Questa mappa ti mostra che quello che pensi sui flussi migratori è sbagliato

Questa mappa ti mostra che quello che pensi sui flussi migratori è sbagliato

Negli ultimi anni la crisi dei rifugiati ha catalizzato il discorso politico dell’Unione Europea. Concentrarci sui flussi migratori che interessano le coste mediterranee è normale, essendo i più vicini a noi, ma resta importante tenere a mente il quadro generale. Quest’operazione non sempre è semplice, per fortuna però Internet ci viene in soccorso. Una mappa ideata dal laboratorio CREATE (Community Robotics, Education, and Technology Empowerment) della Carnegie Mellon è riuscita a dare un senso all’enorme mole di dati relativa ai flussi migratori per mostrare il loro andamento negli anni, partendo dal 2001 per arrivare fino al 2016.

Non è stato semplice ideare la mappa, organizzando i big data raccolti in modo da fornire un’informazione che fosse il più possibile coerente e veritiera, ma il gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon ci è riuscito in modo molto efficace. La fonte delle cifre è l’UNHCR, l’agenzia dell’ONU specializzata nella gestione dei rifugiati, sulla cui affidabilità c’è poco da discutere. Nell’animazione ogni puntino giallo rappresenta 17 migranti in partenza. Il puntino diventa rosso man mano che si avvicina al Paese di destinazione.

La più grande sorpresa che salta fuori da questa rappresentazione? Non tutti i migranti sono diretti in Europa.

Secondo quanto si può vedere dalla mappa, infatti, se è vero che una crisi migratoria interessa realmente le coste del Mediterraneo, è altrettanto vero che un’emergenza di uguale entità sta colpendo in questo stesso periodo anche l’Africa. Nel 2016 le frontiere dell’Uganda sono state oltrepassate da più profughi di quanti ne siano sbarcati in Europa meridionale nello stesso periodo.
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Il progetto, ospitato sulla piattaforma di ricerca Explorables, racconta peraltro la storia di tutti i conflitti e delle emergenze umanitarie che si sono succedute negli ultimi 17 anni. Così, osservando la mappa, vediamo i flussi di migranti che hanno lasciato l’Afghanistan nel 2001 in seguito al conflitto con gli Stati Uniti, mentre milioni di persone scappavano dalla guerra civile in Sudan – tra cui la generazione dei Ragazzi Perduti, ristabilitasi negli USA, di cui Dave Eggers racconta la storia in “Erano solo ragazzi in cammino”. Nel 2003 il genocidio in Darfur ha spinto ancora più individui a scappare dal Sudan e a dirigersi nel vicino Chad. Nel 2006, a causa del conflitto con Israele, migliaia di cittadini libanesi hanno invece passato il confine con la Siria, mentre dallo Sri Lanka si emigrava in India per fuggire a un’altrettanto grave guerra civile. L’anno successivo, l’intensificarsi dei disordini in Colombia ha generato un esodo verso i Paesi confinanti, principalmente Ecuador e Venezuela. Nel 2010, poi, i Somali sono fuggiti dalla guerra e dalla carestia andando a ingrossare le fila dei rifugiati nei campi kenioti ed etiopi. Nel 2011 inizia la guerra civile che in pochi anni ha distrutto la Siria, spingendo enormi masse di persone a emigrare nel corso dei sei anni successivi. E sta qui la sorpresa, perché la maggior parte di loro non si è diretta in Europa, ma nei Paesi confinanti, come Giordania, Libano e Turchia, e nel 2015 la quasi totalità dei migranti è stata accolta dallo Stato turco.

Una rappresentazione di questo tipo si rivela dunque necessaria nel comprendere appieno la complessità del fenomeno migratorio. La grafica del CREATE lab ci permette di scoprire così che  la maggior parte dei migranti finisce per dirigersi nei Paesi confinanti. Sono relativamente pochi, infatti, quelli che rischiano i tragitti intercontinentali più lunghi. Il problema che resta è che spesso chi li accoglie non ha i fondi adeguati per gestire l’emergenza e spesso i migranti si trovano costretti a proseguire nella tratta in cerca di un posto che abbia le strutture per ospitarli.
Immagini:
Foto di copertina: Una rifugiata del Darfur nel Chad orientale, EU Civil Protection and Humanitarian Aid. Fonte: Flickr
Rifugiati del Darfur nel Chad orientale, EU Civil Protection and Humanitarian Aid. Fonte: Flickr