Per risolvere la disparità di genere, di questo passo servono più di due secoli

Per risolvere la disparità di genere, di questo passo servono più di due secoli

Quando pensiamo all’Italia pensiamo a una potenza economica, a un Paese civile del primo mondo dove sono state abbattute molte delle ingiustizie sociali del resto del mondo.

Poi però arrivano certi studi, come questo sulla disuguaglianza di genere tra uomini e donne sul lavoro, e ci si rende conto di essere ancora terribilmente indietro rispetto al modello ideale che avevamo in testa.

La disuguaglianza di genere non è certo un fenomeno nuovo. Le sue radici sono profonde. A livello globale, si legge sul rapporto Oxfam di quest’anno sulla ricchezza:

Sono maggiormente gli uomini a possedere beni fondiari, partecipazioni azionarie e altre voci di capitale rispetto alle donne. Meglio retribuiti delle donne a parità di mansione; più concentrati nelle professioni meglio retribuite e che conferiscono un più alto status sociale.

Il rapporto mette in luce qualcosa di evidente e mortificante. Le donne non hanno lo stesso trattamento retributivo. Subiscono, in media, un divario del 23%. E siamo ancora molto lontani da una parità di genere.

La disuguaglianza di genere riguarda tutte le fasce di ricchezza

Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi. Le condizioni di lavoro peggiori spettano alle donne, e quasi tutti i super ricchi sono uomini.

In Bangladesh un top manager può arrivare a guadagnare in neanche una settimana quanto una sua lavoratrice dipendente guadagna in tutta la sua vita.

La disuguaglianza ovviamente non risparmia neanche una comparazione tra le fasce più alte di ricchezza. Nel “mondo dorato dei miliardari” 9 su 10 sono uomini. I patrimoni dei miliardari sono aumentati di 762 miliardi in un anno, ma, e questo è un dato incredibile, le donne contribuiscono all’economia globale fornendo lavoro di cura non retribuito pari a un valore annuo di 10.000 miliardi di dollari.

La disuguaglianza di genere riguarda tutto il mondo

Maurizia Iachino, presidente italiana di Oxfam, ha detto all’agenzia Ansa:

In ogni parte del mondo abbiamo raccolto testimonianze di donne schiacciate dall’ingiustizia e dalla disuguaglianza.

La condizione di difficoltà è diffusa su tutto il pianeta, non una triste esclusiva del terzo mondo come si potrebbe superficialmente pensare. In Vietnam le lavoratrici del settore di abbigliamento, viste le lunghissime giornate di lavoro, non riescono a vedere i loro figli per mesi. Ma anche negli Stati Uniti sono state scoperte lavoratrici dell’industria del pollame che non potevano andare in bagno. Obbligate a lavorare con il pannolone.

Eulogia Familia, leader sindacale e rappresentante dei lavoratori nel settore alberghiero della Repubblica Dominicana, ha posto l’attenzione sulla questione delle molestie sul lavoro.

Le molestie sessuali sono molto comuni in questo genere di lavoro. Almeno il 90% delle lavoratrici subisce molestie sia dai clienti che dai proprietari. E la giustizia sta dalla parte delle aziende.

In Senegal il 5% delle donne dichiara di avere la proprietà esclusiva di terreni, contro il 22% degli uomini. Nel Burundi la proporzione è 11% (donne) contro il 50% (uomini). In Uganda solo il 14%, contro il 46% degli uomini.

Negli Stati Uniti le donne guadagnano ancora oggi soltanto il 79% di quanto guadagnano gli uomini. Qui c’è ancora un’altra profonda discriminazione. Se le donne bianche possiedono 32 cent contro un dollaro posseduto da un uomo (bianco), le donne nere possiedono ancora meno.

La disuguaglianza di genere in Italia

Secondo il Global Gender Gap Report del 2017, condotto dal World Economic Forum la situazione non è affatto buona. L’Italia è all’82esimo posto. Su 144 Paesi. Nel 2016 le donne rappresentavano appena il 28,4% dei profili dirigenziali.

In una scala che va da O a 1 (perfetta parità), l’Italia ha registrato 0,692. Tra le cause, si legge su Winning Women Institute, ci sarebbe una “notevole dilatazione del divario politico in termini di empowerment oltre a un preoccupante peggioramento del divario di genere nella categoria salute e sopravvivenza”. Dove l’Italia conquista addirittura il 123esimo posto. Dall’analisi del WEF emerge, ad esempio, che la quota di lavoro quotidiano non pagato può raggiungere il 61,5% per le donne. Contro il 22,9% degli uomini. Questi dati rientrano pienamente nel declino generale, il cui divario, negli ultimi anni, si è terribilmente ampliato.

Cosa possiamo fare?

Per far fronte all’estrema disuguaglianza economica dobbiamo eliminare la disuguaglianza di genere. Allo stesso modo, per garantire la parità tra uomini e donne dobbiamo ridurre radicalmente la disuguaglianza economica.

L’invito è rivolto anche, e soprattutto, ai governi di tutto il mondo. Attuare politiche di contrasto di qualsiasi forma di discriminazione di genere. Promuovere norme sociali positive. “Riequilibrare le dinamiche di potere a livello familiare, locale, nazionale e internazionale. Revocare le leggi che discriminano le donne”.

Intanto, Oxfam Italia, prima delle elezioni politiche in Italia, ha inviato una lettera a tutti i candidati chiedendo di mettere in agenda la risoluzione di questo problema. Lo scrive Maria Rita Corda, di Masterlex:

Un lavoro ben retribuito e tutele solide per i lavoratori sono indispensabili perché tutti i cittadini possano beneficiare dei vantaggi derivanti dalla crescita economica. […] Sono auspicabili misure e incentivi a sostegno di modelli imprenditoriali virtuosi che praticano una maggiore equità retributiva e garantiscono livelli salariali dignitosi. […] e l’eliminazione del divario retributivo di genere.

Il World Economic Forum ha chiuso il suo rapporto con una previsione:

Al tasso attuale di cambiamento, per chiudere il divario di genere che ora c’è nel mondo, ci vorranno più di 200 anni.

Immagine di copertina di Tommy Lisbin