Le due cleptomani di

Le due cleptomani di "Come un gatto in tangenziale" sono state sorprese a rubare

Qualcuno avrà pensato subito a Gomorra, il film di Matteo Garrone. È un collegamento quasi automatico quando leggiamo la notizia dell’arresto o della denuncia di un attore fuori dal set. Sì, perché il film di Garrone sembra in effetti colpito da una strana maledizione. A oggi, sono sette gli attori arrestati. Ragazzi o uomini che, non soltanto sul set, sono affiliati con clan camorristici, scelti da Garrone secondo uno dei principi cardine del Neorealismoattori non professionisti.

Questo deve essere stato anche lo stesso principio seguito da Riccardo Milani per il suo ultimo film “Come un gatto in tangenziale“. Non a caso Milani (regista, tra gli altri, di un bel film sulla sottocultura punkLa guerra degli Antò“) è stato definito da qualche critico come “il nuovo regista neorealista italiano”.

Nel film comico, interpretato da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, a far ridere il pubblico c’erano anche le due sorellastre di Cortellesi. Pamela e Suellen, un “omaggio coatto” alla serie tv Dallas.

Le due sorelle, interpretate da Alessandra e Valentina Giudicessa, recitavano la parte di due cleptomani, che abitavano nel quartiere di Bastogi, ed erano superfan dei programmi di Franca Leosini.

“Come un gatto in tangenziale”, proprio come un film neorealista

Nella vita vera, le due attrici vivono a Primavalle, un quartiere periferico di Roma. Martedì 24 luglio sono state pizzicate però a via Marmorata, in zona Testaccio. Non durante una passeggiata, ma mentre infilavano nelle rispettive borsette un paio di profumi “di gran classe”. Non è la prima volta che succede, ma stavolta a “fregarle” è stata la loro fama. Quella che le ha travolte dopo l’uscita al cinema del film.

Per un altro motivo la notizia suona, se possibile, ancora più amara. Le donne sono state beccate per un bottino di 500 euro. Si trattava di un paio di boccette di profumo di una marca pregiata londinese.

Secondo quanto riportato dai giornalisti, le donne non sono state colte durante il furto nel negozio. Ma il titolare, accorto dell’assenza delle confezioni, ha rivisto le immagini a circuito chiuso e ha riconosciuto le due donne. A quel punto sono stati avvertiti i carabinieri della stazione Aventino. Questi si sono presentati alla casa delle presunte ladre ritrovando la merce rubata. È così scattata la denuncia per furto aggravato in stato di libertà. Chissà se come succedeva nel film, anche in quell’occasione, ai carabinieri le donne hanno giustificato il loro furto come “shopping compulsivo”.

Le reazioni dei giornali e dell’opinione pubblica

Come spesso succede in questi casi, l’opinione pubblica è stata severissima e senza sconti, non ha perdonato. Dopo che la notizia ha fatto il giro del web, uscendo su alcune testate online, lo stesso pubblico che aveva riso alle loro battute e per il loro ingenuo recitare, ha voltato loro le spalle. Molti i commenti critici, come le stesse donne hanno confessato con amarezza a Valeria Costantini: “Ci prendono in giro su internet, pure per l’aspetto fisico”,

Gigliola Bardi, sul Secolo d’Italia, ha avanzato un’altra ipotesi: “La vicenda è così bizzarra da far sorgere il sospetto che possa essere una trovata pubblicitaria simile ad altre che sono state realizzate in questi anni”.

Ma quando la redazione romana del Corriere della sera ha contattato al telefono le due donne, la loro risposta non è sembrata confermare questa ipotesi. Parlando quasi all’unisono, come facevano nel film (triste ironia), hanno detto:

Non è vero nulla. È successo che a ‘sta profumeria so’ spariti du profumi e hanno subito pensato ar film nostro. Aspe’ te lo faccio dire da mi sorella… Prontooooo, non siamo cleptomani no, sono tutte cattiverie.

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