Il fianco dell'Etna sta sprofondando e preoccupa gli scienziati

Il fianco dell'Etna sta sprofondando e preoccupa gli scienziati

Il vulcano attivo più grande dell’intera placca euroasiatica, l’Etna, sta sprofondando centimetro dopo centimetro. E gli scienziati sono in allarme. Non soltanto per la sua salute ma anche per le possibili conseguenze ambientali.

A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato su Science Advances che vede il lavoro congiunto dei ricercatori del GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research e l’istituto di Geoscienze di Kiel, in Germania, e l’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell’Osservatorio Etneo di Catania. Il titolo del paper è “Crollo gravitazionale del fianco sud-orientale del Monte Etna”. Proviamo a capirci di più.

I dati sullo slittamento dell’Etna

Attraverso i dati rilevati sulle pendici del vulcano, ma soprattutto sul fondale marino—è la prima volta che viene realizzata un’analisi di questo tipo—è stato registrato uno slittamento improvviso di quattro centimetri in soli otto giorni, durante il maggio dell’anno scorso. Lo slittamento ha coinvolto il fianco sud-orientale del vulcano. 

Il fianco del vulcano è monitorato da più di vent’anni, ma finora soltanto in superficie. Tra le cause che potrebbero aver generato lo slittamento, gli scienziati hanno rintracciato soprattutto le responsabilità delle forze tettoniche e gravitazionali

Lo spostamento improvviso che ha interessato la parte sommersa sarebbe stato causato dalla spinta gravitazionale data dal peso delle masse di roccia nella montagna. L’Etna è così slittato sotto il livello del mare lungo le faglie che si sono formate sul fianco.

I movimenti del fianco sud-orientale sono stati improvvisi: si è esclusa quindi all’origine la pressione del magma sottostante.

Se invece lo spostamento del fianco fosse stato causato da infiltrazioni di magma—ha scritto Federico Martelli su Motherboard—i risultati avrebbero mostrato lo spostamento maggiore in prossimità del centro del vulcano, registrandone uno minore verso le pendici.

Bonforte, uno degli autori dello studio, ha dichiarato che “i nuovi dati spostano la causa del movimento in mare, dove si trova la scarpata iblo-maltese. È come se il vulcano non avesse i piedi”.

Le possibili conseguenze dello slittamento dell’Etna

Nonostante i pochi centimetri di cui si sta parlando, le preoccupazioni maggiori riguardano le possibili conseguenze future. Tra le ipotesi avanzate, una in particolare desta più preoccupazione. Quella che prevede un possibile tsunami causato dal riversamento in mare di una grandissima quantità di materiale dell’Etna.

Stefano Carlino, dell’INGV, ha detto in un’intervista:

Non esistono, al momento, rimedi fisici contro lo spreading [sfiancamento e espansione] dei vulcani instabili. Possiamo solo sviluppare sistemi di allarme efficienti e controllare che le zone abitate vivano sotto un livello di rischio accettabile.

Quando gli è stato chiesto quale sia l’ipotesi più catastrofica di un simile evento, ha risposto:

Che una parte di vulcano collassi in un tempo breve, causando la fuoriuscita di magma, che può essere più o meno energica a seconda del livello di pressurizzazione del vulcano. Lo scenario più simile che mi viene in mente è quello dell’eruzione del Monte Sant’Elena negli Stati Uniti nel 1980. Anche se si tratta di un vulcano molto più piccolo dell’Etna, la sua eruzione ha interessato centinaia di chilometri quadrati.

Per ora non c’è motivo di allarmarsi, o meglio, non più di quanto non sia stato fatto fino a oggi. Il collasso del vulcano non avverrà domaniL’Etna ha più di 570mila anni, parliamo quindi di tempi molto lunghi. Quello che intanto fa pensare è che anche un monumento naturale così magnifico, imponente e apparentemente indistruttibile sia mortale. 

Immagine di copertina di Jonas Tebbe