Chi era Marielle Franco, l'attivista assassinata che si batteva per le favelas

Chi era Marielle Franco, l'attivista assassinata che si batteva per le favelas

Era donna, di sinistra, femminista, nera, lesbica, sociologa, consigliera comunale a Rio de Janeiro e attivista per i diritti umani.

Così la giornalista di Internazionale Camilla Desideri ha ricordato Marielle Franco, uccisa nella notte tra il 14 e il 15 marzo.

Marielle stava rientrando a casa, dopo una riunione di lavoro incentrata sulle violenze contro le donne nere. Nella macchina era in compagnia di un’assistente e di Anderson Pedro Gomes, alla guida. Tornavano nel quartiere Maré, la favela dove Marielle era nata e che non aveva mai lasciato. Durante il viaggio di ritorno, si è accostata un’altra macchina. Dalla quale sono partiti alcuni colpi d’arma da fuoco. Che hanno ucciso Marielle e l’autista, lasciando miracolosamente illesa l’assistente.

Il giornalista brasiliano Leonardo Sakamoto ha scritto:

Che la vita di Marielle Franco possa servire da esempio a nuove forme di resistenza e ricordarci che, senza l’indignazione, non siamo diversi dalle bestie.

Chi è stata Marielle Franco

Lei stessa si definiva così: “Nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista”. E “crea da Maré”, figlia della marea. Richiamandosi alla sua difficile ma amata favela che non aveva mai lasciato. Neanche ultimamente quando era ormai presidiata dai carri armati.

Prima di dedicarsi ai diritti civili, alle battaglie, alla politica, Marielle si manteneva lavorando come insegnante prescolare. La morte di un amico, ucciso da una pallottola vagante nel 2000, le accende qualcosa dentro. Decide allora quale sarà la sua strada. Nel 2016 viene eletta al consiglio cittadino, prendendo 46mila preferenze.

Diviene famosa non soltanto a Rio per le sue infinite battaglie, volte sempre a difendere gli ultimi, gli emarginati. Dagli abitanti delle favelas, al mondo LGBT.

Negli ultimi mesi, Franco stava denunciando le violenze e gli abusi compiuti dalla polizia nelle favelas di Rio. Qualche giorno prima della sua morte aveva denunciato l’intervento del 41esimo battaglione della polizia militare, uno dei più violenti.

Il 13 marzo, invece, un giovane assistente di un parroco di una chiesa evangelica era stato ucciso dalla polizia militare nel quartiere di Manguinhos. Marielle Franco aveva scritto un tweet che dopo la sua morte suona ancora più sinistro:

Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto della polizia militare. Quante altre persone dovranno morire prima che questa guerra finisca?

La situazione drammatica di Rio de Janeiro

A Rio la situazione è ormai fuori controllo. Nella sola città, nel 2017, gli omicidi hanno superato il migliaio con oltre un centinaio di agenti uccisi. L’aumento del crimine e degli scontri tra bande criminali che gestiscono apertamente i traffici della città ha esasperato la “mano dura” del governo. Un mese prima della morte di Marielle, il Presidente Michel Temer aveva incaricato l’esercito di gestire la sicurezza. Non sembra essere stata una mossa vincente. Marielle lo sapeva e si era, da sempre, opposta a questa strategia.

Il Fatto Quotidiano ha riportato due dichiarazioni di altrettanti deputati del partito di sinistra Psol, cui apparteneva anche Franco. Marcelo Freixo ha parlato di “una vendetta e un messaggio”. Mentre Glauber Braga di un “coraggio che si diffonderà in tutto il Brasile”.

“Il movimento”, continua il giornale italiano: “sta anche raccogliendo i messaggi diffamatori e le fake news che vengono diffuse sui social network sull’attivista, per poter poi agire davanti alla giustizia”. Una pratica che come abbiamo visto, nel caso di Cambridge Analytica, sta scatenando un preoccupante dibattito internazionale. Che mischia social network e politica.

Il dirompente riscontro mediatico

Dopo la fredda uccisione di Marielle il cordoglio di tutti i giornali e gli organi di informazione non si è fatto attendere. Amnesty International ha chiesto al governo “un’inchiesta adeguata”, per un omicidio che senza mezzi termini è stato definito “mirato”.

La Folha de S. Paulo ha parlato di “un’esecuzione che non ha precedenti nella storia recente del Brasile”. Mentre O Globo, quotidiano di orientamento conservatore, ha parlato di un “attacco alle istituzioni e alla democrazia inammissibile in uno stato di diritto”.

Anche la condanna da parte della comunità internazionale è netta. Come riportato da un editoriale del Guardian. Tantissime le persone che hanno partecipato ai funerali dell’attivista e tantissime quelle che stanno ancora scendendo in piazza. Un risveglio collettivo da un torpore pericoloso di assuefazione alla violenza.

“Un omicidio”, ha concluso Camilla Desideri:

Che segna un prima e un dopo per la democrazia brasiliana, tra l’altro in un anno di elezioni presidenziali e con un presidente, Michel Temer, che gode di una bassissima popolarità.

La sera dopo l’omicidio Caetano Veloso, durante un concerto al parco Lage a Rio de Janeiro, ha ricordato così Marielle:

Avevamo accettato di venire per celebrare l’apertura del Queermuseu a Rio, come gesto di resistenza contro l’oscurantismo, e siamo rimasti sorpresi da un gesto brutale di forze oscure.

Immagine di copertina di Romerito Pontes | Manifestazione a Rio in memoria di Marielle Franco