In Europa sono gli italiani i più preoccupati delle conseguenze del cambiamento climatico

In Europa sono gli italiani i più preoccupati delle conseguenze del cambiamento climatico

Gli italiani, tra tutti gli europei, soffrono maggiormente di solastalgia: la paura e il disagio nato dal cambiamento climatico. La parola è un neologismo coniato dal filosofo Glen Albrecht della University of Newcastle in Australia.

A registrare le preoccupazioni degli italiani e non solo è uno studio condotto dalla Banca Europea per gli Investimenti, BEI. Il report, realizzato in collaborazione con la società internazionale di analisi dell’opinione pubblica YouGov, ha analizzato il modo in cui l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Cina percepiscono il cambiamento climatico. Al sondaggio hanno partecipato 25mila intervistati. Lo scopo primario è quello di mantenere acceso il dibattito sull’argomento.

Le preoccupazioni maggiori nell’Europa meridionale, e soprattutto in Italia

Il primo dato che ne emerge è che a essere più preoccupati sono gli Stati dell’Europa Meridionale. Italia, Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia. Il motivo, secondo Federico Martelli, giornalista di Motherboard, sarebbe da ricondurre al fatto che “la fascia mediterranea è proprio quella che subirà più in fretta — o sta già subendo — le conseguenze dell’impatto antropico sul pianeta”.

Parliamo di Italia. Il 37% degli italiani si dichiara “allarmato” a proposito dei cambiamenti climatici. La media, nell’Unione Europea, è 13 punti più bassa: 24%. Il 62% degli italiani ritiene, poi, che i cambiamenti climatici siano causati principalmente da “attività antropiche”. Contro il 6%, dato bassissimo, che crede invece che le cause del problema siano dovute ai “normali mutamenti ambientali”. Ben il 67% invece crede che il fenomeno sia una “minaccia per l’umanità”.

I confronti tra Europa, Cina e Stati Uniti

In Cina, come sappiamo hanno un serio problema di inquinamento. Tanto da arrivare anche a proporre l’abolizione totale delle automobili. Il loro livello di sopportazione climatico è sicuramente più alto rispetto a quello europeo. Ma in che rapporto, quando parliamo di cambiamento climatico? Se, complessivamente, in Europa il 78% dei cittadini si è definito “preoccupato”; soltanto il 65% della Cina e il 63% degli Stati Uniti si reputano altrettanto. Accanto a questi dati si confronti quello sugli scettici. In Europa è il 6% (l’1% quelli che lo “negano”), mentre negli Stati uniti il dato raggiunge il 14%.

Cosa si può fare per “tranquillizzarci” 

Sempre all’inizio di novembre, da una rilevazione di Swg su un campione di mille maggiorenni italiani è emerso che il 56% si reputa “decisamente favorevole” a un intervento straordinario per affrontare i problemi dei cambiamenti climatici. Oltre due terzi degli intervistati, il 69%, “ritiene che gli Stati Uniti“, come si legge su SIR: “abbiano fatto male a ritirarsi dall’accordo sul clima”.

Ma cosa si sta davvero facendo per contrastare il cambiamento climatico? Ancora molto poco, secondo Legambiente. “7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni, di cui sono recente esempio la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo”. Per questo, come riportato da Martelli, Legambiente ha proposto un fondo, per la prossima finanziaria, di 200 milioni di euro all’anno da “destinare ai Piani Clima da parte dei Comuni e a progetti di adattamento ai cambiamenti climatici”.

Nei primi giorni di ottobre il Parlamento Europeo ha approvato un piano per bandire la plastica usa e getta entro il 2021. Il nostro ministro dell’ambiente Sergio Costa ha annunciato, addirittura, di voler anticipare di qualche anno questa iniziativa. Intervistato da Repubblica ha detto:

Per noi è una priorità la salvaguardia del mare. L’obiettivo è avvicinare sempre di più il cittadino all’amore per il mare. Ed è per questo che mi appello a ogni cittadino che quest’estate troverà sulle spiagge della plastica, di raccoglierla di gettarla nella differenziata, e se magari ci aiutano 60 milioni di italiani sono 60 milioni di pezzi di plastica in meno.

Proposte come queste acquistano una maggior urgenza alla luce della recente notizia diffusa dalla BBC: secondo cui abbiamo soltanto altri 12 anni di tempo per salvare la terra. Altrimenti, ci troveremo a fronteggiare il più grande disastro ambientale della storia umana.

Immagine di copertina di MItodru Ghosh