, infatti, la Pinacoteca di Brera aveva specificato che questo pensiero non riflettesse “necessariamente la posizione ufficiale né della Pinacoteca” né quella dei suoi dirigenti.

Tanto che il direttore James Bradburne aveva detto che “la missione di un museo è di creare le condizioni per la ricerca, per creare nuova conoscenza, in pubblico, in modo trasparente” e che la macchina per gli accertamenti sul quadro era già stata messa in moto.

Come riportato da Repubblica, adesso sarebbe certo che il dipinto “Giuditta e Oloferne” sia autentico. A rivelarlo sono stati il curatore del Met Keith Christiansen—cultore d’arte che ha studiato ad Harvard—e altri studiosi, come Claudio Falcucci e Rossella Vodret, che hanno redatto una relazione accurata sulla provenienza del quadro, dopo aver condotto analisi e ricostruzioni storiche.

Nella relazione si legge innanzitutto che Caravaggio dipinse davvero una “Giuditta e Oloferne” nel 1607 a Napoli prima di salpare per Malta, ma che questa opera però fu poi persa. E soprattutto che la tecnica di Tolosa è pienamente compatibile con quella di altre opere di Caravaggio” e “l’uso del pigmento rosso per l’abbozzo in alcuni particolari riscontrato nella tela di Tolosa è caratteristico delle opere napoletane del maestro”, motivi per cui l’asterisco non sarebbe più necessario.

Immagine via Wikipedia